Recensione: The Blinding Light of Faith [vinyl version]

Di Daniele D'Adamo - 16 Settembre 2018 - 11:11
The Blinding Light of Faith [vinyl version]
Band: De Profundis
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2018
Nazione:
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73

“The Blinding Light of Faith”, ultimo album degli inglesi De Profundis, è uscito lo scorso 10 maggio su CD edito da Transcending Obscurity Records. Tuttavia, come sempre più spesso accade, a detto formato è seguito quello in vinile, in questo caso prodotto dalla Lusitanian Music. È importante osservare che fra le due versioni non ci sono differenze di sorta, per cui tutto ciò che compete a una tipologia riguarda anche l’altra e viceversa.

“The Blinding Light of Faith” è il quinto album dal 2005, anno di nascita dei De Profundis che, pertanto, si propongono come una formazione cresciuta in tutto e per tutto, capace cioè di produrre death metal avendo alla spalle un proficuo periodo di esperienza in materia.

Del resto il metal del Regno Unito, di per sé, per ragioni storiche risalenti a cavallo degli anni settanta ed ottanta nel leggendario periodo della NWOBHM, è una questione parecchio seria, e di questa circostanza i De Profundis non ne rappresentano un’eccezione.

Il death in questione non è estremo, non lambisce i territori della follia se non in qualche rada occasione (‘War Be Upon Him’), restando conseguentemente entro i confini di uno stile classico ma non old school. Stile pilotato dal growling rabbioso di Craig Land, che non si fa pregare a interpretare alcune delle sue linee vocali in harsh (‘Opiate for the Masses’), cantore perfetto per le musiche del platter.

Proprio ‘Opiate for the Masses’ manifesta in maniera sintetica un sound potente e aggressivo, a tratti ruvido e tagliente, ma che rimane fedele alle origini, cioè al flavour della già menzionata  NWOBHM. In altre parole, qualcosa insito nel DNA degli artisti metal britannici che permea tutte le loro opere a prescindere dalla tipologia musicale scelta.

E, difatti, non è esclusa la melodia, seppure inserita in un contesto ove essa non è abituale inquilina. È soprattutto nei soli delle chitarre di Shoi Sen e Paul Nazarkardeh, ma anche nei loro arabeschi di pregevole fattura (‘Bastard Sons of Abraham’), che il combo londinese esprime una buona cose di armonia e, ancora, il famoso rimando alle radici ottantiane.

Certamente non è semplice accostare un genere come il death alle propaggini più accattivanti dell’heavy metal. Si tratta di ricucire degli stili caratterizzati sì da parentela ma parecchio distanti fra loro e, in questo, i Nostri vi riescono con naturalezza e semplicità.

Il micidiale riff che funge da incipit a ‘Martyrs’, inoltre, disegna una formazione capace di pestare durissimo, quando vuole, alzando a proprio piacimento il livello di potenza erogata sino a giungere a una pressione sonora notevole, asfisiante. Death metal furioso, insomma, il quale, tuttavia, è sempre spezzato da break assai più lenti nei quali emergono le idee e le emozioni di un retroterra vasto e profondo.

Le song sono quindi abbondantemente variegate fra loro. Forse troppo, giacché si fa un po’ di fatica a mettere a fuoco con chiarezza uno stile, per quanto sopra specificato, complesso e ricco di elementi eterogenei fra loro.

In ogni caso “The Blinding Light of Faith” è un full-length che si lascia ascoltare con piacere (‘Godforsaken’): i De Profundis non sono un ensemble di primo pelo, e si sente.

Daniele “dani66” D’Adamo

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