Recensione: The Return Of The Ghost

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«Il ritorno del Fantasma».
Anzi: «il ritorno del Mito».

In epoca arcaica (1984), quattro folli figuri generati dalla ridente Riviera di Levante (GE) – ricchi tanto di talento quanto acerbi di tecnica – misero su un progetto chiamato Ghostrider. Era il tempo in cui dal calderone contenente il magma primordiale acceso dai Venom dovevano ancora separarsi, in maniera definitiva, black e thrash; convivendo invece assieme in act quali i Ghostrider, appunto, gli svizzeri Hellammer e i norvegesi Mayhem. I quattro Ghostrider erano: Nicola “Ingo Veleno” Ingrassia, voce; Claudio “Fuckin’ Clod” Bonavita, chitarra; Paolo “Peter Volcano” Delfino, basso e Marco “Mark Peso” Pesenti, batteria. I demo-tape da essi incisi furono tre: “Rehearsal ‘84” (“The Exorcist”, “Black Archangel”, “Ride For Your Life”, “Curse Of Valle Christi”) e “The Exorcist” (“The Exorcist”, “Curse Of The Valle Christi”, “Victim Of Necromancy”)  nel 1984; “Mayhemic Destruction” (“The Exorcist”, “Curse Of The Valle Christi”, “Victim Of Necromancy”, “Doomed To Serve The Devil”) nel 1985. Proprio in tale anno il gruppo cambiò il nome in Necrodeath producendo il seminale demo-tape che fece il giro dell’underground mondiale: “The Shining Pentagram”, composto da quattro memorabili song quali “Necro Thrashin’ Death”, “Morbid Mayhem”, “Iconoclast” e “Mater Tenebrarum”.

La precisa rivisitazione storica dei Ghostrider/Necrodeath si è resa necessaria poiché “The Return Of The Ghost” propone, ri-registrati, i sei pezzi originari del periodo 1984÷1985 e cioè: “The Exorcist”, “Curse Of Valle Christi”, “Victim Of Necromancy”, “Ride For Your Life”, “Doomed To Serve The Devil” e “Black Archangel”. Più quattro inediti: “The Return Of The Ghost”, “Perkele666”, “Hell Is The Place I’m Gonna Die” e “Deep In Blood”; e una cover degli Onslaught (“Power From Hell”).

“The Return Of The Ghost”, allora.
Undici brani e tre quarti d’ora di musica cattiva e violenta. Un disco-simbolo della «old school of black/thrash metal». Corrente alimentata, incredibile ma vero, da nostri connazionali (da non dimenticarsi anche gli Schizo...) in un periodo nel quale gli Iron Maiden erano il simbolo dell’heavy metal più potente e le band inglesi spadroneggiavano ovunque.
Sono passati tanti anni (ventisette) dai quei primi vagiti, e l’evoluzione avutasi in tutti i campi del settore (strumentazione, effettistica, amplificazione, registrazione, missaggio, ecc...), oltre alla progressione artistica dei musicisti e agli inevitabili cambi di line-up, ha fatto dei Ghostrider (una formazione a tre, ora) una creatura nel pieno della maturità, perfettamente calata nella realtà dei giorni nostri. La rinascita del gruppo ligure, quindi, non ha avuto altre motivazioni che quella di proporre ora – con serietà e professionalità – quegli episodi che fecero la Storia di un underground nero, vivace e ricco d’idee. Dietro a “The Return Of The Ghost”, quindi, non c’è la classica «operazione nostalgia» volta a rimpinguare il portafogli; ma solo e soltanto la terribile passione per uno stile così strano da essere stato, ed essere, unico. E, infatti, le canzoni di “The Return Of The Ghost” mantengono inalterata la loro anima primigenia, essendo state ritoccate solo e soltanto per trasferirne il corpo nel 2011. Solo il corpo. Certo, la maturazione dei musicisti si sente, soprattutto in Mark Peso – unico superstite e quindi unico punto di riferimento - , che trasmette all’infernale trio tutta l’esperienza maturata quale batterista dei Necrodeath; con i quali ha sviluppato un drumming personale e inimitabile, nel genere.

E così, “The Exorcist” raggela subito chi affronta l’album, con un’introduzione agghiacciante e melodica, e poi un fantastico ponte con il riff portante in puro «stile Venom». Il sound è cattivo, malvagio; rimanendo tuttavia confinato entro i dettami del thrash. Cioè, senza esagerare – escluso il breve «schizzo hardcoriano» di “Perkele666”. Un visionario incipit apre le porte del tempo per la song-manifesto del full-length: “The Return Of The Ghost”. Il ritmo non è veloce, poiché è costruito affinché sia ben scandito il tempo e quindi il ritornello.

Finalmente, allora, si può affermare con certezza: i Ghostrider sono tornati!

Le leggendarie “Curse Of Valle Christi”, “Victim Of Necromancy”, “Doomed To Serve The Devil” e “Black Archangel” non perdono nulla dell’originaria perversione, così come “Ride For Your Life” affonda, ancora, le radici nella NWOBHM. “Hell Is The Place I’m Gonna Die” e “Deep In Blood” sanno un po’ più di Necrodeah, tuttavia il demoniaco trio riesce nel miracolo di tener ben separate le due entità; facendo sì che l’intero platter suoni «da Ghostrider» e non «da Necrodeath». Non ci si deve, infine, dimenticare della cover degli Onslaught, “Power From Hell”. Datata 1985 e quindi perfettamente idonea a inspessire l’atmosfera sulfurea del black/thrash ricreata con così tanta abilità da Peso, G. Helvete F. e A. Zarathos B.

L’operazione di restyling è perfetta: lo spirito dei Ghostrider è qui, a portata di mano.
Si chiama “The Return Of The Ghost”.

Daniele “dani66” D’Adamo


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Track-list:
1. The Exorcist 4:33    
2. Curse Of Valle Christi 4:01    
3. The Return Of The Ghost 4:13        
4. Perkele666 1:03        
5. Victim Of Necromancy 4:03    
6. Ride For Your Life 3:47        
7. Doomed To Serve The Devil 4:56        
8. Black Archangel 4:41        
9. Hell Is The Place I’m Gonna Die 3:41
10. Power From Hell (Onslaught cover) 3:22
11. Deep In Blood 5:51        

All tracks 44 min. ca.

Line-up:
G. Helvete F. – Vocals & Bass
A. Zarathos B. – Guitars
Mark Peso – Drums
 

 
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