Recensione: The Black Swan Epilogue

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A volte non si comprende perché una band sia improvvisamente illuminata dalle luci della ribalta, mentre altre, magari più meritevoli, giacciano per sempre nel dimenticatoio. Rientrano in quest’ultimo insieme i Bibleblack, misconosciuto combo svedese formato da ex membri dei Memory Garden e – udite udite – dei Mercyful Fate! Non è certo un dogma, il fatto che un componente di un gruppo-leggenda (nel caso il chitarrista Mikael Wikström) dia per forza seguito a dei progetti geniali; tuttavia, nel nostro caso, "The Black Swan Epilogue" è un debut album che non merita d'esser usato come sottobicchiere, ben sapendo che non farà comunque la Storia del metal.

Nonostante l’attitudine dei Nostri sia pregna (anche) d’ironia, una volta con gli strumenti in mano questa viene accantonata per fare (anche) sul serio. Oltre al già menzionato chitarrista, che ha intersecato nel passato Sua Maestà King Diamond, anche gli altri membri del gruppo non sono di primo pelo, avendo un corposo curriculum vitaæ alle spalle. Di ciò risente, positivamente, la proposta musicale, che dimostra una maturità allineata a quella dei musicisti; una discreta classe e la capacità di dar luogo a un sound davvero personale, che pizzica come gli pare e piace dal death melodico, dal thrash, dal gothic e dal black. Il tono decisamente oscuro e barocco del mood (a volte vengono in mente i migliori Cradle Of Filth) fa propendere nell’inserire il lavoro in ambito black. Aiuta in ciò il vocalist Kacper Rozanski, spesso impegnato a forzare le corde vocali verso uno scream non estremo ma comunque aggressivo, alcuni passaggi decisamente veloci e, come più sopra accennato, il «colore» dell’album: inequivocabilmente nero! Quel che trovo piacevole e – tutto sommato originale – è che in questo fitto buio il guitarwork non proceda a tentoni ma anzi sappia bene ove andare a parare mediante un riffing di matrice heavy/thrash old school; evidentemente retaggio sia di Wikström sia di Simon Johansson. Le parti musicali rimandano a volte, ma nemmeno troppo, ai tanti lavori del Re danese; con ciò che il sound complessivo è ben definibile come «dark metal» (termine già in uso nella prima metà degli anni ottanta, comunque), di difficile derivazione: tanta oscurità, molti pizzi e orpelli, nessun estremismo sonoro non sono elementi così facili, da trovare contemporaneamente. I Bibleblack riescono con una discreta dose di originalità a disegnare le loro visioni e a generare emozioni dimesse utilizzando i colori spenti che le chitarre, assieme a vari campionamenti e alle tastiere, riescono a cucire con efficacia e precisione. In alcuni momenti ci si scontra con un muro di suono ("I Am Legion"), in altri si vaga in desolate lande dagli eteri contorni ("The Dark Engine"), in altri ancora si corre veloci ("Mourning Becomes Me"). Ed è durante lo scorrere delle canzoni che si prende coscienza del punto debole di "The Black Swan Epilogue": l’eccessiva eterogeneità delle canzoni, che può confondere chi ascolta. Nonostante il famigerato «marchio di fabbrica» sia stato, a parere di chi vi scrive, centrato, viene a mancare il songwriting, dispersivo e sfilacciato. La sequenza dei brani non da quella sensazione di «unità della famiglia» che dovrebbe dare e gli stessi, a parte alcuni episodi ("The Black Swan Epilogue"), non hanno una qualità di scrittura tale da evolverli dallo stadio embrionale in cui paiono essere intrappolati. Per cercare di rendere più comprensibile il concetto, è come se la band mettesse assieme song (marchiate a fuoco con lo stile unico posseduto dal quintetto, ciò bisogna ancora evidenziarlo) composte in momenti assai diversi fra loro; senza, cioè, un unico filo conduttore che le tenga assieme. Da rilevare, per contro, l’eccellente lavoro svolto da Wikström come solista: tutti gli interventi (di tradizione heavy) sono accattivanti, precisi, piacevoli e bene inseriti nel contesto generale.

Per quanto sopra espresso, "The Black Swan Epilogue" merita un giudizio positivo e anche di essere ascoltato perché, comunque, Wikström e soci hanno esperienza e professionalità da cui attingere preziose informazioni per il nostro bagaglio culturale. Non eccelle, purtroppo, la qualità della composizione musicale, anche se questa è piacevole e a volte accattivante.
 

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Track-list:
1. Leaving Shangri-La 1:32
2. Mourning Becomes Me 4:04
3. I Am Legion 7:19
4. The Dark Engine 5:20
5. Bleed 4:19
6. Stigma Diaboli 3:26
7. Walk Into Light (Liars Parade) 5:44
8. The Black Swan Epilogue 6:13

Line-up:
Kacper Rozanski – Vocal
Mikael "Mike Wead" Wikström – Lead Guitars
Simon Johansson – Rhtyhm Guitars
Jonaz Bülund – Bass
Staffan Lundholm – Drums

 
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