Recensione: The Downfall

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Capisci di aver a che fare con un gruppo fuori dalla norma quando guardi alla sua storia, radicata nell’underground italiano da quasi trent’anni, ai suoi concept, costantemente profondi e ricercati senza essere pedanti o presuntuosi, ma soprattutto alla sua proposta, sempre così personale ed interessante. I torinesi Braindamage, con la consuetà sobrietà che li caratterizza, sono tornati nel 2016 con il loro sesto album, “The Downfall”, edito My Kingdom Music e ancora una volta riescono nel difficile compito di sfoderare una prestazione decisamente vigorosa, ma senza abbandonarsi ad una furia cieca ed ignorante. Significativo e ben poco casuale in questo senso il simbolo della band: nient’altro che la pianta stilizzata della Cittadella sabauda, fortezza simbolo di stoica resistenza agli attacchi dall’esterno e, contemporaneamente, struttura essenziale e organica. Tutte caratteristiche che si adattano perfettamente alla musica dei Braindamage, i quali nascono thrasher, certamente, ma che con estrema naturalezza si trasformano in qualcosa di evoluto. Giusto poi dare a Cesare quel che è di Cesare: perché dover dire che la band in certi frangenti ricorda Neurosis, The Haunted, Voivod, quando i Nostri hanno iniziato a fare musica in contemporanea, se non prima, di tali band? O, nel peggiore dei casi, quando hanno comunque sviluppato da subito una propria personale proposta? Ancora di più, perché si deve utilizzare il prefisso “post”, quando la band guidata da Andrea Signorelli era già “oltre” quando la massa era ancora immersa nella routine?

Introduzione ed interrogativi che lasciano il tempo che trovano, probabilmente, tuttavia le parole stanno davvero a zero quando ci si immerge in "The Downfall", un vero e proprio monolite che colpisce con stile e davvero non riesce a stancare, nonostante l’intrinseca pesantezza. Ispirato ad un libro scritto dalll stesso Signorelli - “Kahlenberg, La Regina in Rosso ed altri racconti”, caratterizzato da una trama di carattere fantascientifico e distopico - l’album attacca l’ascoltatore frontalmente, non concede tregua, eppure non annienta la vittima, anzi, la rende velocemente assuefatta alla sua forza: nonostante ritmiche spesso ossessive e le poche concessioni alla melodia, è facile rimanere attratti da scelte compositive così intriganti ed interessanti; mancano hook orecchiabili nel senso proprio del termine, eppure la costruzione di versi e strofe rimane facilmente impressa nell’ascoltatore. Poco utile il track by track per un’opera così compatta (gli stessi titoli chilometrici sono certamente un deterrente in questo senso), meglio evidenziare soluzioni, sensazioni e scenari che il concept album mette in mostra. Si passa facilmente da ritmiche parossistiche di moderno thrash come i più pesanti Nevermore sapevano fare (chi ha detto “Narcosynthesis”?) a divagazioni soliste dal virtuosismo inaspettato per il genere in questione. Poi, versi urlati in faccia senza ritegno e stacchi di derivazione punk alternati a ritmiche marziali, quasi industrial. Siamo ancora in un ambito fortemente metal, seppure caratterizzato da innumerevoli spunti alternativi. Un plauso tra l’altro va fatto a tutti gli strumentisti, davvero validi, che affiancano il mastermind Signorelli con una personalità e con capacità tecniche certamente non da gregari (peccato che gli splendidi assoli di chitarra siano un po’ sottotono come resa nel mix finale). Altro aspetto positivo: in un genere cerebrale è facile cadere nel tranello di soluzioni contorte e di arrangiamenti troppo cervellotici; così non è mai, fortunatamente, anzi, al contrario, non sono poche le aperture e i momenti di ampio respiro che riescono a semplificare la proposta (vedasi a tal proposito “Last of the Kings, First of the Slaves”), pur rimanendo in un ambito di generale pesantezza. E oltre a tale semplificazione, in chiusura i Braindamage dimostrano di lasciare il segno anche dilatando le atmosfere, con sapienti rallentamenti che fungono da apripista agli ultimi assalti.

The Downfall” è un lavoro di qualità evidente: molto semplicemente, è caratterizzato da bei pezzi, ben scritti e suonati, che trasudano passione e carattere, senza dimenticare l’elemento concettuale, sempre approcciato con maestria ed un certo fascino. Una volta tanto, meglio lasciare perdere le etichette, gli stili e i sottogeneri e affidarsi all’esperienza di chi un certo tipo di musica l’ha certamente visto nascere ed evolversi nel corso degli anni. Perché è proprio attraverso il proprio vissuto che si forma la personalità. E i Braindamage ne hanno tanta, fidatevi.

Vittorio Cafiero

 
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