Recensione: The Pursuit of Vikings (25 Years In The Eye Of The Storm) [DVD]

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Sul nostro portale c’è un bellissimo articolo dedicato a quanto sia speciale l’aspetto emotivo della musica metal per ognuno di noi. Se navigate in queste acque, siete consapevoli che non si tratti di rumore – come molti lo definiscono – ma nemmeno di semplice musica. A prescindere dal sottogenere, possiamo definire l’heavy metal come la più pura forma di espressione umana, il veicolo ultimo che da sfogo alla passione che abbiamo dentro, ai tormenti, alla voglia di riscatto ed al percorso che un individuo affronta giorno dopo giorno, lungo il cammino della propria vita. Tutto questo senza badare a quelle tiranniche leggi di marketing che creano idoli usa e getta che a malapena vengono ricordati l’estate successiva. Heavy Metal significa libertà, proprio come gli Amon Amarth simboleggiano quel momento in cui molliamo gli ormeggi e salpiamo verso il mare aperto, magari anche solo per un paio d’ore, o se Odino sarà dalla nostra parte, per 25 anni e chissà quanti altri ancora.

 

The Pursuit of Vikings (25 Years In The Eye Of The Storm) è finalmente sugli scaffali e si pone come un must-have per tutti gli appassionati della band Viking per antonomasia. Il quintetto svedese che nel corso del suo primo quarto di secolo ha mantenuto fede alla propria causa, affinando un sound dedito ad immergervi nell’epicità di avventure che sanno di terre selvagge, sangue e spade affilate e con un fitto repertorio di canzoni per head-banging puro, ha colto l’occasione per dare uno sguardo alla propria carriera e approfondire il viaggio intrapreso 25 anni or sono. Come si evince dal documentario, circa 1 ora e 45 minuti di interviste esclusive ai membri della band, produttori e figure fondamentali che hanno e gravitano tutt’ora attorno al gruppo, la strada percorsa non è stata certo una passeggiata in discesa. Partiamo quindi dalla nascita degli Scum - prima vera incarnazione degli Amon Amarth - a quella sera di karaoke dove un Johann Hegg più che ubriaco ha urlato sulle note di “The Final Countdown”, per passare poi per i primi dischi e Versus The World, l’album della svolta, lo spartiacque che ricoprì il ruolo di ultimatum, portando con sé decisioni che hanno reso gli AA la potenza death metal che sono oggi. Non c’è niente di meglio che uno spaccato approfondito, ricco di clip di repertorio e aneddoti che tolgono ogni curiosità riguardo le tematiche delle lyrics, nonché la presenza di vere e proprie battaglie vichinghe sul palco, per non parlare di come il quintetto si senta a proprio agio in studio di registrazione, quanto in sede live, infiammando il pubblico di tutto il mondo e trasportando con sé ogni singola persona si trovi di fronte alla prua del vascello delle terre del nord. Il tutto con la massima professionalità e un’umiltà più unica che rara.

 

Oltre all’interessantissimo documentario, a prescindere dal formato per il quale opterete e che prevede tra le svariate possibilità, DVD Blu-Ray, oppure LP con anche uno sticker, una toppa e un amuleto dalle fattezze runiche, abbiamo ben due live show tenuti in occasione del Summer Breeze Festival del 2017. Anche in questo caso, guardando il filmato capirete il perché la band abbia scelto il festival tedesco per dare luogo a uno spettacolo indimenticabile, svoltosi addirittura su due giorni. Il primo, sul T-Stage, concentrandosi su pezzi appartenenti alla porzione più classica del repertorio, mentre il secondo dedicato a una full performance e con tutta la scenografia utile a rendere questo weekend la spedizione vichinga definitiva, senza dimenticare ovviamente il meritato pensionamento del vascello vichingo, il quale assumerà il ruolo di bancone di un pub.

“25 Anni Nell’Occhio del Ciclone” e non ci fu titolo più adatto per decretare la grandezza delle imprese di una band che con il disco d’esordio, quel mitico “Once Sent From The Golden Hall” aveva fatto presagire che qualcosa stava cambiando nel panorama del metal estremo. Non una violenza cieca che avrebbe gravitato attorno alle solite tematiche splatter, per perdersi nell’infinito catalogo di alternative (seppur valide) del death metal più tradizionale, ma un sound forgiato a colpi di martello, temprato dalle fiamme del regno di Hel e sapientemente mescolato con quell’avvincente ritmo di epiche battaglie, in parte introdotto nel collettivo dal grande Quorthon con “Hammerhearth” e “Twilight Of The Gods”. Per gli Amon Amarth è stata la via da intraprendere, l’unico cammino per il quale valeva la pena mettere in gioco tutto e dedicare la vita a tramandare avventure di una mitologia ricca di gloria e impregnata d’onore. A distanza di 25 anni e con 10 dischi alle spalle, gli Amon Amarth hanno mantenuto intatta la voglia di divertirsi, il desiderio di coinvolgere il pubblico e l’umiltà che appartiene a chi sa cosa significhi trovarsi di fronte a scelte difficili, come quella di entrare in studio e registrare “Versus The World” consapevoli che sarebbe potuto essere l’epilogo di un’avventura che invece è stata benedetta da Odino e che speriamo possa avere il vento in poppa per altri quarti di secolo. 

 
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