Recensione: The Scythe of Cosmic Chaos

Di Daniele D'Adamo - 26 Dicembre 2018 - 12:04
The Scythe of Cosmic Chaos
Band: Sulphur Aeon
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2018
Nazione:
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78

“The Scythe of Cosmic Chaos”, terzo album in carriera per i Sulphur Aeon, deathster tedeschi che, così, assieme a “Swallowed by the Ocean’s Tide” (2013) e “Gateway to the Antisphere” (2015), cominciano ad avere una discografia di tutto rispetto. Non solo per il numero ma, soprattutto, per la qualità. Il combo teutonico, difatti, è tenuto d’occhio da parecchio tempo  dalla critica e dai fan quale espressione di death metal dagli alti contenuti tecnico/artistici.
 
Soprattutto artistici.
 
La musica dei Sulphur Aeon si fonda completamente sulle storie di mare inerenti la leggendaria mitologia lovecraftiana. Nulla di nuovo né originale, in ciò, tuttavia essi sono fra i suoi migliori interpreti, riuscendo ad alimentare con continuità epiche visioni del mito di Cthulhu. Visionarietà, appunto, individuabile come la caratteristica peculiare del sound del combo della North Rhine-Westphalia.
 
Il sound “The Scythe of Cosmic Chaos” non è perfetto, nell’accezione più vera del termine. Un po’ impastato, è vero, ma la circostanza pare studiata a tavolino per indurre, nella mente di chi ascolta, il tremendo caos strisciante sviluppato dai Grandi Antichi. Una produzione chirurgica, fredda, pulita avrebbe tolto quello strato di polvere millenaria che rende il platter così potente nel restituire immagini, movimenti e suoni risalenti a eoni fa.
 
Molto bravi, i Nostri, a creare uno stile maturo, adulto, perfettamente formato ma soprattutto unico. Il death metal proposto è poderoso, potente, trascinante tuttavia includente passaggi melodici di ottima fattura (‘Yuggothian Spell’). Possenti decelerazioni, tremende accelerazioni, i Sulphur Aeon riescono a scendere nelle profondità oceaniche con la pesantezza di un suono che muta, cambia, si rinnova; donando al full-length una notevole varietà sia fra le varie song, sia nelle stesse song. Ove si passa da lisergici passaggi a brutali, violentissime spinte alimentati dalla furia incontrollata dei blast-beats.
 
Presenti, e non poteva essere altrimenti, numerosi incipit ambient pregni di salsedine (‘The Summoning of Nyarlathotep’, ‘Sinister Sea Sabbath’), atti a preparare l’ascoltatore nel miglior modo possibile all’attacco del Guardiano della Soglia, l’indescrivibile Yog-Sothoth. Il quale, assieme alle altre orride entità, pare comporre a uno a uno tutti i brani del disco. Ed è qui che si rivela il talento compositivo della formazione teutonica, in  grado di mantenere su alti livelli la qualità del songwriting, operazione piuttosto complessa data la lunga durata di tutti gli episodi.
 
Tuttavia, pur non avendo punti deboli, “The Scythe of Cosmic Chaos” dà il meglio di sé quando il ritmo assume i connotati della follia (‘Veneration of the Lunar Orb’). In tali frangenti, lo stordimento da hyper-speed produce il giusto stato di trance per connettere l’uomo agli innominabili dei. I quali, nutriti da tonnellate di energia allo stato puro, possono uscire dal loro sonno e spingere lo sterminato muraglione di suono prodotto dalle chitarre (T. e A.), costantemente all’attacco con un rifferama pressoché sterminato. Riff su riff, blast-beats (D.), cupi rimbombi del basso (S.), assieme, vengono sospinti nei mulinelli della pazzia dallo scellerato growling di M.
 
“The Scythe of Cosmic Chaos”, allora, non tradisce le attese, mostrando un ensemble, i Sulphur Aeon, in grado di farsi strada, con la loro forza annichilatrice, ben disegnata in tutti i suoi aspetti, nel tetro panorama del metal estremo.
 
Anzi, del death metal.
 
Y’AI’NG’NGAH
YOG-SOTHOTH
H’EE-L’GEB
F’AI TRHODOG
UAAAAH
 
Daniele “dani66” D’Adamo
 

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