Recensione: The Great Cold Distance

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Tre anni fa usciva Viva Emptiness, disco che consacrò i Katatonia fra i gruppi di punta della scena svedese. Dopo tre anni di attesa, eccoli tornare con questo Great Cold Distance. Sinceramente prima che uscisse il disco, osservando la copertina (stile completamente nuovo, logo nuovo), i dubbi di un avvicinamento al mainstream o di un cambio netto di genere potevano essere leciti: ma per fortuna il singolo My Twin, rilasciato qualche mese prima dell'uscita ufficiale dell'album, smentì subito queste idee malsane che giravano nella mente di molti fan, fra cui me, restando in loop per diverse settimane nel mio stereo, non facendo altro che aumentare l'attesa per il disco intero. La formula è la solita che li contraddistingue ormai da una decina di anni: riff minimali, gran lavoro di batteria e ritornelli accattivanti. E' importante far notare come dopo più di un decennio di carriera per la prima volta quest'anno sono stati realizzati due video, rispettivamente My Twin e in seguito Deliberation. Anche questo poteva indurre a pensare a una presunta commercializzazione, ma come ho già detto in precedenza così non è stato.

Veniamo finalmente a The Great Cold Distance, settimo disco degli svedesi Katatonia. L'apertura è affidata alla potentissima Leaders, dotata di un riff massiccio e di un ritornello catchy. Da notare come Jonas Renkse dopo molti anni torni, anche per un tempo minimo, all'uso delle screaming vocals. Deliberation invece mantiene appieno quel mood decadente e malinconico che da sempre contraddistingue i lavori dei Katatonia. Sicuramente fra i pezzi più riusciti del disco. Con la successiva Soil's Song ci troviamo di fronte al pezzo di più difficile digestione dell'intero disco: un incedere lento, quasi opprimente, che culmina nel più classico ritornello in stile Katatonia. Di My Twin ho già parlato, quindi non mi soffermerò molto: è il pezzo di più facile presa del disco, ma non per questo di livello inferiore. Consternation, Follower e Increase ci riportano ai Katatonia più tirati, meno riflessivi e più cattivi. Nel finale sono poste tre perle quali: Rusted, July e In The White, che ricordano i Katatonia più malinconici e riflessivi di Discouraged Ones e Tonight's Decision. Journey Through Pressure ha il compito di chiudere un disco così vario e così di alto livello, e lo fa nel migliore dei modi. Sonorità sognanti e eteree accompagnano il pezzo, con delle chitarre quasi sussurrate.

Insomma, The Great Cold Distance è una commistione dei diversi stili che i Katatonia hanno cavalcato nel corso degli anni. Credo riuscirà ad accontentare un po' tutti, dai vecchi fan a coloro che non apprezzano appieno il nuovo corso. Vorrei far notare però che in gran parte del disco si è perso quel mood decadente, malinconico quasi sognante che ha sempre accompagnato la musica degli svedesi. I pezzi ne traggono in ogni caso vantaggio dal punto di vista dell'impatto, cosa che ho potuto verificare anche in sede live.
Il disco è l'ennesima dimostrazione, del valore che ormai la band ha acquisito nella scena Metal/Rock internazionale. Sette album e tutti di altissimo livello: la strada imboccata è quella giusta, speriamo continuino così.

Lineup:

Jonas Renkse- Voce
Anders Nystrom - chitarra
Fredrik Norrman - Chitarra
Mattias Norrman - Basso
Daniel Liljekvist - Batteria

Tracklist:

1. Leaders 04:21 
2. Deliberation 04:00 
3. Soil's Song 04:12 
4. My Twin 03:41 
5. Consternation 03:51 
6. Follower 04:46 
7. Rusted 04:21
8. Increase 04:20 
9. July 04:45 
10. In The White 04:54 
11. The Itch 04:20 
12. Journey Through Pressure 04:21

 
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