Recensione: The headless horseman

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Attesissimo come back discografico per gli australiani Pegazus che con il suddetto "The Headless Horseman" arrivano a tagliare il ragguardevole traguardo del quarto album. Devo ammettere che c'era una grossa curiosità attorno alla nuova fatica discografica della band guidata dai fratelli Stoj, anche perchè questo platter segnava il cambio di vocalist, dopo il forzato abbandono del mitico Denny Cecati, in favore del nuovo Rob Thompson, che da quello che si può ascoltare lungo le dodici tracce ivi incluse, non fa di certo rimpiangere il suo pur valido predecessore.

I Pegazus sono una di quelle band che da sempre riescono a dividere il pubblico fra chi, come il sottoscritto, li apprezza e li stima, e chi, come la stragrande maggioranza dei giornalisti nostrani, li ha sempre bistrattati criticandoli di poca inventiva. Beh, certamente il melodic power dei quattro "cangurotti" è pregno di richiami ai metal anthem che hanno reso celebri i maestri del nostro amato genere musicale riportando alla memoria schemi ed ambientazioni triti e ritriti, ma nonostante tutto la perseveranza e la dedizione profusa dai nostri in ogni singola traccia di questo disco, è in grado di spazzare via qualsiasi critica costruita da qualche goffo scribacchino che crede che il classic metal sia morto all'indomani della publicazione di "Somewhere in time". Dunque niente di nuovo sotto al sole, ma i veri afecionados dell'heavy metal più ortodosso avranno di che divertirsi fra rocciosi up tempo dagli accenti power oriented, melodie accattivanti e come dicevamo prima, qualche richiamo al movimento della NWOBHM.

Tutto il disco si muove fra linee melodiche semplici, a volte sin troppo, ma che sprigionano una carica enfatica senza pari, a tal uopo un'ascolto al metal tout court della title track, posta come brano d'apertura, mi sembra davvero d'obbligo con il nostro Jhonny Stoj che macina una serie impressionante di riffs devoti al più scatenato pogo di massa, ed un coro che ti entra nella pelle già al primo ascolto. Va anche detto che le influenze Maiden-iane, filtrate da una buona dose di power tedesco, rivestono ancora un ruolo primario all'interno del songwriting dei nostri, così che le tracce si susseguono in maniera accattivante come in un'ipotetico revival del metal della scorsa decade, così dalle kickin'ass "The patriot" e "Forever chasing rainbow", memori delle lezioni impartite dalla band dello "zio" Steve Harris, all'Accept-iana "Nightstalker", è tutto una continua scarica adrenalinica di energia pura in grado di far resuscitare anche i morti.

In definitiva "The Headless Horseman" è un album onesto e sanguigno, forse il migliore registrato sinora dai Pegazus, consigliato a tutti quegli inguaribili fan delle classiche sonorita degli indimenticabili eighties.

Tracklist:

01) Intro
02) The Headless Horseman
03) Nightstalker
04) A Call To Arms
05) The Patriot
06) Look To The Stars
07) Dragon Slayer
08) Spread Your Wings
09) Forever Chasing Rainbow
10) Victim
11) Neon Angel
12) Ballad Of A Thin Man

 
75