Recensione: Tales from the Darkside 83 - 88

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Nel mondo dell’heavy metal da un po’ di lustri a questa parte si è assistito alla nascita di etichette specializzate per lo più al ripescaggio di lavori del passato che probabilmente sarebbero finiti nel dimenticatoio per sempre. Il fatto, di per sé, può essere letto in modalità duplice: da una parte una sana riscoperta delle origini dell’HM sound e dall’altra la mancanza, ormai cronica, di new sensation in ambito classico in grado di suscitare attenzione VERA. Ove per attenzione vera si intende anche il passaggio “alla cassa” da parte della label a fronte delle uscite discografiche immesse sul mercato.

In un momento nel quale l’acquisto dell’oggetto da parte degli appassionati – sia esso un Cd piuttosto che un Lp – è in profonda crisi, nonostante quest’ultimo stia dando segni vigorosi di rinascita, è chiaro che vada individuato un target di possibili acquirenti potenzialmente interessati alle nuove uscite. Se poi queste proprio così “nuove” non sono cambia poco, perché i metallari di un certo stampo, con qualche capello in meno e quello che rimane della folta chioma di un tempo inesorabilmente tinteggiato di grigio qua e là tendenzialmente sono più interessati a far loro dei bei ripescaggi che non “rischiare” sul nuovo che poi, in definitiva, spessissimo si rifà ancora al passato glorioso del genere.

In quest’ottica è da inquadrare Tales from the Darkside 83 -88, Cd uscito per l’etichetta Lost Realm Records, oggetto della recensione. Il prodotto, contenente quindici brani rimasterizzati, si occupa di radunare in una singola uscita tutto quanto di interessante abbiano realizzato, nel Giurassico Inferiore dell’HM, i metaller yankee Koda Khan di Seattle.

Passati alla storia per essere fra i prime mover legati all’heavy metal tradizionale in quella che diverrà la città simbolo del Grunge, i Nostri presero vita nel 1983 e misero a ferro e fuoco la loro zona fino al 1988, anno del definitivo scioglimento. Fra gli highlight alive della carriera, la presenza sul palco del Northwest Metalfest, in compagnia di Metal Church e Overlord. Imperdibile il booklet a corredo dell’uscita Lost Realm Records: un “bestione” di ben ventiquattro pagine con tutti i testi, moltissime foto e una breve cronistoria della band.

Musicalmente, come scritto a chiare lettere nel libretto dagli stessi Koda Khan – Doug Roberts (Chitarra e tastiere), Bill Akron (Voce), Jay Roberts (Batteria), Bod Akron (Basso) e Cory Sandahl (anche lui al basso in tempi diversi rispetto ad Akron) le influenze musicali del gruppo si possono ricollocare fra Scorpions, Rush, Van Halen, Judas Priest e Ozzy Osbourne.          

A partire dall’opener Fantasy and Science Fiction è un continuo rituffarsi in sonorità immortali, sentite migliaia e migliaia di volte ancorché capisaldi della musica dura di stampo ortodosso. La qualità del suono è quella che è e rimarca ineluttabilmente tutto il tempo passato dagli anni Ottanta a oggi. Nulla di particolarmente  clamoroso viene espresso dai ragazzi dello stato di Washington lungo le quindici tracce del disco, un buon heavy rock pregno d’entusiasmo ma senza picchi di sorta. Lo spettro degli Iron Maiden aleggia sulle composizioni dei Nostri anche se, da buoni americani non mancano gli ammiccamenti a Riot e Omen e in alcuni brani vi sono concessioni più orientate all’hard rock.

Per chiudere Tales from the Darkside 83 – 88 si rivela portatore sano di tre manciate di tracce sincere che se fossero state curate a dovere e prodotte ancora meglio probabilmente avrebbero fatto fare ai Koda Khan quel salto di qualità che fatalmente non è mai veramente avvenuto.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 
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