Recensione: The Spearwound Salvation

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Non siamo neppure a metà 2019 e pare che il black metal stia vivendo una sorta di third wave, non tanto per un’ulteriore metamorfosi interna particolare, quanto per la quantità di uscite che vengono gettate nella bolgia ad ascoltatori impossibili da saziare. E fidatevi quando vi dico che non è affatto facile accettare l’impossibilità di recensirli tutti. Un album che non stravolge il panorama black metal, ma che è in grado di dire la sua è senza dubbio l’esordio degli svedesi Ultra Silvam. Intitolato The Spearwound Salvation e lungo poco meno di mezz’ora, il debutto discografico del trio di Malmö non farà inchinare al miracolo profano, ma cela proprio nella sua rilassata durata la capacità di intrattenere e saziare il nostro bisogno di old school.

 

Già con la opener – nonché title-track – le cose sono subito messe in chiaro: gli Ultra Silvam suonano veloci e strizzano l’occhio a quelle sonorità fredde e crude che dipingono terre desolate nella nostra mente. Il buio viene tagliato da chitarre affilate come lame, da una batteria veloce (e lo-fi quanto basta), mentre la voce riesce a trovare il proprio posto sia negli episodi più frenetici, che in quelli più ragionati. Ovviamente, a farla da padrone, è la velocità, il buon vecchio blast beat che sembra riuscire a mettere tutti d’accordo, ma gli Ultra Silvam si dimostrano abili nell’inserire anche un pizzico di melodia, come per esempio nella ottima Ödesalens Uppenbarelse. La successiva Birth Of A Mountain è la deflagrazione di una bomba piazzata all’interno del vostro petto, con un incedere che non conosce barriere e la voglia di trascinarvi indietro di qualche anno, anzi decennio, dove non servivano fronzoli e la fredda mano del digitale per trasudare cattiveria. Si fa in fretta a raggiungere la conclusiva The First Wound, il brano più lungo e – con le dovute proporzioni – elaborato del disco, una canzone che appare più matura e che riesce a inglobare al meglio la violenza del trio, catalizzando anche quel desiderio di epicità apprezzato rapidamente in alcuni altri brani del disco stesso.

 

The Spearwound Salvation non sarà certo in lizza per il titolo di album dell’anno, ma resta l’ottimo esordio di una band che lascia intendere di poter fare grandi cose in futuro, grazie al costante sguardo al passato del genere. Alle volte non bisogna girarci tanto intorno e sembra che gli Ultra Silvam abbiano capito che in un momento di (eccessiva) prolificità – underground e non solo – la mossa migliore sarebbe potuta essere quella di lasciar perdere i troppi giri di parole e dare all’ascoltatore ciò di cui realmente ha bisogno: poche note, una raffica di blast beat e una voce strappata all’oltretomba per mezz’ora di sano black metal vecchio stampo.

 

Brani chiave: Ödesalens Uppenbarelse / Birth Of A Mountain / Förintelsens Andeväsen

 
74