Recensione: The Difference Engine

Di Angelo D'Acunto - 9 Marzo 2008 - 0:00
The Difference Engine
Band: Dam
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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62

Nati a Londra nel 1998, i Dam cominciano a muovere i primi passi
nell’underground inglese con la pubblicazione di tre demo, con cui riescono a
farsi
conoscere nei sobborghi della città di provenienza. Gli iniziali problemi di
line-up (ben sei i cambi di formazione nel giro di pochi anni) ritardano di
qualche anno i lavori per la realizzazione del primo full-length, che arriverà nel
2005 con la pubblicazione di Purity (The Darwinian Paradox), il quale
permette alla band di farsi conoscere al di fuori dei confini nazionali dando loro l’occasione di suonare insieme a gruppi del calibro di Decapitated, Napalm Death,
Testament, Entombed, Cathedral, Zyklon, e Cephalic Carnage. Nel
2006 il gruppo rientra in studio per lavorare sui pezzi che andranno a comporre
The Difference Engine, secondo full-length uscito nel 2007 per Candlelight
Records.

Le influenze del quartetto inglese vanno ad accostarsi a quelle che sono le caratteristiche del sound tipico proposto da gruppi del calibro di
At
The Gates
e simili; un death/thrash violentissimo, però in questo caso,
rivisto in una versione più modernizzata con l’inserimento di elementi personali
a piccole dosi. Per questa seconda release, il sound dei Dam subisce un’ulteriore evoluzione rimanendo sempre stabile su territori di matrice puramente death, ma con l’aggiunta di elementi black specialmente per quanto riguarda il
cantato. Nove sono i brani a disposizione, divisi per non più di quaranta minuti di
durata totale di un disco che si muove essenzialmente su riff di chitarra
schizofrenici, sorretti dai tempi di batteria quasi sempre fissi in blast-beat.
La maggior parte dei pezzi presenti nell’album ci mettono di fronte ad una band
che decide di tralasciare la tecnica per dedicarsi alla violenza più brutale,
capace d’investire l’ascoltatore con la forza di un fiume in piena. Violenza
fatta di riff
velocissimi e ripetitivi che troviamo fin dalle prime battute dell’opener
The Difference Engine
; traccia violentissima e immediata che rimane
stabile su territori più “sicuri” e non del tutto originali già calcati da migliaia di altre band. Le successive Eyeballing ed Outside
frenano di poco la corsa, favorendo il lato più sperimentale e “melodico” dei
quattro londinesi. Il resto della tracklist continua a muoversi su livelli
decisamente standard per quello che è il genere in questione, fra ritmiche
pressoché simili l’una all’altra e sfuriate più brutali come nelle violenta
Gangrene. Purulence. Impact.
, momenti più rallentati come in
A Wound That Never Heals
fino ad arrivare a New Quest;
traccia interamente strumentale (!), caratterizzata solo ed esclusivamente da
riff semplici ed ossessivi accompagnati dai blast-beat della batteria. Chiusura
del disco affidata a  This Has Nothing To Do With Apathy;
l’unica traccia in cui l’intera band decide di riprendere fiato per esplorare
territori decisamente lenti e oscuri (non stiamo parlando di ritmiche doom, ma
poco ci manca) con una serie di riff semplici e immediati quasi di stampo hard
rock.

Nessuna novità in vista quindi. I Dam continuano a seguire
la scia tracciata da tante altre band che li hanno preceduti in questi anni,
preferendo affidarsi alle formule più standard del genere in questione piuttosto
che lasciarsi andare coraggiosamente verso uno stile più personale. La qualità
dei brani non è assolutamente scadente, ma a parte qualche caso isolato, risulta
essere veramente difficile non farsi prendere da un senso di noia indotto da una
tracklist troppo omogenea e composta da pezzi pressoché simili l’uno all’altro.
Le potenzialità per fare il botto ci sono, staremo a vedere se riusciranno a
inventarsi qualcosa di meglio per il prossimo futuro.

Angelo ‘KK’ D’Acunto

Tracklist:

01 The Difference Engine
02 Eyeballing
03 Outside
04 Mirror-Image Ritual
05 Made Of Beasts
06 Gangrene. Purulence. Impact.
07 A Wound That Never Heals
08 New Quest
09 This Has Nothing To Do With Apathy

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