Recensione: The Offering

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Giunti alla quarta fatica discografica, i canadesi Borealis hanno messo in campo la maturità artistica necessaria per permetterci di capire meglio se realmente la nostra playlist abbia bisogno di un altro nome, tra gli innemerevoli gruppi presenti nel panorama melodic metal internazionale. The Offering, questo il titolo del nuovo disco, dura 1 ora esatta e si articola in 12 tracce, tra le quali soltanto una funge da intermezzo. Per il resto ci troviamo di fronte a parecchio materiale, svariate idee e le indubbie abilità del singer Matt Marinelli, autentica star del percorso che ci apprestiamo ad intraprendere sin dal nostro primo ascolto. Si tratta di un album tutto sommato semplice, per costruzione quanto per la facilità di assimilazione da parte di qualsiasi tipo di ascoltatore. Ci sono ottime melodie, sguinzagliate dalle corde vocali di Marinelli, il quale dimostra di non aver problemi di range, alternando parti più delicate ad altre decisamente più aggressive, senza lasciare per strada anche la capacità di regalarci attimi gioiosi o digressioni malinconiche. Il tappeto strumentale sotto di lui compie un buon lavoro, che però nel complesso non sembra eccellere anche a causa di una produzione non impeccabile – giusto per dire, la chitarra suona troppo ovattata e la batteria di Sean Dowell ha suoni troppo artificiali ed un mixaggio della doppia cassa troppo invasivo (e ve lo dice un batterista…).
 

Premiamo il tasto play e parte The Fire Between Us, l’opener che tutti si aspettano da un disco melodic, o melodic power, se preferite. Diretta, semplice ed in grado di attirare su di sé l’attenzione necessaria per dare il via a Sign Of No Return, uno dei brani migliori dell’intero disco. La melodia è davvero convincente, seppur un po’ scontata, ma il finale sembra quasi tagliato a causa di un fading audio troppo pronunciato. Title-track dai toni più marcati, con uno sviluppo armonico azzeccato ed una voce carismatica lungo l’arco di tutta la canzone, che per la seconda volta nel giro di pochi minuti, sfuma in maniera eccessiva. Decidiamo di proseguire, perché in fin dei conti, la musica dei Borealis ci sta divertendo ed è proprio questo ciò che deve fare. E la canzone successiva non delude. River sembra avere addirittura qualche contaminazione più heavy, come per la variazione dopo la parte solista, ma anch’essa patisce un editing non all’altezza del lavoro svolto dalla intera band, con l’ennesimo fading, stavolta addirittura sul reprise solo di chitarra. The Second Son è un bel pezzo che mette ancora una volta in luce le doti canore del singer e regala un interessante solo di tastiera, spianando la strada per l’avvio acustico di The Devil’s Hand, il quale sembra quasi essere un semplice interludio, prima di sorprendere con una fantastica apertura. Sfortunatamente i toni vengono subito smorzati, lasciando quasi incompleto un pezzo che avrebbe potuto significare molto di più all’interno del disco. Anche la traccia successiva parte acustica, Into The Light si sviluppa meglio e porta con sé davvero interessanti soluzioni, peccato che il sound della batteria smorzi un pochino il mood dell’intera canzone. Scarlet Angel parte anch’esso (il terzo brano in successione) con una sezione acustica, non porta grandi novità e nuovamente, sfuma sul finale. Tocca a The Awakening, che nella sua semplicità, funziona bene e ci regala 5 minuti di buon melodic metal. L’intermezzo strumentale di The Path da modo al chitarrista Ken Fobert di avere un po’ di spazio tutto per se e introdurre così Forever Lost, più veloce ma sempre orecchiabile, il che, arrivati sino qui dimostra che le idee in fase di songwriting non sono mancate. A chiudere l’album ci pensa The Ghosts Of Innocence che è anche il brano più lungo dell’intero CD, un autentico percorso che mette in gioco il talento del singer e le capacità compositive di una band che è in grado di alternare umori e sensazioni nel proprio ascoltatore, senza necessariamente suonare estrema e tantomeno esasperata. Sicuramente la canzone migliore e finalmente un finale degno di essere chiamato tale.
 

The Offering è un buon disco, lo si ascolta dall’inizio alla fine senza problemi, ma nonostante possa sembrare il contrario, non ti arriva diretto al primo colpo. Subito può infatti sembrare banale, scontato, a volte addirittura ruffiano, ma quando riesci davvero a isolarti nel suo mood e nella quantità delle ben più che valide canzoni che sa offrire, capisci che non solo è meglio di quanto avessi inizialmente pensato, ma ti cresce dentro ascolto dopo ascolto. Ciò che non ho apprezzato può essere relegato ad un parere personale – del resto la musica varia a seconda di chi la ascolta – ma le troppe sfumature, un imperfetto ordine dei brani ed i discutibili suoni (e volumi) di batteria e chitarra, penalizzano uno sforzo che avrebbe meritato una produzione migliore. Le idee ci sono e vengono messe in pratica, The Offering è un bel long playing che consiglio a tutti gli amanti del melodic e del power metal, un sicuro ponte verso il prossimo lavoro, che se manterrà intatta la capacità di scrivere e suonare buona musica, potrebbe sfornare davvero un asso di cuori.

 

Brani chiave: Sign Of No Return / The Offering / The Ghosts Of Innocence

 

 

BO SONR P05

 

 
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