Recensione: The legacy

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Se l'Anno Santo per l'universo thrash metal è stato effettivamente il 1986 (Reign in Blood, Master of puppets, Among the living, Peace sells…), non si può certo dimenticare che nell'anno successivo fu dato in pasto al pubblico uno tra i più importanti debut album del settore, l'eccezionale The legacy, opera prima dei Testament.

I neanche trentanove minuti di durata, scorrono nel lettore che è un piacere, grazie alla freschezza ed alla dinamicità delle nove canzoni proposte, che ad oggi sono quasi tutte considerate come alcuni dei grandi classici del quintetto proveniente (anche loro) dalla Bay Area.

Regge il microfono il gigante buono Chuck Billy, nativo americano d'origine, dotatissimo singer, in grado di caratterizzare potentemente ogni singola canzone dei Testament, grazie ad una voce a dir poco devastante. Alle chitarre l'eccezionale duo composto da Eric Peterson (vera mente del gruppo) ed Alex Skolnick (che lavorerà in futuro anche nei Savatage), mentre per quanto riguarda la sezione ritmica abbiamo Greg Christian al basso e Louie Clemente alla batteria, autori entrambi di un'ottima prova.

Come già detto tutte le canzoni proposte si rivelano vincenti sotto ogni punto di vista e testimoniano la grandezza di un gruppo che già al primo album dimostra di aver raggiunto una notevole maturità artistica. Se con Curse Of The Legion Of Death (meglio nota come C.O.T.L.O.D.) i Testament fanno capire di saperci andare veramente pesante, attraverso le note di Alone In The Dark viene evidenziata anche l'anima più melodica del gruppo (ma è comunque una song tirata ed estremamente massiccia), anche grazie agli splendidi assoli di Skolnick, carichi di feeling come pochi altri.

La furia dell'opener Over The Wall, con una sezione ritmica precisa e inarrestabile, mette subito le cose in chiaro: i Testament fanno sul serio. Le successive The Haunting e Burnt Offerings mantengono l'album su elevatissimi standard qualitativi, all'insegna di un thrash metal granitico e di sicuro impatto.

Tra le altre perle del disco, va sicuramentte menzionata Apocalyptic City, entusiasmante cronaca delle avventure di un piromane che ha la folle idea di fare piazza pulita di tutta l'umanità. Ancora una volta vanno sottolineati i pregi di una voce imperiosa, in grado di passare dallo screaming al growl (comunque raro in questo album e al top in Demonic) senza problemi, e le linee melodiche di Skolnick (l'assolo centrale è memorabile), che insieme alle ritmiche di Peterson formano un amalgama compatto e distruttivo.

Album fondamentale, da avere nel modo più assoluto.

 
95