Recensione: The Fire I Long For

inserito da

Diciamolo subito e in modo chiaro: “The Fire I Long For”, quarto disco dei doomster svedesi Avatarium, è uno degli album più attesi di questo 2019. Per il sottoscritto, almeno.
La formazione capitanata da Marcus Jidell e Jennie-Ann Smith, con la sua personalissima proposta, a cavallo tra doom e sonorità settantiane, è ormai diventata una realtà del panorama metal europeo e ogni sua nuova uscita discografica attira quindi i riflettori di appassionati e critica.
L’ultima prova in studio, “Hurricanes and Halos”, lavoro pubblicato nel 2017, aveva brillato un po’ meno rispetto agli standard cui gli Avatarium ci avevano abituato, forse per la decisione di puntare maggiormente sugli elementi seventies, “trascurando” la componente doom, perdendo quel magico mix che aveva fatto le fortune di un disco come “The Girl with the Raven Mask”. Così, quando la band ha annunciato che “The Fire I Long For” sarebbe stato un disco che avrebbe recuperato l’anima doom delle origini, senza trascurare le influenze settantiane, beh, la speranza di poter ascoltare un album che potesse raggiungere lo stesso livello del già citato “The Girl with the Raven Mask” mi ha fatto letteralmente sobbalzare sulla sedia.

The Fire I Long For” si presenta come un lavoro nero, cupo, carico di pathos in cui la prestazione di Jennie-Ann Smith al microfono fa la differenza, riuscendo a interpretare alla perfezione i colori e le varie anime che caratterizzano le singole canzoni. Basta ascoltare la splendida ‘Rubicon’, uno dei singoli che ha anticipato l’uscita del disco, per rendersi conto di come il contributo della bionda cantante sia fondamentale nell’economia dell’intero platter. Proprio ‘Rubicon’ può essere considerata come il biglietto da visita del nuovo disco: una canzone che si muove sulla linea di confine tra il doom e quelle atmosfere settantiane, spesso intrise di psichedelia, in cui i Nostri sembrano esprimersi al meglio: dalla chitarra di Jidell, alla sessione ritmica, dove la batteria di Andreas ‘Habo’ Johanss fa la voce grossa, fino ad arrivare all’organo di Rickard Nilsson. Nella loro carriera, poi, i Nostri ci hanno sempre abituato ad avere un sound variegato, a non aver paura di spingersi oltre, verso lidi che possono apparire distanti dal metal tout court, senza però perdere la propria personalità. E il nuovo album non poteva che continuare in questa direzione. Ci troviamo così al cospetto di ‘Lay Me Down’, il classico pezzo che non t’aspetti, ma capace di trasmettere emozioni forti, grazie a delle atmosfere quasi cinematografiche, di chiaro stampo americano. E sono proprio ‘Rubicon’ e ‘Lay Me Down’ a tracciare i confini entro cui dobbiamo inquadrare il nuovo lavoro. Incontreremo così pezzi più doom oriented, come ‘Porcelain Skull’ e ‘Voices’, in cui spicca un organo degno del miglior Ken Hensley; canzoni più dirette, come ‘Shake the Demon’, che riporta alla mente una certa ‘The Girl with the Raven Mask’, per poi passare a tracce più eteree, come ‘Great Beyond’, con il fraseggio centrale fortemente debitore ai Led Zeppelin. Da segnalare anche la splendida title track, canzone elegante e delicata, intrisa di malinconia, in cui, una volta in più, sottolineiamo la splendida prova al microfono della bravissima Jennie-Ann Smith.
Tutto questo viene valorizzato da una produzione curata, cristallina, ma che, allo stesso tempo, dona all’album un certo flavour rétro, che ben si addice all’ avatarium sound, regalando ulteriore fascino alle composizioni. Da sottolineare, inoltre, che anche in “The Fire I Long For” compare lo zampino del father of doom per antonomasia, l’inossidabile Leif Edling, mastermind dei leggendari Candlemass e fondatore, assieme a Jidell, degli Avatarium. Dal 2017 Edling non fa più parte della line-up ufficiale, ma il suo contributo in fase di composizione non è mai venuto meno, segno del rispetto reciproco che scorre tra Edling e Jidell, e di una collaborazione che va ormai avanti da anni (ricordiamo che Jidell è anche il produttore dei Candlemass e dei The Doomsday Kingdom n.d.r.).

The Fire I Long For” ci restituisce quindi una band in piena forma, ispirata, capace di mettere a segno un disco elegante e coinvolgente, che assume fascino ascolto dopo ascolto. Dopo un passaggio un po’ sottotono, avvenuto nel 2017 con “Hurricanes and Halos”, gli Avatarium ritornano così a esprimersi sui loro, elevati, standard, mettendo a segno quello che può essere considerato il disco della definitiva maturità. E noi, da loro, aspettavamo proprio questo. Ben tornati Avatarium!

 

Marco Donè

 

 

 
75