Recensione: Symphony Of The Night

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Nel calderone power odierno risulta sempre più difficile riuscire a far risaltare le proprie capacità senza il rischio d'incorrere in qualche involontario riferimento, senza avvicinarsi pericolosamente al sound tipico di una qualche band superblasonata. Così c'è chi prova ad ogni costo a distanziarsi dai nomi più famosi, creando qualcosa di unico e memorabile, ma con risultati talvolta deprimenti, e chi invece, fregandosene di tutto e di tutti, confeziona il suo bel dischetto di sano e genuino power, stracolmo di clichè e richiami evidenti ai padri del genere. E' questo infatti il caso dei debuttanti Nightscape, che nella più totale onestà metallica, danno sfoggio di tutte le loro potenzialità in questo Symphony Of The Night, che a dire il vero si presenta molto miseramente, con una copertina che definire "scontata" è quasi un complimento, e con un book ai limiti dell'anonimato, privo di una qualsiasi foto e graficamente insignificante. Ma tralasciando questi particolari e concentrandoci sulla musica vera e propria, possiamo innanzitutto apprezzare la perizia tecnica di questi sei scandinavi, abili tessitori di preziosi intrecci strumentali, e notare anche una certa creatività in sede puramente compositiva. I 9 brani contenuti in questo loro primo full-lenght sono una perfetta dimostrazione di power-style senza compromessi. I pezzi scorrono via in modo molto piacevole, cullandoci tra frizzanti melodie vocali e ottime prove solistiche, in una "scioglievolezza" generale che colpisce positivamente. I tempi sono spesso sostenuti, con un utilizzo abbondante di doppia cassa e classici cori "Made in Stratoland", e, anche se a tratti è palpabile una certa eccessiva "semplicità", in alcuni momenti si ha l'impressione di essere di fronte a una band di grande caratura, anche in prospettiva futura.

La partenza viene affidata, non a caso, alla superba "Haunted Hill", autentica highlight del cd. Una sintesi perfetta delle capacità dei Nightscape, in un turbinio di classici barocchismi pirotecnici e stacchi temporali magistrali che preparano nel migliore dei modi allo splendido refrain di chiara matrice "Tolkkieniana". Con la successiva "Higher Than Life" siamo al cospetto di un'altra ottima power-speed track, dotata di un chorus davvero coinvolgente e di un'ispirata sezione centrale in cui il guitar work dimostra un feeling fuori dal comune. Si prosegue con "Merlin", up-tempo di pregevole fattura, in cui spiccano il volo linee vocali ariose e positive, se vogliamo un tantino commerciali, ma certamente di ottima presa. "Across The Sky", parte invece più aggressiva e oscura per poi sfociare ancora una volta nella solita, ben confezionata, rasoiata melodic-power . A fare da spartiacque fra le due metà del disco ci pensa "Home", song atipica nel contesto finora proposto, che nel suo incedere cadenzato e saltellante, esprime senza veli tutta la sua gioia e spensieratezza, in un rimando quasi surreale ai vecchi Boston. Con "The Serpent King" si torna a pestare pesante, ma in questo caso la band svedese cerca di raffinare il proprio sound attraverso strofe maggiormente rabbiose, in un clima di suspence che rende omaggio all'ennesimo lanciatissimo refrain. Piuttosto insipida è invece la seguente "Rage Divine", anch'essa ritmicamente sostenuta, ma avara di emozioni in quanto a pathos e grinta. Così proseguiamo il nostro cammino con la tellurica "Curse And Damnation", episodio particolare che, attraverso atmosfere più gravose del solito, richiama alla memoria i Symphony X e spezza la quasi totale "solarità" riscontrata sin qui. E per finire non poteva mancare la title-track, che per l'occasione non presenta però alcuna peculiarità, se non riassumere nei suoi 4 minuti tutti i "concetti" già espressi finora, ovvero velocità elevate, chorus ben calibrati e una dose sempre digeribile di misurati solismi.

La produzione dell'album è di alto livello, anche se il guitar sound a mio giudizio avrebbe dovuto essere più corposo. Nota di merito anche per il singer, il quale, pur non possedendo una grande profondità vocale, risulta preciso e pulito in ogni frangente, anche in quelli più acuti. Dando uno sguardo più generale a questo debut-album, va sicuramente sottolineata una certa disparità di valore fra la prima metà del cd e la seconda, indubbiamente meno ispirata, ma tutto sommato credo che i Nightscape possano guardare con ottimismo al futuro, soprattutto se sapranno "condire" ulteriormente un songwriting già abbastanza convincente.

Top: "Haunted Hill" - "Higher Than Life" - "Merlin"
Flop: "Home" - "Rage Divine"

Tracklist:

1) Haunted Hill
2) Higher Than Life
3) Merlin
4) Across The Sky
5) Home
6) The Serpent King
7) Rage Divine
8) Curse And Damnation
9) Symphony Of The Night

 
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