Recensione: System of Power

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Un quarto capitolo che si assesta nel segno della continuità quello messo a segno da Luca Sellitto e dai suoi Stamina, talentuosa band italiana che non hai mai fatto mistero della propria smaccata infatuazione per i suoni di radice neoclassica e nordeuropea, miscelati ad una teatralità tipica di certo power-prog elegante e dal vago sentore barocco.

Forse non troppo originali nelle trame compositive e dal songwriting talora molto devoto ad alcuni capisaldi del genere, a Sellitto e soci non può di certo essere negato il merito di aver saputo dare alle stampe prodotti sempre dignitosi (quando non buonissimi), in cui reperire doti tecniche di alta caratura ed un gusto effettivamente propizio nella confezione di canzoni scorrevoli e per lo più accattivanti.
Movendosi con costanza sulla scia di un maestro imprescindibile del settore quale Yngwie Malmsteen, non è certo mai superfluo citare con altrettanta enfasi anche Symphony X e Royal Hunt (una sorta di “chiodo fisso” per gli Stamina) tra le principali influenze del quintetto italiano. Ma pure Axel Rudi Pell e Rainbow, a chiudere un cerchio di muse ispiratrici che inquadrano con assoluta efficacia una peculiarità di suono tutto sommato facile da identificare ed ancora capace di raccogliere parecchi consensi in varie parti del globo. 

Power-progressive con qualche calorosa pennellata di passionalità hard rock. Un menù da sempre caro a Sellitto e soci che, se gestito con la competenza sin qui dimostrata in dieci anni di carriera, non può che garantire effetti degni di nota ed esiti di un qualche interesse.
Ciò che avviene, del resto, pure in questa nuova uscita del gruppo salernitano, per l’ennesima volta rivoluzionato nella line up (insieme a Sellitto, della prima formazione rimane solo Andrea Barone alle tastiere) ma comunque ancora coerente nella formula stilistica e nell’approccio compositivo, al solito giocato sulla verve chitarristica dello stesso Sellitto e sulle keys magniloquenti e barocche dell’alter ego Barone.
Valore aggiunto, la convincente prova vocale del nuovo acquisto Alessandro Granato, singer che in qualche modo può rimembrare l’ottimo Johnny Gioeli, illustre frontman che ha legato le proprie fortune alla band di Axel Rudi Pell.

“System of Power” è, in estrema sintesi, un gradevole disco dalle sembianze piuttosto "tradizionali", in cui apprezzare doti di buon gusto per la melodia, cori piacevoli ed uno spiccato taglio virtuoso nell’abilità strumentale dei singoli.
“Holding On”, “One in a Million”, “Love Was Never Meant to Be” e “Portrait of Beauty” sono, in effetti, brani dal sapore classico in cui ritrovare molte suggestioni appartenute alla tradizione del genere, riferibili, in particolar modo, ai già citati Symphony X, Malmsteen e soprattutto Royal Hunt, band che sembra essere divenuta sempre più punto di riferimento e “stella polare” del gruppo campano.
Un approccio che tuttavia non sottende, come invece presumibile, al mero citazionismo ed alla pura imitazione di stile, ma anzi amplia in qualche modo un suono che già si era reso artefice di spunti personali nelle precedenti uscite.
Una traccia come “Undergo” – seguito di un brano edito nel 2010 ed incluso nel secondo abum “Two of a Kind” – ne è esplicita dimostrazione. Arpeggi acustici, ampie aperture melodiche e grande coro centrale: un bel modo di scrivere musica in bilico tra eleganza progressiva e focosità power, intersecando toni solenni e charme neoclassico con personalità e padronanza della materia.

La base, insomma, è certa e consolidata, i tratti “somatici” ben chiari e l’inquadramento univoco. Non manca ad ogni modo, la capacità di elaborare composizioni con un’anima definita ed autonoma, pur rimanendo sempre ben ancorati entro i dettami ed i canoni di settore.
Caratteri che confermano e qualificano gli Stamina quale meritevole band di casa nostra, a tutti gli effetti dotata di alcune interessantissime frecce al proprio arco.

Non più una semplice “promessa” insomma, quanto ormai una concreta ed affidabile realtà.

 

 
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