Recensione: Temple Of The Morning Star [Reissue]

Di Michele Carli - 1 Settembre 2007 - 0:00
Temple Of The Morning Star [Reissue]
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Genere:
Anno: 2007
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80

La Relapse Records, dopo la ristampa di altri capolavori tra i quali The sound of the animal kingdom dei Brutal Truth, porta sulle tavole di noi piccoli e felici ominidi folli l’edizione rimasterizzata di Temple of The Morning Star, album cardine della discografia dei Today is the Day, nonché il loro primo lavoro edito dalla suddetta etichetta.

I Today is the Day sono uno dei gruppi che hanno contribuito in maniera più importante alla creazione di quel piccolo genere chiamato mathcore, proponendo una miscela di noise, hardcore e metal sperimentale dalla quale prenderanno spunto, chi più e chi meno, gruppi come Converge, The Dillinger Escape Plan, Mastodon e compagnia bella. Insomma, stiamo parlando certamente di un album seminale fatto da un gruppo seminale, che è riuscito a ricrearsi una nicchia nella musica moderna creando una strada seguita ormai da moltissimi gruppi. Ma andiamo con ordine.

Per questo disco, il reverendo Steve Austin, leader della band, decide di sconvolgere totalmente la line-up chiamando a se il bassista e tastierista Christopher Reeser e il batterista Mike Hyde, tenendo per se il suo solito ruolo di chitarrista e cantante. Il risultato dell’unione di questi figuri è un lavoro cupo, disturbante, intricato e vario, dalle canzoni corte e ricco di influenze più disparate. Si parte con la splendida title track acustica che lascia posto ad un intro campionata da un concerto country: la quiete poco prima della violenta The Man Who Loves To Hurt Himself, un vero e proprio manifesto del post-hc nonché una delle tracce più famose del gruppo. Il resto dell’album è da intendere come un blocco unico, come un viaggio in una mente malata che salta da lidi post-hardcore a passaggi death metal, mentre altri sprazzi grindcore si fondono a vaneggi elettronici e momenti di calma acustica. Controtempi e riff dissonanti si sprecano, finendo più volte anche nella psichedelia, fino a terminare nella versione elettrica della title track già sentita all’inizio del disco.
In chiusura, poi, c’è una piccola chicca: la cover della famosa Sabbath Bloody Sabbath, rivisitata secondo lo stile caotico del gruppo. Non abbiate paura, il risultato è ottimo.

Il pacchetto messo a punto da mamma Relapse comprende la versione rimasterizzata del disco ad opera di Steve Austin stesso, note aggiuntive sull’album e fotografie inedite. Questa edizione diventa quindi la scusa giusta per assaggiare un pezzetto di storia di un modo di intendere la musica estrema, finendo per fare un viaggio musicale in mezzo ad atmosfere cupe e schizofreniche. Se vi piace il math e il post hardcore in stile Converge o The Dillinger Escape Plan, fatelo vostro. Non ve ne pentirete di sicuro.

Tracklist:

1. Temple of the Morning Star (02:53)
2. The Man Who Loves to Hurt Himself (04:08)
3. Blindspot (01:51)
4. High as the Sky (02:15)
5. Miracle (02:34)
6. Kill Yourself (03:17)
7. Mankind (02:43)
8. Pinnacle (01:39)
9. Crutch (01:18)
10. Root of All Evil (03:50)
11. Satan Is Alive (03:01)
12. Rabid Lassie (02:55)
13. Friend for Life (00:27)
14. My Life With You (02:35)
15. I See You (03:01)
16. Hermaphrodite (08:21)
17. Temple of the Morning Star / Sabbath Bloody Sabbath (10:55)

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