Recensione: Támsins likam

inserito da

Oggi recuperiamo uno dei dischi più interessanti usciti in questo 2018, ovvero “Támsins likam”, seconda prova sulla lunga distanza dei faroesi Hamferð, ormai a tutti gli effetti una delle realtà più interessanti della scena death-doom. Con “Támsins likam”, lavoro pubblicato lo scorso gennaio, la band delle isole Faroe chiude la trilogia a ritroso iniziata con “Vilst er síðsta fet”, EP uscito nel 2010, capace di attirare da subito le attenzioni degli appassionati delle sonorità funeree attorno al nome Hamferð. Per comprendere al meglio la storia narrata dobbiamo però addentrarci prima nel mondo Hamferð, nel legame che la band ha con la propria terra, con il suo folklore, con la natura incontaminata che caratterizza le isole Faroe. Già il nome scelto dal gruppo, Hamferð, si rifà alla tradizione faroese. Con quella parola, infatti, si va a descrivere l’apparizione di un uomo o una donna in punto di morte al proprio amato o amata, un’immagine che ben si adatta e descrive le sonorità intrise di sofferenza proposte dalla compagine nordeuropea.

 

Lo stesso concept portato avanti dagli Hamferð in queste prime tre release risulta strettamente legato all’immagine di sofferenza rappresentata dal nome della band. Come dicevamo, la storia viene narrata a ritroso e “Támsins likam” si collega agli altri due capitoli essendone la genesi. Il sestetto, infatti, si è presentato al mondo nel 2010 con l’EP “Vilst er síðsta fet”, in cui ci hanno raccontato il funerale di un uomo e la sofferenza della sua anima per la morte del proprio figlio. Con il primo full length, “Evst”, i Nostri ci hanno descritto gli avvenimenti che hanno preceduto il funerale. Abbiamo così scoperto che l’uomo è morto suicida a causa della sofferenza e del senso di colpa provato per la perdita del proprio figlio, avvenuta durante un’escursione nella natura faroese dove l’uomo, distratto da delle figure magiche che gli hanno fatto rivivere il dramma della perdita della moglie e dell’altro figlio, non è riuscito a proteggere il bambino, sangue del suo sangue. Con “Támsins likam” gli Hamferð ci raccontano gli avvenimenti da cui questa escalation di sofferenza ha preso il via, e può essere definito come “l’inizio della fine”. Scopriamo così che il protagonista è sposato con una bellissima donna e la loro esistenza viene rovinata dalla perdita di uno dei figli, un avvenimento che incrinerà il rapporto tra i due coniugi in quanto l’uomo, incapace di accettare il destino riservatogli, si isola in un completo distacco dal mondo esterno, allontanando da sé anche la moglie. La donna, anch’essa in preda al dolore, non trovando appoggio nel marito, cerca sollievo nel contatto con la natura, dove incontrerà una misteriosa figura che le donerà piacevoli visioni di un mondo fantastico, permettendole di “allontanarsi” dalla grigia esistenza in cui è intrappolata. L’uomo scoprirà questi incontri segreti e, in preda alla gelosia, inizierà a seguire la moglie. Proprio durante uno di questi incontri scoprirà che la creatura ha ingannato la donna. Promettendole una prospettiva di felicità, l’ha condotta al suicidio, portandola a gettarsi da un burrone. La storia viene narrata utilizzando la lingua madre, in segno di quel legame con la cultura faroese citato in precedenza, una scelta “rischiosa” ma che sarà premiata dal risultato finale, merito soprattutto dell’ottimo lavoro svolto dal mastermind Jón Aldará al microfono, che con il suo alternare parti in growl e in clean saprà trasmettere il giusto pathos alle composizioni, ben supportato da dei chorus tetri e oscuri come accade in ‘Stygd’.

 

Musicalmente “Támsins likam” è la perfetta colonna sonora delle vicende narrate, con soluzioni che riportano alla mente la lezione impartita da nomi come My Dying Bride e Swallow the Sun, condendo il tutto con quelle melodie decadenti, intrise di sofferenza, proprie di compagini come Katatonia, Anathema e Novembre. Si ha così un lavoro dal forte impatto emotivo, che saprà entrare in contatto con l’animo dell’ascoltatore, portando alla luce quelle sensazioni ed emozioni che solitamente tendiamo a tenere nascoste e a rivelare solo in pochi frangenti della nostra vita. Sei sono le tracce che compongono “Támsins likam”, per una durata di quaranta minuti abbondanti, dove spiccano canzoni come ‘Tvístevndur meldur’, con quella melodia iniziale che richiama da vicino i nostri Novembre, e ‘Frosthvarv’, canzone dal forte spessore emotivo con la sua prima parte fortemente influenzata dagli Anathema per poi evolvere in una composizione pesante e drammatica, seguita da un altro highlight come ‘Hon syndrast’. Il disco, seguendo l’evoluzione del concept, è strutturato in un crescendo emotivo, che tocca il suo apice nelle battute conclusive. Più ci addentreremo nell’ascolto, più il lavoro saprà coinvolgerci. Da sottolineare inoltre che, sebbene le composizioni possano riportare alla mente soluzioni proposte da altre compagini, il rischio “citazione” o quella sensazione di “già sentito” vengono abilmente evitati dagli Hamferð che, pur non risultando originalissimi, offrono tanta qualità.

 

Támsins likam” si rivela come uno degli album death-doom di maggior valore usciti in questo 2018, una release che conferma quanto di buono gli Hamferð avevano fin qui espresso, togliendo ogni riserva attorno al nome della band delle isole Faroe, proiettandola tra i punti di riferimento all’interno del genere proposto. Questa nuova fatica degli Hamferð, assieme a “Ossuarium Silhouettes Unhallowed” degli Hooded Menace, è uno dei dischi death-doom dell’anno, non fatevelo scappare.

 

Marco Donè

 
78