Recensione: The Road More Or Less Traveled

inserito da

Benché la loro fama sia stata oscurata dai più celebri conterranei Europe, i Treat da Stoccolma, Svezia, sono da considerarsi tra le band più importanti e valorose dell’hard rock melodico degli anni ottanta del secolo scorso. In particolare, dischi come The Pleasure Principle del 1986 e Organized Crime del 1989 rappresentano vere e proprie pietre miliari del MHR nordeuropeo e internazionale.
Va anche detto che, dopo l’inevitabile eclissi conseguente al calo di consensi del decennio successivo, e l’immancabile successiva reunion, i Treat hanno saputo dimostrare di essere in grado di realizzare degli album di eccellente livello, tali da non far minimamente rimpiangere i classici sopra citati.
Gli anni “zero zero”, infatti, hanno goduto dell’uscita di due piccoli masterpiece del genere, quei Coup de GraceGhost of Graceland che hanno riscosso il plauso del pubblico e della critica di settore. Con essi Robert Ernlund, Anders Wikström e soci hanno dimostrato di possedere ancora scintillanti capacità di songwriting e di raffinatissima ed energica esecuzione.
Anche l’attività live non è mancata, in questi anni, per i Treat, e tra i concerti più importanti vi è stato quello tenutosi il 26 aprile 2016 in Italia al Frontiers Rock Festival. Proprio da quell’esibizione è tratto ora questo live (CD e DVD o blu-ray), dal titolo “The Road More Or Less Traveled”, il quale immortala proprio quella magica serata.

Ghost of Graceland (che era, al momento dell’esibizione, il disco da promuovere) la fa, ovviamente, da padrone. Ecco scorrere qui, infatti, Ghost Of Graceland (midtempo cadenzato, solenne e melodico con voce, tastiere e chitarre sugli scudi), Better The Devil You Know (più veloce con bel giro  di basso pulsante e ficcanti chitarre divise tra riff e assoli, nonché un organo dall'aria vintage), Non Stop Madness (più energica e vivace pure se pervasa da tanta accattivante melodia) e Endangered (un melodic hard rock d'alta scuola).
Sempre dal più recente platter in studio è tratta la deliziosa Do Your Own Stunts, che è, di contro, uno slow ma non troppo dalla armonie del ritornello squisita e molto acchiappanti.

Anche We Own The Night, canzone questa volta tratta da Coup De Grace, è una semiballad dalla melodia altamente cantabile e gustosa. Grande risalto, dunque, è dato da queste parti anche ai brani dello splendido album del 2010, da Roar, dinamica e grintosa e con melodie lanciate a vele spiegate, a Papertiger, carica di riff di cromate tastiere e laccate chitarre. E, ancora, non manca Skies Of Mongolia, meravigliosamente epica e melodica e contrassegnata dai riff solenni e magici dei tasti d’avorio (suonate da Jona Tee dei conterranei H.E.A.T.).

Per quanto riguarda i lavori del passato, a parte il gran finale di World Of Promises (da Dreamhunter), evocativa e solare un po’ sulla scia degli Europe, la scena è tutta per Organized Crime. Dal long-playing del 1989 sono riproposte, difatti, Get You On The Run, ballad ancora una volta patinata tra Europe e AOR a stelle e strisce, Conspiracy, rockeggiante e tipicamente scandi-rock, Gimme One More Night e Ready For The Taking, risolute, nervose e iniettate di esemplare spavalderia ottantiana.

The Road More Or Less Traveled, come ci aspettava, conferma le doti di forza e intensa capacità  melodica dalle tinte tipicamente nordeuropee dei Treat, e il fascino del loro sound caratterizzato da chitarre e tastiere patinate. Le loro impeccabili esecuzioni live evidenziano pari dignità tra vecchi e nuovi brani (più epici e melodici gli ultimi, più hard ed ammiccanti i primi), e si fanno perdonare la mancanza di scelte dal disco dei Treat preferito dal vostro recensore, The Pleasure Principle.
 
Francesco Maraglino


 

 
75