Recensione: The Hymn Of A Broken Man

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Meglio il talento innato e il carisma di Jesse Leach o la preparazione e la tecnica di Howard Jones?
Domanda che inevitabilmente ogni fan dei Killswitch Engage si è posto specie all’indomani dell’uscita di “The End Of Heartache” (2004), da molti considerato la loro massima vetta espressiva (mentre i più ‘nostalgici’ continuano a preferirgli il precedente “Alive Or Just Breathing” del 2002) e album che vedeva l’avvicendamento dietro al microfono tra questi due validi singer. Lasciando la risposta a questo dilemma/dualismo alla sensibilità di ciascuno di noi, non si può fare a meno di costatare che l’argomento è tornato prepotentemente di stretta attualità. Questo perché se da un lato l’ultima fatica in studio del combo capitanato da Adam Dutkiewicz (ovvero Killswitch Engage II, del 2009) ha lasciato per così dire l’amaro in bocca a buona parte dei propri supporter, dall’altro l’eclettico chitarrista, rinsaldati i rapporti con Leach, torna alla ribalta (affiancato proprio da quest’ultimo) con un nuovo progetto chiamato Times Of Grace -sul quale una major come la Roadrunner Records sembra intenzionata a puntare con investimenti importanti.

L’idea nasce nella mente di Dutkiewicz nel 2007 in seguito al drammatico incidente che lo costringe ad abbandonare il tour in corso con la sua band d’origine e, assai peggio, a farsi operare alla schiena per riacquistare la mobilità degli arti inferiori –una piccola curiosità: proprio durante quella tournée, proseguita grazie all’aiuto di Andreas Kisser (Sepultura), in occasione del “Roadrunner United 25th Anniversary Concert”, Leach e Jones duettano sulle note di “My Last Serenade”.
Evento che, oltre a segnarne ovviamente l’esistenza, incide anche sulle sue composizioni, le atmosfere e le liriche di questo “The Hymn Of A Broken Man”. Lo stesso Leach, comunque, sta uscendo da un periodo difficile iniziato proprio con l’abbandono dei KSE per problemi di salute e di depressione e, di conseguenza, i due riversano in questo progetto stati d’animo come paura, ansia e angoscia con fare catartico, liberatorio:

«When reality becomes fragmented, confusing and splintered; when life as you know it falls apart; when existence itself becomes a burden, there is hope»

Questo lo spirito che anima le composizioni del disco e titoli come la riffeggiata “Fight For Life”, la dinamica ma melodica “Live In Love” e la thrasheggiante “Hope Remains”, sono piuttosto esplicativi. Un album figlio delle circostanze, quindi: introspettivo e malinconico, che però porta in seno una forte componente di ottimismo e di melodiosità. Si può ancora parlare di metalcore (in linea con le passate produzioni) e lo stile del talentuoso axeman statunitense è ben riconoscibile, tuttavia la componente thrash/death appare meno presente che in altri lavori targati Dutkiewicz & Co. Grande spazio, infatti, è stato lasciato ad armonie che sembrano evocare plumbei paesaggi desolati e, sporadicamente, fanno capolino dei malinconici passaggi alternative che rimandano a Tool/A Perfect Circle. Tutti motivi per cui sarebbe ingiusto considerarlo come il lavoro che i Killswitch Engage potrebbero comporre se Leach tornasse al suo vecchio posto o, addirittura, se non fosse mai uscito dal gruppo. Anche perché su “The Hymn Of A Broken Man” è il longilineo chitarrista a occuparsi di tutti gli strumenti e di parte del cantato (nonché della produzione) e in fin dei conti il risultato è degno di nota. Tra gli highlights vanno citate: “Strength In Numbers”, singolo apripista dal ritornello accattivante, l’accoppiata “Until The End Of Days” e “The End Of Eternity”, all’apparenza ballad dal cupo groove ossessivo ai confini dello sludge e, ancora, la title-track e “Worlds Apart” caratterizzate dal contrasto tra death melodico nordeuropeo e aperture ariose nell’alternanza fra strofa e ritornello.

Difficile prevedere se i Times Of Grace proseguiranno la loro attività sfornando altre release o se “The Hymn Of A Broken Man” rimarrà un episodio isolato, in considerazione proprio dell’unicità degli eventi che ne hanno favorito e condizionato la realizzazione. In ogni caso non sarà facile eliminare del tutto la sensazione che si tratti fondamentalmente di un’operazione per nostalgici, nonostante la qualità elevata delle composizioni (pur con qualche calo d’intensità) che lo rendono un album assai godibile e non dedicato esclusivamente ai fan dei Killswitch Engage.

Orso "Orso80" Comellini

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Track-list:
1. Strength In Numbers 4:16
2. Fight For Life 3:37
3. Willing 3:24
4. Where The Spirit Leads Me 3:37
5. Until The End Of Days 4:21
6. Live In Love 3:50
7. In The Arms Of Mercy 1:54
8. Hymn Of A Broken Man 3:14
9. The Forgotten One 4:38
10. Hope Remains 4:50
11. The End Of Eternity 5:53
12. Worlds Apart 4:33
13. Fall From Grace 4:57

All tracks 53 min. ca.

Line-up:
Jesse Leach – Vocals
Adam Dutkiewicz – Guitar, Drums, Bass, Vocals

 
75