Recensione: The Last Full Measure

Di Francesco Sgrò - 23 Maggio 2017 - 12:00
The Last Full Measure
Band: Civil War
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2016
Nazione:
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70

A solo un anno di distanza dal precedente ed ottimo “Gods And Generals”, i power metallers scandinavi Civil War tornano con fierezza a ruggire dando alle stampe questo “The Last Full Measure”, terzo importante tassello di un mosaico discografico iniziato nel 2013.
L’abbandono dello storico bassista Stefan “Pizza” Eriksson (prontamente sostituito dal già presente chitarrista Petrus Granar) e del chitarrista Oskar Montelius, non ha influito sul processo compositivo di un album che, in verità, risulta essere compatto ed ispirato. “The Last Full Measure” è anche l’ultimo album del combo scandinavo a vedere la partecipazione dello storico e talentuoso singer Nils Patrik Johansson (il quale, all’inizio del 2017, è stato rimpiazzato da Kelly Sundown Carpenter, attuale cantante dei francesi Adagio).

Anticipato, come da tradizione per la band svedese, da un artwork suggestivo e battagliero, il disco esplode con tutta la carica del power metal più classico e maestoso sulle note dell’adrenalinica “Road To Victory”, che presenta tutti i classici ingredienti del tipico sound del gruppo, presentando una serie di riff lancinanti e granitici, supportati da una sezione ritmica sempre affilata e potente. A far decollare definitivamente il brano, arriva po un refrain regale e orecchiabile, portato al trionfo dal solito grande carisma di un  Patrik Johansson decisamente in grande forma.
La successiva “Deliverance” segue la scia del brano apripista, presentando uno schema melodico ben strutturato, il quale si adagia su un coro questa volta più drammatico e coinvolgente, confermando la bontà del songwriting proposto dalla band scandinava.
La massiccia “Savannah” offre un’altra grande prova dei nostri che, anche in questa occasione, non mancano di incastonare nel gioiello un refrain trionfale e coinvolgente, condotto ancora con grande maestria dall’ugola del bravissimo vocalist, il quale si rende protagonista anche della vivace e orecchiabile “Tombstone”, episodio che mescola perfettamente sfuriate power a tratti più tipicamente riconducibili alle sonorità Folk Western, piacevoli e ottimamente inserite nel contesto.
La seguente “America” si assesta su velocità maggiormente controllate: emerge tutta la carica guerresca del combo svedese, ben evidenziata da un ritornello fiero e patriottico, in grado di catturare l’attenzione del pubblico fin dal primo ascolto, per poi proseguire coraggiosamente verso la solenne “A Tale That Never Should Be Told”, intrisa ugualmente di atmosfere belliche ed orientaliggianti, le quali fanno da sfondo alle melodie, sempre ispirate e suggestive, interpretate da uno Johansson intenzionato a lasciare un’impronta indelebile nella sua ultima prova in studio con i Civil War .
Senza aggiungere nulla di nuovo, “Gangs Of New York” prosegue l’opera con grande energia e fa da preludio alla spietata “Gladiator”, la quale (finalmente) abbandona le velocità cadenzate fin qui prevalentemente sfruttate per assestarsi su ritmi serrati e dilanianti, aumentando considerevolmente il dinamismo di un album che comunque non sembra avere cali di tensione neppure nella piacevole “People Of The Abyss” che, a discapito di soluzioni compositive ricercate, riesce comunque a risultare convincente, concentrandosi su uno stile di scrittura tanto classico quanto in ogni caso appagante.
L’epicità insita nelle note della solenne titletrack, inaugura l’ultima parte dell’opera, che può così proseguire e concludersi con l’aggiunta delle tracce bonus: “Strike Hard, Strike Sure” e “Aftermath”, le quali contribuiscono a rendere maggiormente ricca e prelibata questa nuova uscita discografica targata “Civil War”. Bentornati!

Francesco Sgrò

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