Recensione: The Serpent Only Lies

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Scavare nella propria memoria per prendere possesso nuovamente delle radici che ti han fatto diventare l’uomo di oggi. Questa la base con cui questo nuovo, undicesimo, disco ufficiale dei Crowbar è stato concepito; “The Serpent Only Lies” è l’ennesima conferma, come se ce ne fosse bisogno, che i 4 della Louisiana sono sinonimo di garanzia. Trovate un album definibile quale brutto dei dieci precedenti dei nostri e pago da bere a tutti; che piacciano o meno, sono gusti personali, i Crowbar non hanno ufficialmente mai sbagliato un colpo, sempre presente, vicenti e fermi sulle loro posizioni. Un buon Whiskey stagionato che anno dopo anno prendespessore e corposità; mai una nota fuori posto, mai un buco nell’acqua, confermando come la qualità è alta, molto alta e serve un bulldozer per tirarli giù da questo flusso costante di creatività che li ha inchiodati sul piedistallo dell'imortalità del genere.

Una tracklist che gioca sui contrasti, su quegli standard che hanno contraddistinto i Crowbar nella loro lunga e onorevole carriera; brani concepiti come sempre per devastare in sede live, per essere suonabili come la tradizione insegna e sopratutto per dimostrare di essere veri, senza strutture e architetture del contemporaneo. Nessun filler, magari solo qualche traccia leggermente meno catchy delle altre, ma nel complesso “The Serpent Only Lies” è un tritaossa, un muro in faccia a 150 km/h dall’inizio alla fine. Si inizia con la combo disumana formata da ‘Falling While Rising’ e ‘Plasmic And Pure’, che inconsapevolemente, diventano la sintesi perfetta di ciò che ci aspetta lungo i restanti minuti, un suono creato ad hoc per infangare ogni benpensante di passaggio. Certamente un leggero ritorno al passato, sopratutto se pensiamo ad album quali “Broken Glass” e il disco omonimo, si riescono a percepire; quelle sfumature che su “Sever The Wicked Hand” e “Symmetry in Black” tendevano ad un aumento considerevole dell’effetto death, piuttosto che rimanere nei lidi conosciuti, è meno accentuato ma non completamente. ‘I Am The Storm’ continua la carrellata con una dose di pugni nello stomaco come non ci fosse un domani, prima di lasciare un attimo fiatare l’ascoltatore attraverso alcuni brani leggermente più lenti ed atmosferici. Serve il giusto bilanciamento e canzoni quali ‘Surviving the Abyss’, la maestosa ‘Titletrack’ ed ‘Embrace The Light’ risultano sì di pregevole fattura, ma anche un ottimosalto negli abissi per evitare una monotematica di fondo. Mid-tempo che aiutano la fruizione senza snaturare l’ascolto dell’album, permettendo una altalena sonora che aumenta l’effetto empatico tra band e audience. Una venatura compositiva che richiama in alcuni tratti i Down dei tempi antichi, come non potrebbe essere il contrario poi? Una tendenza ad alcune melodie “Motorhead-iane” e quella capacità, più unica che rara, di trasformare un semplice riff in nostalgia e pentimento sono le chiavi per entrare a contatto con quello che ad oggi è una gioia per grandi e piccini. Descrivere brano dopo brano ha poco valore, The Serpent Only Lies” va degluttito e digerto dall'inizo alla fine come un pranzo mal troppo pesante, come una intossicazione o una congestione. Deve pesare e far male.

Certamente non possiamo definirlo perfetto, anche se paradossalmente lo è, poichè non v’è sostanzialmente nulla di nuovo come già riscontrabile, il cuore creativo del gruppo rimane invariata e la genesi del disco prende tutti i connotati classici, più o meno recenti, che ha da sempre contraddistinto i Crowbar nella loro carriera. Volenti o nolenti è già tutto noto; la formazione già rodata, il sound oramai consolidato, a prescindere dai proclami dell’inizio, non fanno gridare propriamente a quel ritorno alle origini, tentando piuttosto di mediare, di trovare un compromesso per non fossilizzarsi decadi addietro senza neppure andare troppo oltre.

The Serpent Only Lies” in sostanza è un valido, ottimo album da parte di uno di quei gruppi considerabili quali pionieri dello sludge. Una garanzia che da sempre non lascia mai nulla al caso, mai un passo falso forgiato da chi di gavetta ne ha sulle spalle, maestri involontari. I Crowbar o si amano o si odiano, un classico stereotipo mai quanto oggi valido e calzante, poco importa ragazzi, godete a pieno queste sonorità e lasciatevi avvolgere dalle spire di questo rettile.

 
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