Recensione: ...Symptoms...

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Avete presente gli squali quando girano in tondo attorno ad una preda? Ecco, questo è quello che dovrebbe sempre succedere ai Maladie nel momento in cui si apprestano a far uscire una nuova fatica discografica. Tedeschi, con un’insolita formazione a sette elementi (sul disco precedente erano addirittura in nove!!), i nostri sono, a nostro parere, una delle potenziali band di punta dell’estremo altamente contaminato. I due dischi finora pubblicati avevano sì dei difetti ma anche picchi di eccellenza assoluta in grado di lasciar ben sperare per l’immediato futuro del combo di Ludwigshafen. Parliamo oggi di Symptoms, terzo nato in studio in casa Maladie, che viene trattato e venduto insolitamente come un Ep pur vantando un essere monotraccia dalla durata di oltre quaranta minuti. Per approcciarsi ai Maladie bisogna davvero essere predisposti e pronti a tutto; non c’è assolutamente spazio qui per ogni tipo di ortodossia, in quanto ogni cosa che viene proposta è suonata in funzione del più sconfinato avanguardismo. Maladie in francese significa malattia, ed è appunto questo che troviamo nelle elaborate composizioni del gruppo a partire dal linguaggio: i testi sono spesso composti in due, tre e anche quattro lingue, in quel piccolo capolavoro chiamato Inexistentia, ad esempio, ci sono il francese, il tedesco, l’inglese e anche il latino! Questo Symptoms a livello lirico presenta le stesse caratteristiche, e musicalmente è una piccola, imperdibile perla.

L’apertura è soffusa, da camera e affidata al pianoforte e al sax; l’atmosfera creata è quasi da cenetta romantica e basata su una progressione di accordi che più armonica non si può. Dopo un breve e fumoso stacco facciamo conoscenza col primo tema del lungo brano. L’incedere è lento e ipnotico, la voce è quell’urlato sporco tipicamente post metal e l’accompagnamento del sax rende al tutto il giusto livello di stranezza e di ossimori. Il tema sembra non finire mai e crea un vortice nel quale l’ascoltatore viene lentamente risucchiato assieme alle urla che diventano sempre più laceranti. Proprio nel momento in cui non ce lo si aspetta, ecco il violentissimo e breve stacco che porta il tutto a un feroce blast beat e a un momento di pesantezza inaudita intervallata da stacchi piuttosto insoliti. Il primo ritornello in clean è pazzesco e ha una linea vocale praticamente perfetta; si passa poi a un ulteriore livello di cattiveria infarcita da growl e groove. Stop. Il cantante continua a urlare mentre rimane in sottofondo una sola chitarra, è tutto fulmineo, improvviso e il cambio di umore è talmente drastico da risultare naturare. Torna il sax e il contesto nel quale è posto è perfetto; la seconda linea vocale in clean è onirica, col giusto effetto e le giuste vocali allungate. Salgono anche le percussioni dando un’atmosfera notevole e offrendo un livello compositivo e di arrangiamento piuttosto alto. Se non ci fosse un drastico ritorno nell’abisso non sarebbero i Maladie; ecco quindi servito il black metal nudo e crudo farcito con qualche melodia arpeggiata e con le chitarre lasciate a fare da ponte assieme al pianoforte verso il successivo cambio di umore.

Siamo praticamente a metà e insorgono qui gli strumenti ad arco, poi sovrastati da un ottimo e duraturo solo di chitarra. Il riff in ripresa è quello che accompagna il primo ritornello, che qui viene riproposto con la sovrapposizione di due voci, una in clean e l’altra in scream, altra caratteristica distintiva dei Maladie e che spesso viene utilizzata con ottimi risultati. Vi è ora uno stacco, un momento di pausa dopo la furia inaudita sprigionata nell’ultimo periodo: tastiera ambient e chitarre con accordi ovviamente lunghi. Si riprende il tema della seconda linea vocale in clean variando il cantato in maniera ancora più effettata, lontana e alla fine sporca e sofferente. Qui ora vi è un cambiamento clamoroso e gestito col mixer in maniera magistrale: praticamente vengono abbassate le chitarre e fatto salire il sax con una melodia allegra e da jingle pubblicitario mentre lo scream continua ad essere tormentato e accompagnato anche da bislacche percussioni. Assurdo e spettacolare, tanto di cappello. Si ritorna ora al blast beat e alla parte più pesante di Symptoms, che è puramente black metal con ritmiche serrate, potenti e soffocanti. Dopo un piccolo intervallo nel quale le voci assumono toni quasi gothic, si torna a pestare come se non ci fosse un domani fino ad arrivare alla riproposizione di uno dei precedenti temi accompagnato dal sax. La voce qui parla, reclama, gli  archi arrivano e il costrutto cresce; torna il blast beat con il suo scream sempre più arcigno, malato e sovrainciso, torna il meraviglioso ritornello seguito da un corredo inaudito di violenza e passione, e alla fine si torna dove avevamo cominciato. L’incedere è sempre lento, cambiano solo le voci che sono sofferenti, parlate, oniriche e proposte in svariati stili più o meno sovrapposti; pian piano gli strumenti sfumano e la composizione si screma come passata al setaccio. Rimane solo il basso, che dopo poco lascia spazio al vero e proprio finale: prima ambient con rintocchi di campana, poi solo pianoforte e archi.

La prestazione di tutto il combo tedesco è sopra le righe, menzione particolare alla sezione ritmica che è devastante e di una potenza inaudita; tutto in Symptoms funziona, dalla produzione che finalmente rende giustizia alla band non relegandola al caos fino alle trovate geniali per arrivare ad un songwriting di livello credibile, personale e superiore. Il bello di tutto ciò è che la musica dei Maladie ha ancora margini e può ancora migliorare! Nel frattempo godiamoci questo Symptoms che è bellissimo e dovrebbe essere pane per i denti di ogni amante delle sonorità più contaminate, bislacche e che hanno veramente qualcosa da dire. Tante idee e ad oggi sviluppate bene, questo sono i Maladie. Fate la loro conoscenza al più presto, non ve ne pentirete!

 
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