Recensione: Survival Instinct

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Metà gennaio 2014: appuntamento con la storia. I Revenge da Pesaro, infatti, escono con un disco nuovo di zecca marchiato Fuel Records. Fra i prime mover dell’HM italiano, Kevin “Hell” Throat (voce), Red Crotalo (chitarra) e Erik Lumen (batteria) diedero inizio a una lunga storia metallica nel lontano 1981, approdando due anni dopo al roster di band che diede idealmente il La definitivo alla scena tricolore tramite il Festival di Certaldo e qualche mese dopo alla compilation Heavy Metal Eruption, con il brano Angels in Leather. Forti di un look naif a la Blade Runner, nel 1984, con l’innesto del bassista Lambo, registrano sotto Minotauro il seminale Hotzone, Ep che è il manifesto di un momento musicale storico, insieme con i pochi altri che fino a quel momento riuscirono ad approdare a un vinile “vero”.

Gli anni successivi, all’HM duro e puro degli esordi viene affiancata una ricerca verso la melodia, sulla scia di band quali Van Halen, Whitesnake e Dokken, che contraddistinguerà il nuovo percorso artistico del gruppo e che dura tuttora. Nonostante le ottime premesse e i numerosi palchi calcati dal vivo, non si realizza nulla di veramente concreto e i Revenge chiudono baracca e burattini pur avendo materiale di qualità già scritto e pronto per essere pubblicato. Nel 2008, sulla spinta delle numerose richieste da parte degli appassionati dell’heavy metal italiano e grazie all’interessamento di quel dannato dell’HM che risponde al nome di Paolo Scuri, i Revenge registrano due inediti (Shelter e Home Again) e fanno uscire tramite Minotaruro/Markuee Archives, Cd antologico contenente tutta la produzione passata della band, in versione remaster, ad eccezione del pezzo Angels in Leather. Il ritorno on stage si concretizza con l’innesto del bassista Valerio “Vallo” De Angelis e da lì in poi è un susseguirsi di concerti mirati che portano il gruppo a decidere di scrivere nuovi brani che si concretizzano, appunto, nelle otto tracce (più due) che vanno a costituire la colonna vertebrale di Survival Instinct. Il disco, prodotto da Paolo Rossi, si accompagna a un libretto di dodici pagine, con tutti i testi e delle foto in bianco e nero della band.  

Antichi pruriti metallici nell’opener Dead or Alive rafforzati da chitarre dal suono duro e crudo, ci poi pensa quel grande interprete melodico rispondente al nome di Kevin "Hell" Throat a fornire la sana dose di pace armata che contraddistingue la seconda parte della carriera dei Revenge. Al solito, ottimo il refrain che si fissa nella capoccia in modalità automatica.

Survival Instinct, la title track, sta a dimostrare che i marchigiani non solo seppero vivere nel passato prossimo, piuttosto che in quello remoto, come ai tempi di Hotzone e Certaldo ’83 ma possiedono l’abilità di trasformare in musica l’aria che respirano, oggi, fra il 2013 appena concluso e il 2014.

Tornando al classic, Crazy Nights si poggia su riffoni d’annata e, as usual, colpisce per il savoir faire con il quale i pesaresi coniughino bastone e carota, roba che moltissime hard rock band d’oltre frontiera, oggi decisamente appannate e risplendenti di sola luce passata, anelerebbero anche solo di avere al 50% di quanto portano in dote i Revenge 2014.                                

Can't Hold Me Down passa senza impressionare particolarmente, invero, quantomeno se paragonata ai pezzi che l’hanno preceduta ed è con Flying che il terzetto terribile degli anni Ottanta (Throat, Crotalo, Lumen) con l’aggiunta del “nuovo” Vallo, piazza il primo highlight: melodia di qualità, classe a tonnellate e accendini accesi fino a scottarsi le dita per un lento aristocratico da urlo. Chapeau!

Dopo Shelter, già presente su Archives del 2008  è la volta dell’accoppiata Bite The Bullet/Not The Same, ulteriori perle di hard all’italiana di livello, ficcanti e ben scritte, ma soprattutto che si canticchiano volentieri e restano idealmente in heavy rotation anche alla fine dell’ascolto di tutto il disco. Cannonball come da titolo spacca quanto e come deve, a la Dokken dei tempi aurei, nonostante degli inserti con voci effettate che stridono alquanto.  

Finale del disco ad appannaggio del meritato orgasmo hard rock rappresentato dalle note suadenti della ballata Home Again, già presente su Archives e che giustamente si sublima su di un album "suo". Una vera e propria perla del Metallo Italiano tutto, un pezzo che resterà per sempre e che pone i Revenge – se già non vi dimoravano – nel gotha delle band che hanno  dispensato musica dura di alta qualità alle genti. Gloria ai Revenge, Gloria imperitura all’immensa Home Again. Amen!    

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

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