Recensione: The Burden

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Il sottobosco metal italiano regala spesso qualche sorpresa, laddove si trova un artista che, pur da solo e sobbarcandosi ogni sforzo, non teme di osare. Daniele Morra è uno di questi. Studente di musica classica, alla chitarra e al basso abbina strumenti classici come il clarinetto, il pianoforte e il violino, lanciandosi nella creazione e pubblicazione di questo “The Burden”.
Si tratta di un album strumentale dove Morra viene accompagnato da Sara Musini al flauto, Orfeo Manfredi all’oboe, Eva Le Rose al bassoon e l’ottimo Elias Eliseo Bellido che si occupa del sassofono. La mistura strumentale offerta da Marra si traduce in un metal sui generis, dove le parti di chitarra sono all’insegna dei riff death-thrash e di passaggi e assoli prog, ma anche gli strumenti classici vengono suonati con piglio metal, con un ruolo di pari importanza nell’economia delle composizioni, e il tutto si fonde in modo organico e piacevole.
C’è un concept alla base di “The Burden”, ossia un viaggio interiore dove l’uomo affronta i propri demoni e cerca di ripartire da zero riappropriandosi della propria vita. Un viaggio dove Morra cerca di tenerci lontani dalla dimensione reale e dolorosa per condurci verso una nuova luce.

Già dall’apertura capiamo di trovarci alle prese con un disco diverso dal solito che ‘Sombre Danse’ che sembra proprio una sinfonia ottocentesca riprodotta da un grammofono, lascia spazio alla vorticosa ‘Ocean Lanes’ dove il sax si incrocia con la chitarra dai toni thrash e partorisce una traccia in stile Shining norvegesi. Ottimo l’intro da cinema anni ‘50 in ‘The Last Prayer’ avvio di una traccia che vede violino, oboe e clarinetto fondersi con la chitarra in una sorta di sinfonia metal dal sapore antico e ancestrale. ‘The Burial Of Sodom’ dà un tocco esotico e orientaleggiante, come una danza biblica vorticosa e trascinante.
La sensazione è che ci sia un caos organizzato nelle composizioni, che spesso si fanno frenetiche come se inseguissero solo il puro istinto (‘Dawn’, ‘Upheaval’) ma è un furore dissonante che serve a sottolineare il concept intrapreso. Le svisate di violino in ‘Sand Grain’, il taglio nervoso di ‘Next To Fall’ e il furioso duellare tra sei corde e oboe nella tirata ‘Cursed Lineage’ sono altri esempi dell’ottima riuscita del lavoro.

Ascoltare “The Burden” significa fare un viaggio dove sembrerà di assistere a un concerto metal da camera eseguito nell’800. È questo il suo punto di forza, riesce ha creare un’alchimia speciale nel suo far interagire la parte metal con quella classica quando spesso in altri progetti simili sentiamo l’una sovrastare l’altra. Qui è metal l’oboe, lo è il violino, il sax, come anche il piano, in quanto suonati con vigore e timbri da “metalhead” (ascoltate la traccia posta in chiusura, ‘Gone Forever’). Più di un ascolto è consigliato a chi ama andare oltre l’ovvio, alla ricerca di nuove sensazioni musicali. Non sarà facile seguire il concerto di filato, dovrà essere un’esperienza di ricerca, proprio come quella interiore che facciamo ogni giorno.

 

https://danielemorramusic.bandcamp.com/releases

 
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