Recensione: Ten

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Michael Sweet è, com’è noto, il cantante ed il chitarrista degli Stryper, la celebre formazione di Christian Metal nata negli Eighties ma protagonista di una vera e propria rinascita da diversi anni a questa parte,
Ha collaborato anche con i Boston, per una fortunata serie di concerti, ed è stato anche protagonista di alcuni progetti da solista.
La Frontiers rilascia in questi giorni proprio un nuovo lavoro solista dell’artista statunitense, che s’intitola “Ten” sia perché è il decimo, sia perché fa riferimento ai Dieci Comandamenti (dei quali tratta la title-track).
L’idea alla base di questo progetto è quella – non nuovissima ma certo efficace – di circondarsi di musicisti amici ed ospiti con i quali condividere una canzone. Se, a volte, in queste circostanze il padrone di casa adatta il proprio stile a quello dell’ospite di turno, al fine di valorizzarne le specifiche qualità, in questo caso l’obiettivo è raggiunto  mantenendo invece coerente ed omogeneo lo stile dell’album.
In particolare, in “Ten” Michael Sweet tiene la barra dritta lungo la rotta di un hard’n’heavy molto classico (sebbene non scevro da spunti attuali) e dunque molto coeso con lo stile della band di provenienza.

Particolare affinità alla vena stilistica degli Stryper (soprattutto attuali) è svelata da canzoni come Shine (con ospite il virtuoso axeman Ethan Brosh), fiera e accattivante, e Better Part Of Me (che vede la partecipazione di Jeff Loomis di Arch Enemy e Nevermore), heavy, tirata,  con sfumature di rock moderno, e che espone un canto perfetto e chitarre al fulmicotone.

Ancora più vicini a suoni “ottantiani” sono brani come Lay It Down (qui il chitarrista ospite è Marzi Montazeri che ha suonato con gente come Exhorder e Philip H. Anselmo & The Illegals) carica di riff scorticati ed assoli esplosivi, nonché Never Alone e When Love Is Hated , dove Sweet  disegna, insieme a Joel Hoekstra dei Whitesnake (ed ex Night Ranger) un paio di hard rock innodici e, naturalmente, ingemmati da preziosi  assoli della sei-corde.

Ancora, sul solco del più puro classic metal, ispirato da maestri assoluti come gli Iron Maiden, si colloca una traccia come Son Of Man (featuring, questa volta, un vocalist, l’ottimo Todd La Torre dei Queensrÿche), veloce e tosta.

Altrove il lavoro solista di Michael Sweet assume tonalità artistiche diverse, come in Ten, la quale si presenta accattivante, tesa, elegante e cadenzata, come, ancora, in Let It Be Love,  ballata emozionante con spunti soul e gospel e come, infine, in Ricochet, alla quale la partecipazione di  Tracii Guns degli L.A. Guns conferisce un andamento ficcante, catchy  e stradaiolo pur nella persistente consonanza allo stile-Stryper.

“Ten”, che, peraltro, non presenta brani filler, mostrando un songwriting di ottimo livello, appare come un energico e compatto compendio del più classico heavy rock, irrinunciabile per chi ama gli Stryper e consigliato a tutti gli appassionati di classic metal.

Francesco Maraglino


 

 
80