Recensione: The Sanctuary

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Il suo disco d'esordio, intitolato Waterline, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, un lavoro che, lungi dall'essere una pietra miliare del genere, ha comunque messo in evidenza delle capacità compositive decisamente fuori dalla norma, nonché un bagaglio strumentale davvero di prim'ordine. Stiamo parlando di Alex Carpani, talentuoso tastierista italo-svizzero cresciuto a pane e progressive rock, nato a Montreaux nel 1970. A distanza di tre anni dal già citato album di debutto, vede ora la luce il secondo full length targato Alex Carpani, dal titolo The Sanctuary, dato alle stampe nel mese di ottobre 2010 tramite Ma.Ra.Cash Records.

Sempre legato per sommi capi alle coordinate stilistiche del precedente Waterline, questo The Sanctuary si riallaccia a sonorità progressive rock dal chiaro sapore anni settanta, a metà strada tra primi Genesis (quelli dell'era Gabriel, per intenderci), Gentle Giant e gli Emerson, Lake & Palmer più tastierosi. Totalmente rivoluzionata la line-up rispetto al full length di debutto: accanto al solito Alex Carpani – autore in questa occasione di una prestazione complessivamente buona e priva di particolari sbavature tanto alle tastiere quanto, ruolo per lui piuttosto inusuale, dietro al microfono – troviamo infatti una sezione ritmica completamente inedita, composta rispettivamente da Fabiano Spiga al basso, già membro in pianta stabile della Alex Carpani Band, formazione che è solita accompagnare il tastierista italo-svizzero nei suoi numerosi concerti in giro per il globo, e Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, noto al grande pubblico per la sua lunghissima attività in ambito musicale assieme a gruppi del calibro di Moongarden, Mangala Vallis e Clan Destino. Chiude infine il gruppo il chitarrista Ettore Salati (ex The Watch), artefice di una prova forse poco appariscente, ma in ogni caso estremamente solida e precisa.

Composto da dieci tracce (per una durata complessiva che si attesta intorno ai cinquantadue primi), questo The Sanctuary ci offre una manciata di brani dal minutaggio abbastanza contenuto (tutti al di sotto dei sei minuti), complessivamente ben congegnati, piuttosto omogenei a livello di sonorità e dall'alto tasso melodico. Un lavoro assolutamente scorrevole e privo di filler o passaggi a vuoto di sorta, che mette in evidenza un songwriting estremamente fluido e maturo, nonché una cura certosina per quanto riguarda gli arrangiamenti. Tra gli episodi migliori del disco possiamo citare la solenne Entering the Sanctuary, pezzo piuttosto articolato che si dipana tra fitte trame tastieristiche, inserti di pianoforte, ritmiche intricate e momenti più riflessivi. Degna di nota inoltre la strumentale The Dance of the Sacred Elves, senza alcun dubbio il brano più tecnico di tutto l'album, che richiama alla mente gli Emerson, Lake & Palmer di Tarkus, mentre invece la più briosa Master of Ceremonies si mette in evidenza per una serie di melodie particolarmente azzeccate e ad ampissimo respiro.

Insomma, che altro aggiungere? The Sanctuary rappresenta, ad oggi, il miglior lavoro dato alle stampe da Alex Carpani, un disco inappuntabile sotto il profilo esecutivo, dai contenuti piuttosto interessanti, estremamente fluido a livello di songwriting e mai banale. Tutti i pezzi qui proposti si assestano su livelli qualitativi medio-alti, andando in questo modo a costituire una tracklist assolutamente scorrevole, priva di qualsivoglia filler o passaggio a vuoto. Un acquisto consigliato a tutti gli estimatori del progressive rock.

Lorenzo “KaiHansen85” Bacega

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Tracklist:
01. Burning Braziers
02. Spirit Of Decadence
03. The Dance Of The Sacred Elves
04. Entering The Sanctuary
05. Knights And Clergymen
06. Templars Dream
07. Memories Of A Wedding
08. Master Of Ceremonies
09. Moonlight Through The Ruins
10. Leaving The Sanctuary

Line Up:
Alex Carpani – Vocals, Keyboards
Ettore Salati – Guitars
Fabiano Spiga – Bass
Gigi Cavalli Cocchi – Drums

 
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