Recensione: The Chthonic Rituals

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Nati nel 2013 a Parigi, solo ora gli Atavisma giungono a dare alle stampe il sudato debut-album, "The Chthonic Rituals".

Naturalmente, come spesso accade per le creature dell'underground, a monte c'è una buona - sia per quantità, sia per qualità - produzione discografica minore, per cui neonato full-length giunge sugli scaffali dei negozi di dischi ben rodato, sicuro di sé, rappresentativo in toto dello stile elaborato dalla formazione dell'Île-de-France.

Stile che fa capo al death metal ma non solo. Doom e sludge s'intersecano infatti fra loro per dar luogo al maligno virus che infetta il death rozzo e primordiale che muove le fila, a mò di burattinaio, delle song di "The Chthonic Rituals".

L'ambiente di vita entro cui esiste quest'ultimo è asfissiante, sconquassato dalle furibonde accelerazioni del ritmo e dalle susseguenti, repentine decelerazioni. Un ambiente paragonabile a una caverna di dimensioni ciclopiche entro la quale si agita un oceano di acqua mista a sabbia, da cui emergono, a seconda dell'andamento del moto ondoso, brandelli e membra di corpi umani in completo disfacimento.

Una visionarietà così precisa e potente ('Invocation of Archaic Deities') non può che dar lustro alla capacità, da parte dei Nostri, di saper creare atmosfere fitte, malsane, pregne di elementi in decomposizione. Così facendo, difatti, gli Atavisma riescono a dare vita a uno stile assai saldo, forte nei propri contenuti; assai indicativo di un Atavisma-sound che identifica il combo transalpino in maniera quasi univoca. Le componenti di questo sound sono gustosamente arcaiche, rimandabili all'istante in cui, nella seconda metà degli anni '80, avvenne lo scisma del death dal thrash metal.

Pure le tracce si dimostrano sufficientemente adulte sì da non sbordare dalle precise coordinate musicali di "The Chthonic Rituals". Condotte dal roco rantolo di L., indefinibile ruggito dalle frequenze bassissime, nemmeno definibile come growling, i brani esplorano in lungo e in largo i più reconditi anfratti dell'animo umano, scarificando la mente con riff dalla forma multipla, ben eseguiti dal mastermind G., capace di erigere da solo le barriere di chiusura dell'immenso mondo sotterraneo i cui abominevoli abitanti svolgono i loro osceni riti. 

G. che, in linea di principio, sarebbe anche bassista e drum programming ma che, in questa occasione, si fa coadiuvare da W. al basso e da Gabriel DeLoffre alla batteria. Soprattutto quest'ultimo è l'elemento cardine che consente all'ensemble di volare via alla velocità del suono quanto entrano in gioco i furibondi blast-beats scatenati dallo stesso DeLoffre ('Ashen Ascetic') senza dare la sensazione di un qualcosa di fittizio, di non-umano.

Nel complesso, tuttavia, "The Chthonic Rituals" non pare possedere le carte di un'originalità tale da consentire a se stesso di emergere con decisione dall'enorme quantità di gruppi che si dibattono nella mota dell'underground. 

Underground che, invece, è ambiente ideale per gli Atavisma, i cui frequentatori troveranno in essi ottimo cibo per la loro insaziabile fame.

Daniele "dani66" D'Adamo


 

 
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