Recensione: The Fortune Teller s Gaze

Di Filippo Benedetto - 28 Giugno 2004 - 0:00
The Fortune Teller s Gaze
Band: Wind Wraith
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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78

Gli Wind Wraith nascono da un’idea del chitarrista Pat Blair, appassionato di heavy metal “vecchia scuola” con l’intenzione di riprenderne l’essenza “raw”. La band subito inquadra il proprio stile e sound sulla scia di bands storiche (e cardine) del genere come Iron Maiden, Manowar ma anche speed/thrash metal bands come Metallica e Megadeth. Presto la band completò la propria line up con ben 3 chitarre (due ritmiche ed una solista), cimentandosi nella scrittura dei brani che avrebbero di lì a poco fatto parte del debut album, “The Fortune Teller’s Gaze” (disco che riprendeva abbondantemente le premesse citate poco sopra). La “svolta” per la band arrivò sul finire del 2002, quando entrò stabilmente nel gruppo, alla voce, Scott Oliva. Da questo momento in poi per la band si apre un periodo particolarmente fruttuoso, durante il quale, forti di recensioni positive anche in sede live, vede crescere di fama e autorevolezza nel circuito metal.

La riedizione di “The Fortune Teller’s Gaze” (in uscita il 28 giugno), con all’opera l’attuale line up del combo, mostra una band notevolmente migliorata soprattutto per quanto concerne la parte tecnico strumentale. Qui il gruppo dimostra una buona capacità di calibrare il proprio sound, intelligentemente “plasmato” in modo da essere efficace e potente o morbido e curato laddove ciò è opportuno. Il disco sicuramente ne ha giovato e il risultato assicura gradevolezza dall’inizio alla fine dell’ascolto. Una nota di particolare interesse va segnalata per quanto riguarda, innanzitutto, la prestazione vocale di Scott Oliva… incredibilmente somigliante a quella di Bruce Dickinson (tanto da ricordare in certi passaggi vocali l’Air Raid Siren di almeno quindici anni fa). Ma passiamo all’analisi nel dettaglio del disco.

Apre “War the Sun”, song introdotta da un vigoroso riff di base trascinante e ben impostato. Colpisce subito il lavoro in sede ritmica, con continui cambi di tempo eseguiti in maniera precisa donando alla track il giusto equilibrio tra parti di più diretto impatto e momenti (moderatamente) più rilassati. Le vocals sono graffianti e aggiungono notevole dinamismo e potenza al tutto, assicurando all’ascoltatore cinque minuti (o poco più) di un heavy metal degno della vecchia scuola. A seguire la title track, “Fortune Telle’s Gaze”, concentra l’attenzione su un riffing più ragionato ma non meno carico di adrenalina, sostenuto da un drumming più cadenzato. Le citazioni prese in prestito da bands come gli Iron Maiden, anche se molto evidenti, non attenuano comunque la convinzione della buona preparazione di questo combo che riesce a catturare l’orecchio dell’ascoltatore con passaggi chitarristici molto ben curati. La terza song, “Dragon Riders”, si avvale di una sezione ritmica d’assalto, martellante e più veloce del solito (direi quasi speed) soprattutto nella parte iniziale del brano. Il drumming riesce tuttavia, dopo questo deciso sprint  iniziale, a non fossilizzarsi su una monotona metrica sviluppandosi nel corso del pezzo lungo ritmiche più cadenzate e fluide. Il lavoro alle chitarre ritmiche anche qui è pregevolmente dispensato lungo tutta la durata della song, passando da riffoni più aggressivi e diretti a barocchismi di sicuro impatto. “Watching over me” porta il combo ad avventurarsi lungo linee melodiche più riflessive, dove le vocals di Oliva giocano un ruolo determinante nel rafforzare la carica drammatica del pezzo. Un buon assolo, infine, dona ulteriore pregevolezza al tutto con un lirismo suggestivo e piacevole. Interessante il lavoro in sede di riffing nella successiva “Millennium horror”, dove da segnalare è il buon lavoro in sede solista: pregevole e fluido. “Shameless Desire” concentra l’attenzione dell’ascoltatore su sonorità vagamente orientaleggianti, specialmente nel refrain principale, ripescando a tratti in alcuni felici episodi del repertorio maideniano.
L’ottava song, “High Hopes: the Amityville Murders”, viene introdotta da una lunga parte strumentale che poi costituirà la base fondamentale del pezzo. Il brano è molto vivace e risalta le doti del combo nel saper miscelare una certa cura nelle costruire trame melodiche che siano graffianti e allo stesso tempo armoniche. Molto accattivante l’assolo posto in chiusura che pone il sigillo ad un brano che molto diretto e fluido, anche se a tratti un po’ ripetitivo. La nona “Tempted by death” ha il proprio punto di forza su un riff portante pesante ed efficace allo stesso tempo, supportato da un drumming che sottolinea fortemente il grande impatto sonoro del brano nel suo complesso. Le vocals sono ben calate lungo le linee portanti della song, liberandone tutta la carica “evil” sia sulle tonalità basse che su quelle alte (specialmente nei frangenti coristici). Anche stavolta tocca all’assolo fungere da elemento trainante della canzone, quasi dando più “spessore” all’atmosfera tratteggiata dal riff di base. La penultima “Ancient Tales” viene introdotta da un riffing acustico suggestivo, cupo e quasi drammatico seguito, poi, dall’irrompere delle chitarre elettriche che costruiscono trame nuovamente orientaleggianti. Suggestivi duetti vocali tra Oliva e una voce femminile donano fascino al brano e si nota una buona sintonia tra gli strumentisti; in particolar modo da segnalare è il buon lavoro al basso di Brian Hobbie, che costruisce insieme alla batteria una sezione ritmica convincente). Pregevole è l’intermezzo centrale, in forte odore a temi musicali medioevaleggianti. Chiude il disco in maniera inaspettata il frizzante heavy rock di “Burning Love”, brano piacevole dove il combo mostra il proprio lato “easy”, grazie ad un refrain di facile presa sull’ascoltatore.     

Per concludere questo lavoro dei Wind Wraith è un buon biglietto da visita per una band promettente che spero continui su questa linea, magari meglio assestandola con un lavoro di affinamento del proprio stile musicale, liberandolo da facili e comodi paragoni con bands storiche (delle quali comunque riprendono bene la “lezione”). Sia chiaro, non c’è nulla che  non si  già stato scritto nella musica di questi ragazzi, ma sicuramente l’heavy metal odierno ha bisogno di gente come gli Wind Wraith che ricordano a tutti noi come va suonato un certo tipo di Heavy Metal.

Tracklist:

1. War In The Sun
2. Fortune Teller’s Gaze
3. Dragon Riders
4. Watching Over Me
5. Millennium Horror
6. Wind Wraith
7. Shameless Desires
8. High Hopes: The Amityville Murders
9. Tempted By Death
10. Ancient Tales
11. Burning Love

Line Up:

Pat Blair:  Rhythm Guitar/Backing Vocals
Brian Fingerhut: Lead Guitars
Diana Dellasala: Rhythm Guitars
Rob Maresca: Drums/Backing Vocals
Scott Oliva: Lead Vocals/Backing Vocals
Brian Hobbie: Bass Guitar

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