Recensione: The Aethyrs' Call

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Chi avrebbe mai pensato che in Argentina una band creata nel 2007 avrebbe proposto un genere atipico per la zona, che imbocca uno stile di matrice prevalentemente europea? Ma si sa che i pensieri musicali di questi tempi poco contano se non per essere ulteriormente confusi tra le innumerevoli proposte, a volte interessanti altre meno. In questo caso ci troviamo di fronte a un quartetto provienente da Còrdoba e del suo trio iniziale l’unico superstite è il leader Nefass. Lo stesso, dopo aver sostituito il batterista Doom con l’attuale Kobal e aver preso lui le redini in fase canora oltre che chitarristica, recluta Thav alla chitarra e Baal Herit all’orchestrazione. In effetti la formazione con un orchestratore al proprio interno permette alla band di sperimentare una proposta che oscilla tra varie dimensioni, ma la base sulla quale si sviluppa il discorso è un symphonic metal che spazia maggiormente in zona black e death metal, con richiami vicini ai Septic Flesh e lontani agli Emperor.

Dopo un demo in studio mai pubblicato i Mortuorial Eclipse si presentano al pubblico con “The Aethyrs' Call”, disco coraggioso e intrigante che senz’altro attira l’attenzione degli addetti ai lavori. Le sessioni di registrazione svolte presso gli studi Anger Vision e Vermin Studios di Còrdoba, hanno invece avuto il tocco magico di Arek ”Malta” Malczewski in fase di missaggio e mastering (Decapitated , Behemoth) presso i Sound Division Studios in Polonia. Si spiega così la furia e i muri di suono che si sprigionano dopo l’intro, con la convocazione in processione del leader Nefass che ispira “Advent Of A Sinister Omen”, vera e propria presentazione della band con un drumming oppressivo sul quale si inseriscono i riff tecnici in armonia con l’orchestrazione di Herit. La sua mano costante nell’impronta del disco lo rende particolarmente avvincente, drammatico e profondo, a volte fin troppo. Poche le parti di respiro, a volte incastrate con un sfuriate metalcore (“Advent Of A Sinister Omen”, “At the Gates of the Marduk's Shrine”) che evolvono sempre in sezioni veloci dove anche i riff del duo Nefass/Thav sono spesso sovrastate dagli effetti sonori dei campionatori. La voce emerge poco, anche se Nefass riesce a essere convincente sotto questo profilo, capace di corrodere le corde vocali per esporre un timbro massiccio, aggressivo e autoritario. Disco che senza dubbio ha una sua oscurità e un suo filone logico-musicale, amalgamato dalle parti sinfoniche, purtroppo fin troppo. Nonostante l’intro (“The Summoner's Procession “) e l’outro (“Submission”) ‘effettistici’ e l’intermezzo orchestrale di “Perpetual Covenant”, i restanti brani necessitano di spazi, di aria e di una minor esigenza di ‘riempire’ a tutti i costi.

Ciò nonostante la proposta musicale e tematica dei Nostri risulta interessante, incentrata sulle buone capacità tecniche dei singoli e sui temi di esoterismo e misticismo per quanto riguarda le lyrics, propriamente in linea con lo stile adottato. La composizione dei brani rispecchia le stesse sequenze nelle sue tracce, non differenziandole molto tra loro. Da rivedere qualche cosa in fase compositiva e di arrangiamento, e col tempo avranno senz'altro modo di perfezionare il loro stile, soprattutto per ricercare un loro sound, che dovrà distinguerli dai grandi nomi sopracitati.

 

Vittorio "versus" Sabelli

 

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