Recensione: The Etruscan Prophecy [Reissue]

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Anno 1974: prendono vita gli Omega Erre in quel di Piombino, provincia di Livorno. La prima incarnazione dei ‘Quarterer passa quasi due lustri alla ricerca continua di un suono originale, che coniugasse al meglio la potenza dell'HM e la magia del Progressive, il tutto innervato dalla maestosità dell'epica. Conoscere a menadito e suonare cover di pilastri della musica come Van Der Graaf Generator, Grand Funk Railroad, Atomic Rooster, Gentle Giant, Toad e compagnia apre la mente e soprattutto gli orizzonti. I risultati successivi sono lì a dimostrarlo.

Il cambio del nome in Dark Quarterer è una conseguenza diretta della strada intrapresa e nel 1987 vede la luce l'esordio discografico omonimo, in 500 copie, completamente autoprodotto e dalla copertina coraggiosa. E' l'inizio di una lunga e affascinante storia.  

Nel 1989 esce The Etruscan Prophecy, sotto l'egida della Cobra Records, che costituisce l'evoluzione del sound dei Nostri. L'opener Retributioner deflagra, è proprio il caso di scriverlo, grazie all'incipit chitarristico di Fulberto Serena che spiana la strada a Gianni Nepi, bassista e vocalist solenne dalla timbrica particolare, proprio come la proposta del combo tricolore. La sana, bastarda e viscerale dose di epica viene garantita a tutto tondo: in primis dal cantato per poi passare attraverso i singoli strumenti. La breve e soave Piercing Hail suscita sensazioni eroiche che si sublimano nella title track. In quasi dieci minuti i Dark Quarterer sciorinano una prestazione lungimirante e che, a posteriori, ha brillantemente resistito alla  prova del tempo. Un attacco killer da parte della sei corde di Serena apre Devil Stroke, episodio in tempi medi che alla pesantezza della sezione ritmica Nepi/Ninci alterna sapientemente il giusto hook, indispensabile per far ricordare un brano. Irresistibile il passaggio melodico a metà canzone per un pezzo che fa del refrain la propria forza.

La strumentale The Last Hope rappresenta la quiete dopo la tempesta a firma della chitarra acustica di Fulberto Serena mentre Angels Of Mire irrompe fieramente introdotta dalla sola voce di Gianni Nepi. Il pezzo, in crescendo, si sviluppa poi su riff granitici che poco spazio lasciano all'immaginazione: il vocalist fa il bello e cattivo tempo miscelando a dovere bastone e carota ottimamente coadiuvato dagli altri due pard, consegnando alla storia un altro capitolo fondamentale. 

Il brano numero sette, Queen of the Sewer, costituisce la prima bonus track del disco, esattamente come accadde nel 2002, anno nel quale apparve per la prima volta all'interno della ristampa di The Etruscan Prophecy, operata dall'etichetta Metal Legion. Si tratta di una composizione coeva rispetto al resto dei brani che, forse anche per la registrazione grezza, riporta a certe sonorità oscure di inizio Nwobhm, dirette figlie degeneri del patrimonio anni Settanta. Da sottolineare l'ossessivo lavoro alla sei corde da parte di Fulberto, pregevole quanto mefistofelico.                                  

Chiude la versione dal vivo di Retributioner, pezzo aggiuntivo inserito appositamente per impreziosire ulteriormente questa nuova versione remaster di The Estruscan Prophecy targata My Graveyard Productions. La registrazione è di quest'anno, precisamente risale al concerto tenuto dai Nostri a Livorno lo scorso gennaio. Dopo il solo di batteria dello storico Paolo “Nipa” Ninci, Nepi, Sozzi e Longhi forniscono un versione del brano un poco diversa rispetto all'arrangiamento originale e che costituisce, proprio per questo, la classica ciliegina sulla torta oltre che fornire l'idea di come i quattro suonino dal vivo. Ma non finisce qua, un'altra chicca è dietro l'angolo, ovvero il video di Gates Of Hell - brano poi incluso nel debutto discografico -, anno 1985, girato nella cantina adibita a sala prove del gruppo davanti a uno sparuto gruppo di amici. Una leccornia per gli ultras del Metallo Italiano, a prescindere dalla qualità audio/video dell'operazione.                

Il booklet è professionale e all'altezza del prodotto: contiene tutti i testi, alterna alcune foto e le pagine centrali sono dedicate alla presentazione – sia in lingua italiana che inglese - del disco e della band da parte del collega Gianni Della Cioppa. La copertina, assolutamente originale e in controtendenza, incute rispetto oggi come nel 1989, così come la vista dall'alto del luogo oggetto delle foto, immortalato sulla back cover del libretto.

Le emozioni che The Etruscan Prophecy regala prevaricano il concetto del tempo e dello spazio. Sono passati vent'anni dalla sua uscita ma riesce a stupire ancora, proprio come accadde nel 1989, quando annichilì per portata e originalità, nonostante la difficile digeribilità al primo ascolto, in un'epoca dove molti gruppi italiani seppur pregevolissimi ed encomiabili, spesso suonavano derivativi. Caratteristica che non ha mai fatto parte dell'ensemble toscano che, anzi, ha fatto scuola in tutto il mondo e ancora staziona nella Premier League dei buongustai.  


Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

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Tracklist:
1 - Retributioner
2 - Piercing Hail
3 - The Etruscan Prophecy
4 - Devil Stroke
5 - The Last Hope
6 - Angels of Mire
7 - Queen of the Sewer – bonus track
8 - Retributioner (live) – bonus track

Extra:
Gates of Hell – bonus video
 

Line-up:

Gianni Nepi – lead vocals, bass
Paolo Ninci – drums
Fulberto Serena - guitar

 
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