Recensione: The Eagle Has Landed 40 (Live)

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Nel 1982 usciva The Eagle Has Landed, il primo live album dei guerrieri britannici Saxon. La band era lassù in cima, nell’Olimpo di quelli che contavano nell’heavy metal del periodo. Basti sapere che uno come Ozzy Osbourne faceva da supporter agli Stallions Of The Highway dello Yorkshire, nell’81. Il disco, contenente solamente dieci pezzi, per gli usuali problemi di spazio fisico su vinile, rendeva, senza dubbio, ma mai quanto rendevano i Saxon dal vivo, un’autentica macchina da guerra che si scatenava puntualmente. No Sleep ‘Till Hammersmith e Unleashed In The East, dei coinquilini Motörhead e Judas Priest, senza dubbio erano molto più rappresentativi del sound della band sulle assi di un palco, sebbene il secondo, come risaputo, venne addomesticato parecchio in studio. Altra pecca di ‘Eagle il fatto che dietro la batteria non vi fosse Pete Gill, silurato un anno prima, componente fondamentale di quella line-up killer, unica e inimitabile, che schierava, oltre a lui, Byford, Quinn, Oliver e Dawson. Nel 1982 il live album per i Saxon era obbligatorio, lo esigevano la storia e i fan, a chiudere il trittico magico Wheels, Strong e Denim. Non a caso nessun pezzo tratto da “Saxon” è presente su The Eagle Has Landed.

E veniamo ai giorni nostri. Dall’esordio omonimo appena citato risalente al 1979 sono passati quaranta, lunghi, anni. Nel frattempo di album dal vivo e uscite fra le più disparate si è imbottita la discografia dei Saxon ma, va detto, il sapore di Eagle Has Landed del 1982 nessun disco live successivo è più riuscito a pareggiarlo. Gli Stallions ci provano ora con il nuovissimo The Eagle Has Landed 40 (licenziato da Silver Lining Music/Militia Guard) che, non a caso, riprende la copertina dell’originario e la rivisita leggermente. Quaranta pezzi per quarant’anni di – onorata – carriera, raccolti on stage negli ultimi anni al Wacken Open Air, al Bang Your Head e in molte altre date “singole” sparse un po’ in tutto il mondo. Nessun brano proviene dai concerti italiani, comunque…

In questi casi, così come per i libri celebrativi dei “100 migliori dischi”, rischiano di far più rumore gli assenti eccellenti che non i presenti abili e arruolati. Difficile spiegarsi del perché, all’interno della sporca quarantina, non rispondano forte e chiaro all’appello autentiche corazzate d’Acciaio come “Baptism Of Fire” e “Altar Of The Kings”  così come, a ‘sto giro, una “Stallions Of The Highway” ci stava eccome…

Di contro è seppur vero che bordate del calibro di “Battalions Of Steel” svettano alla grande, per la gioia e il sollazzo di tutti i defenderoni fedelissimi alla premiata ditta Byford, Quinn & Co. Chicche sparse ve ne sono: ritrovare fra Eagle 40 una “Play It Loud”, non così frequentemente proposta negli anni all’interno del loro setlist procura indubbio piacere. Strameritato oltreché ovviamente atteso, vista la strabordante titolarità dei Saxon, il tributo agli amici e colleghi Motörhead, compagni di tante battaglie della guerra dei watt. Ecco quindi servite su di un piatto d’argento le varie “They Played Rock and Roll”, la cover di “Ace of Spades” insieme con ‘Fast’ Eddie Clarke e, come MotörSaxon, una impetuosa versione di “747 (Strangers in the Night)” con Phil Campbell alla chitarra, tratta dal gig tenuto a Helsinki nel 2015.

Il viaggio attraverso i classici immortali, non solo dei Saxon ma patrimonio dell’heavy metal tutto, si dipana in modalità appagante. Mancano “Wheels Of Steel”, “Heavy Metal Thunder” e “Motorcycle Man” ma vi sono “Crusader”, “Dallas 1 PM”, “Princess Of The Night”, “Denim And Leather” e “Power And The Glory”. Il giusto compromesso, insomma… 

I suoni di Eagle 40 sono possenti. Byford canta meglio oggi che non nel 1979, quando si disfaceva di sigarette e donnine disponibili a tutte le ore e la sua voce usciva fortemente nasale. Il resto della band non si discute, sono insieme da lustri e lustri e il risultato è insindacabile. Il live esce nelle versioni più diverse: 3 Cd, 5 Lp e limited edition varie infarcite di stuzzicherie.

In generale, rivolta a tutti, The Eagle Has Landed 40 (Live) anche nel titolo porta con sé la domanda da un milione di dollari:

Quarant’anni di carriera e non sentirli?

Difficile rispondere scevri da condizionamenti legati al fatto di essere fan, cronista, addetto ai lavori, Saxon ultras al 100% sin dagli anni Settanta piuttosto che semplice fruitore di musica rock in generale… Certo è che il Sassone è invecchiato molto, ma molto meglio di altri coevi. Ed è lì da vedere, e da sentire… Indi, al di là della risposta secca e precisa che ognuno può formulare al quesito di cui sopra: teniamoceli stretti stretti ‘sti defender!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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