Recensione: The Landing

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Quattro gli anni passati dal mastermind degli Iron Savior Piet Sielck per raccogliere le idee necessarie a dare un successore all’album Megatropolis del 2007. Richiamato alla magione il bassista Jan S. Eckert la line-up si compatta come ai tempi di Condition Red e il risultato si concretizza nel nuovo capitolo discografico intitolato The Landing, registrato ancora una volta presso i Powerhouse Studio dello stesso Piet. Nati nel 1996 da un’idea di Sielck in comunione con Kai Hansen (Gamma Ray) e Thomen Stauch (Blind Guardian), gli Iron Savior debuttano col botto grazie al frizzante disco omonimo del 1997, che permette al progetto di decollare del tutto assicurandosi un discreto numero di date dal vivo – spesso in compagnia di  Running Wild ed Edguy - che li vede protagonisti anche a un’edizione del nostrano Gods Of Metal.

La saga poi continua, probabilmente andando anche oltre le più rosee previsioni del fondatore principe di Amburgo. Seguono a cadenza abbastanza regolare cinque album, invero non tutti clamorosi:  Unification, Dark Assault, Condition Red, Battering Ram e Megatropolis con annessi gli inevitabili scossoni in formazione che vedono l’uscita di Hansen nel 2001 lasciando al solo nocchiero Sielck gli onori e gli oneri di casa Iron Savior.

Tornando a oggi, un silenzio lungo quasi un lustro autorizza ad attendere con trepidazione il come-back The Landing. Gli eventuali dubbi riguardo l’integrità metallica dei tedeschi svaniscono come neve al sole  giusto appena dopo l’intro Descending. The Savior infatti apre il disco alla maniera degli Iron Savior che ci si attende: cori decisi e ficcanti, melodia sparsa e chitarroni chirurgici a sancire il ritorno in grande spolvero di Piet Sielck e soci. Terza traccia dalle velocità sostenute in Starlight e ancora scuola tedesca al 100% innervata dai soliti chorus da pugno borchiato al cielo con afonia regolare il giorno successivo. March Of Doom è sputata Saxon nuovo corso, quindi HM Dogc in mezzo alle gengive, mentre Heavy Metal Never Dies scomoda i colleghi krautern Primal Fear sulla base di un riff irresistibile e un coro preso in prestito dai maestri teutonici Accept.

Moment in Time vive di Granito Metallizzato, tanto per cambiare e si risolve in un pezzo a metà fra Blind Guardian e gli Iron Savior stessi. Su le spade: Hail Of The Heroes è una marcia in onore dell’acciaio della Ruhr e dintorni costruito su schitarrate Manowar periodo Warriors Of The World. Il coro, ancora una volta vincente, punta diretto alla pancia e non lascia prigionieri, in virtù di enfasi siderurgica a profusione.

R.U. Ready punta ancora allo Yorkshire, sponda Stallions Of The Highway, consegnando cinque minuti scarsi di riff pulitissimi e implacabili annegati in una soluzione di Rock’N’Roll metallizzato d’alta scuola, proprio come sanno fare da sempre e abilmente i mastri metallici capitanati da Biff Byford. Piede a fondo sull’acceleratore in Faster Than All, canzone che tiene fede al titolo e perpetua il momento di vena del combo di Amburgo. Per l’occasione cori a la Hammerfall vecchia maniera. Il primo momento di calma di The Landing è sancito dal pezzo numero dieci: Before The Pain, una ballad possente alla tipica moda prussiana. Quindi miele sparso e poi deflagrazioni metalliche in crescendo su cori irresistibili. La scanzonata No Guts No Glory chiude baracca burattini rimanendo assolutamente coerente al resto dei brani contenuti nell’album con buona pace dell’innovazione – o sperimentazione – a tutti i costi.

Gli Iron Savior sfornano un disco come sanno fare e lo hanno fatto bene. The Landing suona fresco quanto basta, rispetto ad alcune uscite del passato denota una cura per il songwriting d’altri tempi e sa fornire un HM dalle contaminazioni Power che scatena naturalmente la nobile pratica dell’headbanging, ossia quello che nel 99% dei casi si esige da un album heavy metal.    

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Stefano “Steven Rich” Ricetti

 


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Tracklist:
1. Descending     
2. The Savior          
3. Starlight          
4. March of Doom          
5. Heavy Metal Never Dies     
6. Moment in Time          
7. Hall of the Heroes          
8. R. U. Ready          
9. Faster than All          
10. Before the Pain          
11. No Guts, No Glory          

Line-up:  
Piet Sielck - Vocals, Guitars
Jan-Sören Eckert - Bass
Thomas Nack - Drums
Joachim Küstner - Guitars



                                       

 

 
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