Recensione: The Ghost Town Sessions [EP]

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I Phoenix & Dragon sono un gruppo originario dell’Arizona, che nasce nell’intento di combinare “la complessità del progressive rock, l’aggressività del metal tradizionale, con le qualità armoniche della musica d’arte per creare un sound progressive power metal”. La band vede in line-up musicisti rodati come Teddy Arunski alla chitarra, Max Wieden alla batteria, Jermaine Mars al basso e Jonathan Gabriel Jr. (DemiAura) alla tastiera.
Formatisi nel 2005, i P&D hanno aperto concerti per Symphony X, Queensrÿche, Fates Warning, 3 Inches Of Blood, Mayhem, Sabaton, Turisas, Quiet Riot, Y&T e Adrenaline Mob, solo per citare nomi famosi.
Il combo ha fatto tour proponendo un set strumentale, finché nell’ottobre del 2014 Danny Aiello entrò in formazione come cantante. Se la qualità della loro musica è restata invariata, con la nuova line-up gli americani hanno puntano a un salto di qualità aggiuntivo e un allargamento del proprio pubblico di riferimento.
Alla fine dell’anno scorso i cinque hanno registrato due canzoni per un demo, ai Town Studios di Jerome, uscito nei primi mesi del 2015, raccogliendo buon successo di critica, dopo l’Ep del 2013 Of Myth & Metal. The Ghost Town Sessions (il titolo si riferisce alla cittadina di Jerome?) consta di due sole tracce e l’artwork ricorda certi manga, non a caso il drago e la fenice sono esseri mitologici cari ai nipponici.

La raison d’être dell’Ep è la mini suite “Through the Fields of Perdition”, buon pezzo prog.-power. Tutto inizia con un synth ovattato e poi i toni si fanno metal. Non manca la doppia cassa, unisoni chitarra-tastiera e soluzioni melodiche di sicura presa. Jonathan Gabriel Jr. opta per un ventaglio di sintetizzatori variegato, che passa per l’hammond e altri suoni più tradizionali che richiamano i fasti dei Nineties. Comporre una strumentale da più di dieci minuti non è cosa semplice, i P&D ci riescono mirabilmente. Tra arzigogoli prog. e accelerazioni power, sembra di ascoltare più che i Dream Theater, i Pär Lindh Project mescidati agli Andromeda svedesi. I cambi di tempo si susseguono senza soluzione di continuità, la longevità del brano è fuori discussione, merito anche degli assoli di chitarra, tecnici, ma non onanistici. Anche il basswork arricchisce il sound del combo americano e non resta in secondo piano. Si arriva a metà brano come se il tempo fosse volato per magia, poi uno stacco alla fine dell’ottavo minuto rallenta i ritmi; ne guadagna l’ecletticità, con arrangiamenti semiacustici e sonorità che ricordano vagamente i Symphony X. Ma tutto dura un istante e i ritmi tornano sostenuti, per un gran finale pirotecnico con qualche concessione “cacofonica”. L’ultima parola, però, spetta ancora alle tastiere in perfetta circolarità.
Alchemaic Sorcery” inizia promettente, con tinte barocche, poi prosegue mediocre, colpa delle main vocals di Danny Aiello, che si muove su registri alti, ma non risulta incisivo e compromette il lavoro del comparto strumentale. Colpiscono i synth di tastiera, originali e complementari al guitarwork. Il mix tra prog. e power questa volta pende di più verso il power, ma il carattere ibrido del sound si mantiene ben calibrato. Max Wieden picchia duro e non lesina qualche finezza. Il brano termina con una cadenza netta a differenza dell’opener.

The Ghost Town Sessions è un Ep con un highlight da tenere in considerazione. Peccato per la produzione insufficiente e una seconda traccia che non regge il paragone con Through the Fields of Perdition. I P&D promettono bene per il futuro, soprattutto se sapranno confermare la loro abilità nel coniugare due generi metal agli antipodi, come il power e il progressive, incarnati da fenice e dragone.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 
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