Recensione: The Gorgon Cult

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Nuovo capitolo per la "epic black metal band" romana, che non rinuncia al proprio stile sinfonico e totalmente devoto alla melodia di stampo, appunto epicheggiante. Gli Stormlord sono cresciuti parecchio dagli zoppicanti esordi, già lo si notava coi precedenti albums; ma non sembrano comunque volersi affrancare da un certo tipo di sound abbastanza chiuso su se stesso, dopo l'età d'oro vissuta 6/7 anni fa.

Ricordo infatti quando labels come la Last Episode (guarda caso l'etichetta di esordio dei nostri) pubblicavano a raffica dischi che combinavano il black metal, qualche influenza gothic, molta ma molta sinfonia e l'immancabile componente maideniana nelle chitarre. Qualcosa di buono era rimasto ai posteri, penso ad esempio ai Mystic Cyrcle, ma l'impulso generale, quella "corsa alla sinfonia" che sembrava aver contagiato irresistibilmente la maggior parte degli adepti del black, si era spento con l'inevitabile e fisiologico calo d'interesse da parte dei media.
Bene, gli Stormlord non hanno mai smesso di crederci, neanche quando commercialmente, forse, conveniva: di questo bisogna dargliene atto; e sono sempre riusciti a proporre prodotti di buona qualità nel loro stile.

The Gorgon Cult, oltre a riconfermare l'interesse della band romana verso una mitologia mediterranea da riscoprire in ambito metal, ribadisce anche tutto del gruppo che ne è autore: luci ed ombre si susseguono infatti lungo la tracklist del disco, rendendo difficile un giudizio omogeneo. E' importante dire da subito che il sound degli Stormlord continua ad essere saldamente basato sulle tastiere, ora più che mai presenti a sostegno dei riffs di chitarra; e che se non avessero David Folchitto alla batteria probabilmente le loro quotazioni scenderebbero sensibilmente: il giovane drummer è infatti davvero apprezzabile nel suo essere preciso, potente e veloce come si conviene ad batterista in questo stile musicale. 
Ed i pezzi denotano un'attenta ricerca della melodia, ancora più spinta verso lidi power che nel passato (The Oath of the Legion contiene addirittura un breve chorus con voci liriche e cori); melodia che però troppe volte sa di già sentito, cosa forse inevitabile per musica se vogliamo così "retrò". La qualità c'è, il feeling anche, e le idee non mancano; ma risulta molto difficile abbinarle immediatamente agli Stormlord, ad un primo ascolto: qualcosa dei Cradle of Filth, le classiche chitarre sdoppiate qua e là, solo a tratti riescono davvero a smuovere l'ascoltatore senza attestarsi solo sulla sufficienza.

Sufficienza che ritengo comunque raggiunta pienamente dal combo capitanato da Cristiano Borchi: che però dovrebbe ormai avere le carte in regola per dare uno "strappo", aggiungere quel tassello che manca loro definitivamente per essere dei leader nella scena sympho/black. The Gorgon Cult e certi suoi episodi (Dance of Hecate, la succitata The Oath of the Legion, la conclusiva, e probabilmente bonus track, Nightbreed) riescono a sprazzi ad imprimersi nella memoria, il resto purtroppo rischia di passare all'archivio fin troppo presto.

P.S.: nel promo è contenuta anche la traccia video di I Am Legend, tratta dal precedente At The Gates Of Utopia: un esempio di horror z-movie comunque da non sottovalutare, sulla scia del vecchio Romero; scaricabile tra l'altro anche dal loro sito ufficiale.

Alberto 'Hellbound' Fittarelli

Tracklist:

-The Torchbearer
-Dance Of Hecate
-Wurdulak
-Under The Boards (165 M.A.)
-Oath Of The Legion
-The Gorgon Cult
-Memories Of Lemuria
-Medusa's Coil

Bonus Tracks:

- Moonchild (IRON MAIDEN cover)
- Nightbreed

 
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