Recensione: The Evil Divide

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"The Evil Divide” è il nuovo album della storica band californiana Death Angel, uscito il 27/05/2016.

 

Se ne può parlare molto brevemente: cercatelo, trovatelo, in qualche modo procuratevelo e ascoltatelo: è una bomba sonora che non vi deluderà. MA siamo qui per esaminare nel dettaglio questa ultima fatica dei Death Angel e lo faremo in prima battuta tornando indietro nel tempo, verso la fine degli anni ’80, quando il Thrash Metal era al suo apice. Nel 1987 grandi band pubblicavano album eccellenti ed indimenticabili: primi fra tutti gli Anthrax con “Among The living”, ma anche gli Exodus con “Pleasures Of the Flesh”, gli Overkill con “Taking Over”, i Testament con “The Legacy”, i Kreator con “Terrible Certainty”, i Sacred Reich con “Ignorance” e gli Heathen con “Breaking The Silence”.Nello stesso anno il Death Metal diventava un vero e proprio genere con l’uscita di “Scream Bloody Gore” dei Death, i Voivod davano alla luce uno degli album più sperimentali dell’anno: “Killing Technology”, ed il Doom Metal manifestava la sua presenza con l’ottimo “Nightfall” dei Candlemass.

I Savatage davano sfoggio della loro esperienza con il fantastico “Hall Of The Mountain King”, mentre i Manowar e gli Helloween si rivolgevano ad un pubblico più vasto pubblicando, rispettivamente, “Fighting The World” e “Keeper Of The Seven Keys”. In questo mare di fantastici capolavori, il 23 aprile 1987 si innalzava, come uno tsunami, un album che avrebbe lasciato per sempre una traccia indelebile nei cuori di tutti i fans del Metal, l’intramontabile: “The Ultra – Violence” dei Death Angel, combo proveniente da San Francisco. L’Album, pur risentendo dell’influenza dei gruppi della prima ondata Thrash, in particolare degli Slayer, esprimeva un’originalità tutta sua, trasmessa attraverso l’energia dei suoni, l’aggressività della voce ed i grandi soli di chitarra che i musicisti esprimevano grazie alla loro preparazione tecnica fuori dal comune.

Con i successivi due lavori, “Frolic Through The Park” del 1988 e “Act III” nel 1990, i Death Angel consolidavano il loro stile, rendendolo inconfondibile. Maturando costantemente, sia a livello compositivo che sonoro, diventavano precursori del moderno Thrash del nuovo millennio, rimanendo davanti agli altri di un passo lungo almeno dodici anni.

L’introduzione nei brani, di suoni appartenenti ad altri generi, come il funky e un minor protagonismo della velocità accentuavano però le differenze con il primo album, con la conseguenza di una fredda accoglienza da parte di molti fans non d’accordo con la direzione intrapresa. Questa situazione, sommata a problemi interni ed alla crisi generale del movimento Thrash durante i “maledetti anni ‘90”, condussero i Death Angel allo scioglimento, avvenuto nel 1991.

Dopo dieci anni, nel 2001, con l’occasione del progetto di beneficenza “Thrash Of The Titans”, nato per aiutare Chuck Billy dei Testament e Chuck Shuldiner dei Death, purtroppo malati di cancro a raccogliere i fondi necessari per continuare le cure mediche, i Death Angel si riunivano riprendendo la loro attività. Dopo tre anni dalla reunion, nel 2004, usciva il quarto album “The Art Of Dying”, con il quale i Death Angel ripartivano da dove si erano interrotti, ma con diciassette anni in più di esperienza sulle spalle, percepibili fin dall’ascolto dalla prima traccia: la veloce e potente “Thrown To The Wolves”, uno dei pezzi Thrash più belli di sempre. Da allora il gruppo ha mantenuto la sua identità, anche se con qualche cambio di formazione, producendo album di altissimo livello compositivo.

Nel 2008 esce “Killing Season”, con il quale i Death Angel strizzano l’occhio agli anni ’80 senza perdere la modernità del loro stile. Nel 2010 è la volta di “Relentless Retribution”, nel quale la velocità lascia il posto a tonalità più groove. Nel 2013 viene stampato “The Dream Calls for Blood”, dove primeggia il Thrash di chiaro stampo Bay Area, puro e semplice, senza compromessi.

Ed arriviamo al 2016. Ancora oggi le fondamenta ed i pilastri del Thrash e dell’Heavy Metal sono costituite principalmente dai vecchi gruppi del passato: superati gli anni ’90 c’è chi è tornato alle sonorità delle origini (Metallica, Testament, Overkill), c’è chi ha ricostruito, nella maggior parte dei casi e per quanto possibile, le formazioni storiche (Anthrax ed Exodus) e c’è chi ha avuto premiata la perseveranza di continuare stoico nonostante il momento avverso (Slayer, Sacred Reich). Dei Death Angel solo due musicisti fanno parte della band originale: il cantante Mark Osegueda ed il chitarrista Rob Cavestany, ma il loro inconfondibile sound si rivela nuovamente con “The Evil Divide”, il nuovo album.

Il disco è il naturale proseguimento del precedente. Propone sempre un Thrash nudo e crudo, dove velocità, potenza, rabbia ed energia si fondono e s’intrecciano per dare corpo ad un nuovo tsunami, che dopo quasi trent’anni dal primo “The Ultra-Violence” si forma per travolgere e devastare qualsiasi cosa incontri sulla sua strada. Già la cover è di forte impatto, per il sottoscritto la più bella che il combo abbia mai presentato: il disegno di una falena chiamata “Sfinge testa di morto”, lepidottero, che secondo le superstizioni popolari, è portatore di eventi nefasti. Quale migliore immagine per rappresentare l’angelo della morte!

Non ci sono sperimentazioni o novità nel disco, ma ottime canzoni, con le quali i Death Angel, pur rimanendo coerenti con la tradizione della Old School del Thrash, evolvono ancora proponendo canzoni moderne, di alto livello compositivo e tecnico, migliorando la già squisita performance ottenuta con “The Dream Calls for Blood”. Non c’è traccia che non coinvolga emotivamente, tanto che l’ascoltatore resta letteralmente inchiodato all’album per tutti i suoi quarantacinque minuti. A tal proposito risulta azzeccata la scelta del numero delle canzoni e della loro durata ovvero non troppo lunga e priva di riempitivi; evita così momenti noiosi o ripetitivi. L’abilità di ogni singolo musicista è evidente in ogni brano: ritmiche incalzanti, cambi di tempo perfettamente orchestrati, assoli di chitarra da brivido che però non cadono mai nel virtuosismo fine a se stesso rimanendo sempre legati al pezzo. Importante anche l’interpretazione del vocalist. Tutta questa perfetta alchimia rende l’album davvero unico.

Caratteristica non da poco: ogni canzone è talmente trascinante che può essere eseguita dal vivo, integrandosi sia con i pezzi storici, sia con quelli del secondo periodo dei Death Angel. In particolare spiccano l’iniziale “The Moth”, (la falena rappresentata nella cover), pezzo velocissimo preceduto da una breve intro vecchio stile che lega il momento presente con il passato. L'opener è caratterizzata da cori trascinanti e da un basso in evidenza che va oltre il semplice supporto ritmico.
Le canzoni sono, per la maggior parte, molto tirate. M a i Death Angel non sono solo velocità, e lo dimostrano con “Lost”. Il brano, struggente, risulta carico d’intensità emotiva senza perdere aggressività, una sorta di urlo disperato, sinonimo di elevata capacità interpretativa. Anche in questo caso specifico, le abilità dei musicisti sono espresse al massimo, ma è, ancora una volta, il vocalist Mark Osegueda, le cui capacità invecchiano bene come il miglior barolo d'annata, a rendere il pezzo magico ed unico: un'interpretazione passionale fuori dal comune.
La successiva “Father Of Lies” strizza l’occhio alle velocità del passato, spiazzando però l’ascoltatore con un improvviso assolo di chitarra quasi ai confini con il jazz moderno, supportato da un basso che, come per “The Moth”, non è solo d’accompagnamento, ma si erge a protagonista del brano.
Veramente particolare è “Breakaway”, pezzo dai ritmi incalzanti al limite dell’hardcore e con un refrain che unisce l’aggressività e la potenza alla melodia. Anche in questo caso il tutto risulta saldamente legato dall’espressività vocale di Osegueda. Chiude l’album”Let The Pieces Fall”, altro brano potentissimo, con ritmi tra il Thrash ed il moderno Heavy Metal che sancisce la direzione futura dei Death Angel. È difficile trovare altre parole per descrivere un full-lenght che, per il sottoscritto, rasenta quasi la perfezione.

Infine, non posso non confrontare “The Ultra-Violence” con “The Evil Divide”. Con il primo i Death Angel si sono imposti con prepotenza, realizzando un album indimenticabile, mentre con l’ultimo hanno confermato di essere maestri del proprio genere e di avere ancora voglia di stupire e migliorare. Sono, sicuramente, una delle migliori Thrash metal band attualmente in circolazione. Avevamo dubbi a riguardo?

Andrea Bacigalupo

 
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