Recensione: The Antichrist

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Dopo essere tornati sulle scene nel 2000 con l'album " All hell breaks loose ", i Destruction, guidati dal possente vocalist e bassista Schmier, hanno dato vita, negli ormai mitici Abyss Studios di proprietà di Pete Tagtgren, ad un album fottutamente devastante che ha fatto e farà ricredere anche tutti quelli che erano rimasti impassibili davanti all'album del rientro discografico, per l'appunto " All hell breaks loose ".
I Destruction degli anni 80 sono tornati, quei Destruction che assieme ad altre gloriose formazioni europee, ed in particolar modo quelle tedesche come  Kreator e Sodom, erano in grado come pochi in quegli anni di contrastare l'avanzata del fenomeno thrash/death della altrettanto mitica Bay area statunitense.



Ora vi starete sicuramente chiedendo: come suonano i Destruction nel 2001??
A farvelo capire sono le 11 tracce di "The Antichrist", canzoni in cui la rabbia e la violenza scorrono in quantità industriale, distruggendo tutto ciò che trovano sul proprio cammino; l'energia che il terzetto tedesco riusciva sprigionare agli esordi in album come "Infernal overkill" o "Eternal devastation"  è rimasta completamente intatta e non ha ceduto nulla al passare degli anni.



Ad aprire l'album ci pensa la canzone "Days of confusion" una sorta di intro molto mistica che presenta l'album.
A seguire c'è la canzone "Thrash 'till death", canzone dal titolo quanto mai significativo e legata a quelle che sono state le sonorità tipiche del gruppo tedesco: un thrash old school granitico, incontrollabile e quanto mai devastante. Sicuramente una delle song meglio riuscite dell'intero platter.
Si prosegue con "Nailed to the cross", canzone che si avvicina molto al sound floridiano, caratterizzata da un ritornello spacca-ossa. Veloce, pressante e caratterizzata da riff chitarristici aspri in pieno stile Destruction, lyrics che richiamano al titolo dell'album: una canzone che ti si pianta in testa con la sua attitudine da killer song.
La canzone "Dictators of cruelty", benchè molto immediata, si rivela leggermente fuori dai canoni per la sua particolare articolatezza; da l'idea però di non riuscire appieno nel suo intento.
Con la successiva "Bullets from hell" arriviamo all'apice di violenza contenuta all'interno di questo incandescente platter. Brano in cui la voce possente di Schmier sfodera una grinta incontenibile in grado di incenerire l'ascoltatore con la sua irrefrenabilità. Di sicuro un altro brano ottimamente riuscito.
Così come riesce appieno, e forse meglio di qualunque altra traccia, la successiva "Strangulated pride", canzone in cui il rincorrersi della batteria con i micidiali riff della chitarra di Mike Sifringer, da origine a parti veramente tiratissime e quanto mai veloci. Le lancinanti urla di Schmier contribuiscono a rendere questo brano oltremodo spasmodico e convulso.
Dall'incidere più quadrato e corposo è la seguente "Meet your destiny", con richiami molto  moderni accentuati soprattutto nella linea vocale. Una canzone in cui senza dubbio i Destruction dimostrano di essere in grado a creare autentici sfacelli anche su tempi meno accentuati e veloci.
Sono il tuonante basso di Schmier e l'impeccabile doppia cassa di Vormann, a farla da padroni in "Creations of the underworld". Picchiano tutti duro in questa song che investe l'ascoltatore con i suoi repentini cambi di tempo.
Nell'apocalittica "Godfather of slander", l'istintiva  voce del front-man si alterna a tratti filtrati, che rendono molto particolare la canzone in questione, la quale annuncia che i tempi della distruzione totale sono ormai pronti.....e vi dico sinceramente che è la prima cosa che mi è venuta in mente con gli ascolti ripetuti di questo album....
La penultima song di questo sconvolgente album è "Let your mind rot"; la chitarra di Mike Sifringer affila riff pesantissimi lasciandosi andare in cavalcate nette e compatte.
A chiudere quest'album letale ci pensa "The heretic": Vormann va veloce e inarrestabile, Mike macina riff serrati dando alla luce un solo eccezionale e Schmier vomita rabbia allo stato puro nel microfono.



In conclusione che dire; credo che l'analisi delle tracce parli da sola.

Un album thrash di come non se ne sentivano da tempo che va a ribadire ulteriormente che il monicker Destruction è sinonimo di True Thrash, ma di quello radicale e di qualità.
Violento,tirato e malato al punto giusto: assolutamente imperdibile.





1. Days of confusion

2. Thrash till death

3. Nailed to the cross

4. Dictators of cruelty

5. Bullets from hell

6. Strangulated pride

7. Meet your destiny

8. Creations of the underworld

9. Godfather of slander

10. Let your mind rot

11. The heretic
 
90