Recensione: The Extinction Generation

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I Nirnaeth (il cui nome ricorda 'la battaglia delle Innumerevoli Lacrime' del 'Signore degli Anelli') si sono formati a Bergamo nel 1990 da un'idea di Marco Lippe (batteria, voce e tastiere) e Marco Grey (chitarra). Il genere musicale scaturito dalla loro unione è un Thrash che prende principalmente spunto dalle produzioni della Bay Area, con trame originali derivanti da inserti che, rimanendo pur sempre potenti e decisi, sono caratterizzati fa linee progressive e psichedeliche (vedi King Crimson e Pink Floyd ma molto più incazzati)

Tra i pionieri del Thrash in terra orobica, i Nirnaeth si sono dedicati, in tale periodo, ad una densa attività live, aprendo concerti per band quali Cradle of Filth, Strana Officina, Skanners, Rain ed Extrema.

Come attività discografica si sono fatti conoscere prima con due demo (‘Nirnaeth’ del 1992 e ‘Blind Hate’ del 1994) e poi con l’album autoprodotto ‘The Psychedheavyceltale in 8 Novement’.

Nonostante i buoni risultati, nel maggio 2000 il combo si sciolse, per poi riformarsi nel 2007, pubblicando, nel 2009, l’EP The Return e, nel 2015, il Full-Length ‘The Extinction Generation’.

In questo arco di tempo nella  band si sono alternati vari musicisti ed oggi l’unico superstite della formazione originale, che ha partecipato all’incisione dell’album, è Marco Lippe, mentre gli altri membri Danny Nicoli (chitarra) e Luca Algeri (basso) sono stati sostituiti dal ritorno del secondo membro fondatore Marco Grey Tombini (chitarra), da Simone Fumagalli (chitarra) e da Leonardo Rocchetti (basso). La band si avvale sempre della collaborazione di Elena Lippe alla voce.

L’album riprende un po’ la storia del gruppo, unendo a brani nuovi cinque tracce storiche che, se pur con più di vent’ anni di vita, risultano attualissime. Sono inoltre incise una spassosissima versione di ‘Blitzkrieg Bop’ dei mitici Ramones, tre tracce rimasterizzate dal primo demo del 1992 ed ‘Epitaph’, estratta dalla complilation ‘Il cielo visto dalla luna’.

Il sound di ‘The Extinction Generation’ è intriso di potenza, furia e velocità arricchite da tonalità raffinate che generano sezioni di stampo violento, ma progressivo. Questo rende i brani articolati ma non complessi, evitando il trabocchetto, nel quale purtroppo cadono tante giovani band di oggi: la ripetitività.   

Colpisce molto la voce: Marco non nasconde la passione per i grandi cantanti Hard Rock ed Heavy Metal e scandisce strofe e refrain con la giusta potenza ed intonazione, diffondendo la rabbia che il genere richiede senza trasformarla in furia cieca o brutalità a prescindere. Un vero cantante, dotato di buona estensione, che fa spiccare nei momenti salienti, senza esagerare e senza ricorrere ad espedienti per nascondere eventuali carenze. Senza nulla togliere agli altri cantanti che s’impegnano e danno il massimo, non sono tante le voci della qualità di Marco che si sentono nel Thrash underground.

La sezione ritmica è compatta, un vero assalto di cavalleria che ti colpisce al fianco, con suoni gravi e dinamici, deflagrante nei cambi di tempo ed enfatica nelle fasi più sperimentali.

Gli assoli sono ben eseguiti e con un buon grado ci complessità che però non sfocia nel puro virtuosismo, inserendosi perfettamente nel pezzo e aumentandone l’enfasi.

L’album inizia con ‘We forget to think’: i Nirnaeth non la stanno a raccontare con intro melodici od arpeggi d’apertura ma partono immediatamente all’assalto con un brano veloce e strofe decise, scandite parola per parola, ed un refrain più melodico anche se sostenuto da una batteria che è una salva di cannoni. I cambi di tempo s’alternano per giungere ad una sezione narrata da una voce femminile, che poi riporta alla parte iniziale.

Segue ‘Moby Dick’, un potentissimo Mid-tempo che corre sulla linea di crinale tra il Thrash ed il Metal più tradizionale. L’uso della madrelingua lo rende unico, tenendo Marco le parti sia del Capitano Achab che del grande capodoglio. L’idea della follia derivante dalla monomania del primo personaggio, che lo ha reso cieco e pazzo a tal punto da sacrificare tutto per la riuscita della sua impresa, e l’irrefrenabile furia di chi è cacciato e non si arrende sono esaltate al massimo livello. Un brano unico direi.

La terza traccia è la Tittle-Track, ‘The Extinction Generation’, un Thrash ‘n’ Roll con un riff che rimanda indietro nel tempo, un refrain melodico ed un assolo molto articolato. C’è poco da fare: la testa non riesce a stare ferma.

Parte poi ‘Blind Hate’, dal riff oscuro, è un pezzo pestato e violento che si divide tra tempi medi, accelerazioni e cambi di tempo improvvisi. Ottima la sezione solista.

Siamo alla metà del platter ed i Nirnaeth stravolgono il tutto: sembra quasi una scherzo quando attacca la cover di ‘Blitzkrieg Bop’, brano di debutto dei Ramones scritto nel 1975 ed ancora oggi colonna portante del movimento punk. I Nirnaeth la fanno loro senza stravolgerla, unendo l’anima Thrash a quella punk ed inserendo una voce strafottente ed irriverente. Come detto poc’anzi sembra quasi uno scherzo ma non lo è: ‘Blietzkrieg Bop’ non perde la sua serietà e diventa un ottimo tributo ad una band storica. Spezza un po’ l’andare dell’album, ma ci sta.

The fatal Blame’ è un altro Thrash ‘n’ Roll; è un pezzo potente e carico di furore con un cantato che fa cenno alle vecchie voci degli anni ’70 e riporta frammenti musicali quasi sperimentali e psichedelici.

A Better Revolution’ ha in se molto del sano e vecchio Metal, ricordando un po’ i Judas Priest più veloci.

Mors Tua Vita Mea’ è un Tempo Medio che si alterna con strofe veloci, dal tiro quasi delirante.

The Human Bankrupt’ è di nuovo Thrash allo stato puro, selvaggio e furente mentre ‘The Root of Evil’, che chiude il disco, racchiude in se parecchia sperimentazione.

Si entra poi nella sezione delle bonus track: ‘Ten Years After’, ‘The Fatal Blame’, ‘The Root of Evil’ ed ‘Epitaph’. Quattro buoni pezzi che dimostrano che i Nirnaeth sono partiti con le idee chiare e che nulla è stato fatto per caso.

Concludendo, un ottimo album, che rende quasi inutile questa recensione, perché ‘The Extinction Generation’ non è da leggere, ma da ascoltare. Bravi Nirnaeth, aspettiamo il prossimo lavoro. 

 

 
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