Recensione: The Root Of All Evil

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Gli Arch Enemy ormai non hanno più bisogno di presentazioni. Nel bene o nel male, la band si è fatta conoscere progressivamente sempre più, fino a diventare una dei capostipiti del Death Melodico. Uno dei meriti è stata soprattutto la nuova cantante, entrata nel gruppo dopo la dipartita del grandissimo Johan Liiva, Angela Gossow. E chi non conosce questo nome? La cantante forse più violenta del mondo ha fatto parlare tanto di sé, scatenando la curiosità in molti di ascoltare una delle poche donne capaci di “growlare” come un maschio. Cinque gli album all’attivo finora con la Gossow, ed è proprio il quinto di cui mi accingo a fare la recensione. The Root Of All Evil è essenzialmente la riproposizione delle migliori canzoni dei primi tre album (quelli con Johan), con la line-up corrente.  

Ho cercato di trovare un senso a questo album, ma le risposte che mi sono dato sono poche. Sarà per far apprezzare le vecchie canzoni anche ai pro-Gossow, che ascoltano tutti gli album da Wages Of Sin in su? O forse per far capire agli anti-Gossow che anche se la voce è cambiata, la band è comunque valida e capace di stupire? Mah, forse. Quel che certo è che questo album è suonato bene, le canzoni sono riproposte con un sound più curato. Ma basterà per fare di The Root Of All Evil un buon album? Vedremo.

Le canzoni vengono suonate in pieno stile Arch Enemy corrente, con le melodie più marcate e con un po’ meno violenza rispetto alle originale. Cosa che ad alcuni piacerà e ad altri no. Anche alcuni assoli sono cambiati, diventando più complessi e veloci di quanto non lo fossero in passato. Insomma, quel sound vagamente grezzo che caratterizzava, ad esempio, una fantastica The Immortal, viene completamente a mancare a favore di una produzione cristallina e perfezionista. Cosa che ad alcuni piacerà e ad altri no.  Ed è così che Bury Me An Angel perde molto del mordente che la caratterizzava. Per quanto gli Arch Enemy cerchino di risultare violenti manca quella pazzia che li caratterizzava ai tempi di Liiva. Cosa che ad alcuni piacerà e ad altri no. La pienezza del sound che caratterizzava Diva Satanica, la follia musicale che la caratterizzava, il marcio della canzone, il growl basso e potente di Johan, vengono sostituiti da scream e growl in pieno stile Gossow. Purtroppo il discorso è sempre lo stesso. Le canzoni riproposte non vengono stravolte, ma vengono modificate abbastanza per renderle più dirette ma meno violente, più volte alla melodia e meno all’irruenza dei riff. Cosa che, per quanto mi riguarda, non è né negativa né positiva. Il sound cambia con il tempo, e di conseguenza cambiano anche i fan. Solo pochi restano fedeli alle band che fanno sostanziali svolte.

The Root Of An Evil, per quanto ancora io debba comprenderne l’utilità, si presenta come un discreto dischetto, niente più. Non è un masterpiece, non fa gridare al miracolo. Ma è suonato bene, prodotto altrettanto bene e cantato…beh, cantato un po’ peggio. Vi dico solo che se siete tra coloro che “gli Arch Enemy sono Arch Enemy solo con Johan”, allora evitatelo come la peste. Per tutti gli altri può essere interessante scoprire il passato degli Arch Enemy, se non lo avete ancora fatto. Quindi se siete discreti fan degli Arch era Gossow potete anche permettervi l’acquisto di quest’album, senza però, attenzione, aspettarvi nulla di eccezionale. Insomma, questo The Root… ad alcuni piacerà, ad altri no. Ci possiamo fare qualcosa?

Luca Dei Rossi

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Tracklist:

1.    The Root Of All Evil (Intro)    
2.    Beast Of Man    
3.    The Immortal    
4.    Diva Satanica    
5.    Demonic Science    
6.    Bury Me An Angel    
7.    Dead Inside    
8.    Dark Insanity    
9.    Pilgrim    
10.    Demoniality    
11.    Transmigration Macabre    
12.    Silverwing    
13.    Bridge Of Destiny

 
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