Recensione: The Redshift

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Dopo tredici anni di attività, nei quali hanno collezionato una lunga serie di demo prima di arrivare all'esordio su lunga distanza avvenuto nel 2003 con Spirits And August Light, tornano a farsi sentire gli Omnium Gatherum, formazione finlandese dedita ad un death metal melodico di matrice scandinava (ovviamente) e condito da forti tinte dal netto sapore gothic/dark.

Ecco quindi arrivare The Redshift, il quarto sigillo messo a segno dal combo scandinavo. Fra i punti a favore che si riscontrano ci sono sopratutto una produzione moderna e ben curata, l'ottima tecnica esecutiva e una buona dose di idee che tendono a distaccarsi dai classici standard che ormai contraddistinguono tutte le band melodeath attive al momento. Ma è veramente così? In parte si può dire di sì, anche se, nonostante le idee applicate godano di una buona dose di originalità, la band, spesso e volentieri, sembra non voler sfruttare in pieno il potenziale che ha a disposizione.
Undici sono le tracce presenti all'interno del lavoro. Brani sempre ben bilanciati fra potenza e melodia, sebbene quest'ultima sia sempre più presente rispetto alla prima, sopratutto nei momenti in cui il combo Karhula decide di lasciarsi andare ad aperture più sognanti, raffinate e decisamente gothic-oriented. Pezzi aggressivi e che si muovono su velocità più sostenute come l'iniziale Nail o come la dirompente Chameleon Skin, lasciano spazio di tanto in tanto a momenti più ragionati dove a farla da padrona c'è sopratutto l'atmosfera; come nel caso della struggente Greeneyes, caratterizzata da melodie sognanti e nostalgiche. A muoversi sulla stessa lunghezza d'onda delle prime tracce ci sono The Second Flame e The Redshifter (giusto per citarne due), le quali risultano essere ugualmente godibili, sopratutto nelle aperture più melodiche sui refrain, ma che dimostrano quella che è la poca voglia di osare degli Omnium Gatherum, aggiungendo ben poco ad una tracklist che comunque rimane fissa su standard qualitativi decisamente buoni.

The Redshift sicuramente si distacca in qualche modo da quelli che sono gli standard del genere, grazie sopratutto ad un songwriting decisamente originale e ad un'ottima prestazione a livello esecutivo. Resta però il fatto che la band, sebbene il potenziale tecnico in dotazione si attesti su livelli molto al di sopra della media, tende a limitarsi spesso e volentieri in un semplice svolgimento del proprio compito. Davvero un peccato, perché, in fondo, le possibilità di andare oltre ci sono, ma in alcuni casi risultano essere malamente sprecate.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Nail
02 A Shadowkey
03 Chameleon Skin
04 No Breaking Point
05 The Return
06 Shapes And Shades
07 The Redshifter
08 Greeneyes
09 The Second Flame
10 Song For December
11 Distant Light Highway

 
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