Recensione: The Ancient Curse

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Gli Ancestral sono un interessante gruppo epic/power metal proveniente dalla provincia di Trapani, formatosi nel 1999 e che giunge solo oggi, dopo due demo accolti positivamente dalla critica (“Travel in a Forgotten Time” del 2000 e “Breed of Chosens” del 2001), alla pubblicazione del proprio debutto ufficiale con “The Ancient Curse”, rilasciato sotto le ali protettrici della nostrana Underground Symphony, etichetta sempre abile a scovare validi e promettenti gruppi attivi nell'underground nazionale come appunto gli Ancestral, band dalle doti tecniche indiscutibili e forte di una vena compositiva di primissimo livello che non lascia spazio ad alcuna incertezza di sorta.

Evito appositamente di procedere con le consuete note biografiche, che potete leggere in sede di intervista, per cimentarmi nella descrizione del sound dei nostri. Una volta tanto la definizione che il gruppo si è data appare calzante ed ben esplicativa delle peculiarità intrinseche del sound targato Ancestral. La musica dei siciliani è un perfetto assemblaggio di atmosfere e cori epici, di melodie tipiche del power teutonico il tutto condito di una costante aggressività dei riffs propria del power/thrash made in USA. La produzione è il primo particolare che attira l'attenzione, con quel suo gusto vagamente retrò appare concepita con l'intenzione di conservare l'immediatezza dei suoni, tanto che sembra di ascoltare un disco registrato in presa diretta. Queste osservazioni sono particolarmente vere per la batteria, il cui suono è, aggressivo, ossessivo,  preponderante rispetto agli altri strumenti senza tuttavia inficiare la resa finale del disco, anzi rendendola più marcatamente heavy.
Le trame chitarristiche affidate ai due axemen Alessandro Olivo e Giovan Battista Ferrantello sono un ottimo mix di ritmiche serrate e dinamiche, sempre ai confini del thrash, unite a melodie della lead guitar di matrice power.
La voce di Mirko Olivo si sposa perfettamente con il suono degli Ancestral. Ben lontana da certe ugole dall'estensione improbabile, ugualmente distante dall'aggressività e ruvidezza di singer rabbiosi e viscerali come Boltendahl o Kursch, giusto per citarne qualcuno, essa si caratterizza per un timbro abbastanza sporco, soprattutto quando il buon Mirko tenta con successo di raggiungere tonalità graffianti e leggermente stridule che tuttavia si integrano magnificamente con la componente musicale anch'essa sporca e ruvida.

Il disco parte alla grande con Freeborn, introdotta da una brevissima intro che ci conduce alla traccia vera e propria, un concentrato di violenza metallica sostenuta dalla batteria martellante di Massimiliano: un'opener dove le tonalità, gli acuti graffianti ed una generale attitudine aggressiva garantiscono freschezza ed efficacia non solo alla canzone in questione ma a tutto il CD. Sulle stesse coordinate stilistiche si muove la successiva Lord of Terror che si fa apprezzare per un egregio lavoro al basso di Domiziano Mendolia (assecondato dall'incedere portentoso della batteria del fratello Massimiliano) e per quel coro epico e malinconico che testimonia tutto l'amore che questi ragazzi nutrono per i Blind Guardian. Molto interessante e meritorio di segnalazione l'assolo di chitarra a metà traccia che introduce soluzioni prossimi all'happy power tedesco.
The Ancient Curse presenta un taglio epico, di cui è intriso sia il bridge che il coro, che ci svela le doti tecniche di un gruppo di ottimo livello, dal songwriting ancora leggermente derivativo (non dimentichiamo però che si tratta di un debutto) ma dalle enormi potenzialità. Unica pecca è la voce di Mirko, non tanto per demeriti propri quanto per una registrazione delle linee vocali un po' bassa rispetto all'impianto strumentale. I cori epici tanto cari ai maestri di Krefeld caratterizzano anche la successiva Sanctuary of the Kings, ennesima colata di metallo rovente e di riff di chitarra granitici e ruvidi che tuttavia lasciano spazio a frangenti più melodici apprezzabili anche dai palati più raffinati.
Achille's Fury è la traccia che più di tutte presenta un songwritng maggiormente articolato, più elaborato e “meditato”, tanto che la stessa batteria predilige anteporre all'incedere calzante, caratteristica principale del disco, tempi più vari e meno aggressivi. Da notare infatti le trame di chitarra ad inizio traccia che si avvicinano a sonorità quasi domish. Time Has Gone By è una ballata dal sapore medievale, molto dolce ed ispirata, malinconica e sognante, nella quale il singer dimostra un feeling da brividi.
Jalwink's Fall è l'ennesima composizione fatta di riff epici e  potenti alternati ad assoli piuttosto melodici e dinamici, impreziosita di un coro accattivante che non mancherà di stamparsi nella vostra mente lasciandosi canticchiare con estrema facilità. The Walls of Troy, pur mantenendo una certa compattezza e potenza di fondo, non manca di stupirci con intermezzi acustici che consentono al singer di modulare sapientemente le tonalità dimostrando una notevole espressività sulla quale dovrebbe in futuro puntare maggiormente. La conclusiva Eleanor Rigby non è altro che la cover dei Beatles qui resa praticamente irriconoscibile, una bella chicca per concludere in maniera se vogliamo inaspettata un album che trasuda potenza da ogni nota.

Capita sempre più raramente di ascoltare debutti di questo livello. Il merito va anche attribuito al fatto che gli Ancestral hanno alle spalle tanta gavetta, ed è gratificante constatare come questa, alla fine, ripaghi sempre degli sforzi compiuti. Gli Ancestral sono solo all'inizio, e la strada da percorrere verso una maturazione e personalizzazione del proprio sound che permetta una affermazione definitiva e duratura è ancora in salita, ma le potenzialità ci sono tutte ed il mio personale consiglio ai lettori di questa recensione è di sostenere tale crescita supportando questi ragazzi, non resteranno delusi.

Tracklist:
Freeborn (MySpace)
Lord Of Terror
The Ancient Curse
Sanctuary Of The Kings
Achille's Fury
Time Has Gone By
Jalwink's Fall
The Walls Of Troy (MySpace)
Eleonor Rigby

 
78