Recensione: The Obsidian Conspiracy

Di Lorenzo Bacega - 31 Maggio 2010 - 0:00
The Obsidian Conspiracy
Band: Nevermore
Etichetta:
Genere:
Anno: 2010
Nazione:
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77

Inutile negarlo, con il passare del tempo il monicker Nevermore è diventato sempre più, almeno fino ad oggi, una vera e propria garanzia di qualità, un nome su cui poter fare affidamento ad occhi chiusi, senza timore di incappare in delusioni o passi falsi di sorta: dall’alto di una carriera giunta ormai al diciottesimo anno di attività, con una discografia priva di punti deboli e costellata da episodi di assoluto valore quali Dead Heart in a Dead World, Dreaming Neon Black oppure The Politics of Ecstasy, il quartetto di Seattle si è distinto nel corso degli anni per una proposta musicale estremamente valida e personale, decisamente varia e costantemente in evoluzione disco dopo disco. La pubblicazione nel 2005 di This Godless Endeavor ha ancora una volta confermato, qualora ce ne fosse effettivamente bisogno, il proseguimento di questo trend positivo, consolidando la notorietà della band americana e contribuendo ad ampliarne ulteriormente il numero dei consensi. A cinque anni di distanza da quest’ultimo full length vede ora la luce The Obsidian Conspiracy, settimo studio album targato Nevermore, dato alle stampe nel mese di maggio del 2010 da Century Media Records.

Cinque lunghi anni sono passati dalla pubblicazione dell’ultimo This Godless Endeavor, un intervallo di tempo durante il quale i Nevermore hanno avuto modo di dare alle stampe il primo live album ufficiale della carriera (intitolato The Year of the Voyager, uscito nel 2008), e che ha visto i due mastermind del gruppo (alias Jeff Loomis e Warrel Dane) fare il proprio esordio solista sul mercato internazionale con, rispettivamente, lo strumentale Zero Order Phase e il buon Praises to the War Machine (ambedue risalenti sempre al 2008). I cambiamenti maggiori all’interno di questo The Obsidian Conspiracy riguardano principalmente la line-up, che, rispetto al lavoro precedente, vede ora l’assenza del secondo chitarrista Steve Smyth (ex-Testament e Vicious Rumors, attualmente in forza ai riuniti Forbidden), il quale deciso di abbandonare la band nel corso del 2007 a causa, ufficialmente, di divergenze artistiche. Senza perdersi d’animo, i quattro veterani del gruppo hanno scelto di non rimpiazzare l’axeman statunitense (se non in occasione degli spettacoli dal vivo), rendendo di fatto i Nevermore, ancora una volta, un quartetto a tutti gli effetti, come già successo in passato in occasione dell’eponimo disco di debutto, del roccioso Dead Heart in a Dead World e del controverso Enemies of Reality. Anche a livello stilistico sono molteplici le differenze con il recente passato: il sound della band in questa nuova uscita si è infatti maggiormente orientato verso l’aspetto melodico delle singole canzoni, presentando dei brani più compatti quanto a strutture (molto più lineari rispetto alle uscite precedenti) e nel complesso decisamente più immediati e accessibili. Basti analizzare in questo senso la prova qui offerta dal chitarrista Jeff Loomis: le intricate sfuriate strumentali ai limiti dello shred a cui ci aveva ormai abituato nelle scorse release lasciano infatti il posto (salvo rari casi) a un riffing molto più sobrio ed essenziale, meno spiazzante e convulso del solito, e a degli assoli estremamente contenuti e misurati. Una svolta stilistica che farà sicuramente storcere il naso a più di un fan, ma nonostante questo è innegabile che quest’ultima fatica del quartetto di Seattle presenti comunque degli episodi molto convincenti e assolutamente positivi.

Dieci sono le tracce che compongono questo The Obsidian Conspiracy, per un minutaggio complessivo di poco inferiore ai quarantacinque primi di durata. Un lavoro che presenta una manciata di brani di discreto livello, piuttosto compatti e tirati, e perlopiù godibili. Non si può fare a meno di notare però come in questo platter il songwriting appaia nel complesso un po’ meno brillante rispetto ai precedenti dischi della band (soprattutto se confrontato con l’illustre predecessore This Godless Endeavor), e solo parzialmente incisivo: l’impressione che si ricava a un ascolto approfondito è infatti quella di trovarsi davanti a un album nel complesso sicuramente valido ma ben lontano dagli alti standard qualitativi ai quali ci avevano ormai abituato i Nevermore, composto da pezzi tutto sommato carini, ma francamente (a parte un paio di highlight) non troppo esaltanti. Non mancano in ogni caso gli spunti interessanti e degni di nota: basti pensare ad esempio alla inquietante And The Maiden Spoke, una canzone dalle atmosfere estremamente opprimenti, caratterizzata dalla contrapposizione tra il riffing nervoso e serrato delle strofe e il refrain più ad ampio respiro, mentre la seguente Emptiness Unobstructed, a detta di chi scrive uno dei veri e propri pilastri di questa uscita, è una semi-ballad davvero molto intensa ed emozionante, sulla scia (con vari distinguo) della più conosciuta The Heart Collector. Le sonorità di Dead Heart in a Dead World fanno inesorabilmente capolino anche all’interno della più compatta e quadrata Without Morals, un pezzo a metà strada tra Inside Four Walls e Narcosynthesis, che si muove tra ritmiche frenetiche e riffoni rocciosi, mentre con She Comes in Colors ci si sposta invece su binari più marcatamente melodici, con un ottima prova vocale a firma di Warrel Dane e con un assolo di pregevole fattura (forse il più ispirato di tutto il disco) da parte di Jeff Loomis. Come non nominare inoltre la titletrack The Obsidian Conspiracy, qui posta in conclusione della tracklist, un brano decisamente trascinante e martellante, piuttosto simile per certi versi a Enemies of Reality. Infine, ottimi sotto ogni punto di vista la produzione e il missaggio, affidati rispettivamente a Peter Wichers (che già aveva collaborato con Warrel Dane durante la lavorazione di Praises to the War Machine) e al solito Andy Sneap.

Insomma, che altro rimane da aggiungere? Ci troviamo davanti a un disco piuttosto piacevole, molto più “easy listening” rispetto ai lavori precedenti, ma non per questo piatto o poco interessante. Un album formato da pezzi abbastanza lineari (a livello di strutture) e dalla spiccata componente melodica, decisamente compatti e rocciosi, e nel complesso tutto sommato godibili. Certo, non siamo al cospetto di un capolavoro (anzi, le vette compositive raggiunte nel passato dai Nevermore rimangono ancora oggi assai lontane), ma ciò non toglie che questo The Obsidian Conspiracy si riveli essere comunque un’uscita valida e convincente, ben congegnata, e capace di regalare dei momenti estremamente gradevoli.

Lorenzo “KaiHansen85” Bacega

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Tracklist:
01. The Termination Proclamation
02. Your Poison Throne
03. Moonrise (Through Mirrors Of Death)
04. And The Maiden Spoke
05. Emptiness Unobstructed
06. The Blue Marble And The New Soul
07. Without Morals
08. The Day You Built The Wall
09. She Comes in Colors
10. The Obsidian Conspiracy

Line Up:
Warrel Dane – Vocals
Jeff Loomis – Guitars
Van Williams – Drums
Jim Sheppard – Bass
 

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