Recensione: The Crystal Throne

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“The Crystal Throne“ è l’ennesimo disco, dell’ennesima band finnica, che ha fatto del power metal sinfonico la propria Bibbia.
Questo giovane quintetto nordico, rispondente al nome di Epicrenel, con il proprio debutto incarna perfettamente lo spirito del genere che rappresenta, proponendo un lavoro ben strutturato che sicuramente incontrerà i favori dei sostenitori più accaniti del genere, mentre, probabilmente, andrà incontro allo sdegno di chi - al contrario - è un po’ stanco di sentire riproposte per la milionesima volta, le stesse soluzioni compositive già adottate da decine di band attive nel calderone del power.
In ogni caso, è innegabile il fatto che gli Epicrenel abbiano svolto un lavoro tecnicamente esemplare, anche se - lo ripetiamo - per nulla innovativo.

Come da tradizione, ad aprire il disco è la breve “The Calling“, classica intro strumentale in cui le tastiere, curate dal bassista Jukka Hoffrén e dal tastierista Chrism, contribuiscono nel conferire notevole maestosità all’opera, dopo pochi istanti inaugurata dall’opener “To Cursed Land Again“, canzone ben studiata e perfettamente eseguita, in cui a dominare sono i poderosi riff chitarristici, uniti al muro sinfonico orchestrato dalle onnipresenti tastiere che guidano l’ascoltatore al cospetto di un chorus, riuscito, ma non particolarmente esaltante in quanto piuttosto prevedibile.

“Where Kingdoms Falls“ presenta una struttura più intricata, alternando spietati riff a parti orchestrali volte a rendere più dinamica la proposta del quintetto finnico, mentre le melodie si fanno più aggressive, per un risultato finale del tutto evocativo.
Successivamente, i toni si tingono di un alone plumbeo che avvolge le atmosfere dell’interessante “Walls Of The Cave“, contraddistinta da riff chitarristici ipnotici e serrati dai quali filtra un po’ di fresca melodia solo nell’arioso ed orecchiabile refrain.
Ritmi e melodie ipnotiche ed oscure si susseguono anche nella gelida “Floating Souls“, pezzo che sembra rivivere nello spirito degli italiani Rhapsody degli esordi, veri padri del genere.

Stessa sorte anche per la convincente “Guarding Fellhound“, ancora molto vicina allo stile dei primi Rhapsody, per un brano che non delude le aspettative pur denotando un’evidente mancanza di iniziativa da parte del combo finlandese, comunque in grado di regalare agli ascoltatori un episodio complessivamente piacevole.
Oscure atmosfere orrorifiche, infestano le note della sulfurea “In The Dungeon“, creativamente più convincente della traccia prima ascoltata, in quanto ancorata a sonorità gelide, rischiarate solamente da un coro estremamente melodico ottimo nel donare una notevole dinamicità al brano. Interessante la conclusione, scandita da una perfetta outro atmosferica, dominata dalle mistiche melodie create da chitarre e tastiere.

Nella seguente “Skyride“, la band pare soffrire di una struttura compositiva ormai prevedibile e del tutto succube dalla tradizione dei migliori Rhapsody, per poi ritrovare la giusta ispirazione nella epica “Defenders Of The Crown“, episodio che avvia il platter alle battute conclusive affidate alla raggelante “Fantom’s Grove“, gemma decadente ed oscura, in cui emerge nuovamente l’anima più dark degli Epicrenel, mentre il finale dell’opera è suggellato dalla cupa “Conquering The Throne“ e dalla bella strumentale “The Coronation“, brano che, riprendendo le armonie e le atmosfere dell’intro, conclude positivamente un lavoro altalenante: in alcuni tratti piacevole, in altri banale e scontato.

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