Recensione: The Spell

Di Claudia Gaballo - 19 Giugno 2019 - 11:16
The Spell
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2019
Nazione:
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85

Quando dei membri di una band molto popolare abbandonano il progetto per andare per la propria strada, è un po’ come una roulette russa: la storia ci ha regalato casi di successo, ma anche tanti flop che hanno stroncato carriere. I Cellar Darling sono solo al secondo album ma al momento sembra proprio che siano indirizzati verso l’alto.

Il gruppo si forma nel 2016 quando Anna Murphy, Ivo Henzi e Merlin Sutter decidono (o sono in qualche modo obbligati) di lasciare gli Eluveitie a seguito di controversie interne. Dopo qualche mese esce il primo singolo ‘Challenge’ e nel giugno 2017 la band debutta con l’album “This Is The Sound” edito da Nuclear Blast.

Questo primo disco mantiene un’anima folk-rock ma con toni decisamente più morbidi rispetto al sound degli Eluveitie, in un alternarsi di pezzi prog, atmosferici (‘Six Days’, ‘Under The Oak Tree…’, ‘Water’), e brani più energici (‘Avalanche’, ‘Fire, Wind & Earth’). Con quest’opera i Cellar Darling iniziano un percorso alla ricerca della propria identità musicale, che in effetti qui è ancora confusa, ponendo le basi per della musica fortemente evocativa e immaginifica.

Dopo un tour mondiale dove apre anche per i Lacuna Coil, la band è pronta per rimettersi in studio e dare alla luce questo “The Spell”, uscito a marzo 2019.

Già solo osservando la tracklist possiamo intuire che si tratta di un concept album. La favola che viene narrata è ambientata in un mondo pervaso dal dolore, dove la protagonista si innamora della morte e da essa riceve il dono della vita eterna; da qui inizierà un’avventura epica nella quale la protagonista si ritroverà a fare i conti con l’amore, la morte, e il rapporto che c’è tra essi. La passione per la narrativa mista a un’anima dark si erano già manifestati in “This is the sound” ma qui li ritroviamo in forma molto più complessa, con la musica a fare da colonna sonora alle parole. Ed è proprio in quest’ottica che lo stile della band viene finalmente delineato, in un connubio prog tra basi rock (solo raramente metal), influenze folk e atmosfere fantastiche. È come se la band avesse intercettato gli elementi di forza del primo album e li abbia sviluppati meglio nel secondo. Si tratta di musica difficilmente etichettabile, aperta a contaminazioni ma anche ben riconoscibile all’ascolto.  

‘Pain’ si apre con il caratteristico suono della ghironda (sempre bello vedere come Anna Murphy la suoni come se fosse una chitarra elettrica), che ritroveremo verso il terzo minuto in un bell’assolo e ovunque nell’album in quanto marchio distintivo della band. Altra caratteristica della canzone e di tutto disco in generale è l’alternanza tra ritmi veloci e quiete totale, con la sola voce a fare da protagonista; sebbene questo contribuisca all’atmosfera e allo stile della band, d’altra parte è una soluzione che dopo due o tre brani risulta pesante. ‘Death’ è un pezzo drammatico con un bell’intermezzo di fiati, dove la voce inizia a dare il meglio di sé.

La performance canora merita una menzione a parte, perché in quest’album assistiamo a un netto salto di qualità rispetto al passato; non che la Murphy fosse una cattiva cantante, ma qui si nota chiaramente l’impegno nel raggiungere un livello più elevato. L’utilizzo della voce è decisamente avventuroso, con alti e bassi ben gestiti anche dal vivo e sperimentazioni interessanti come in ‘Love’, ‘Insomnia’, ‘Freeze’ o ‘Love, Pt II’; purtroppo in pezzi come ‘Sleep’ o ‘Drown’ il cantato può risultare un po’ lamentoso, ma questo è più un problema stilistico che non di prestazione in sé.  

‘The Spell’ è la canzone che forse più rappresenta lo stile della band fin ora descritto, seguita da ‘Burn’, pezzo dall’anima metal che però viene un po’ annacquato nel mezzo. A questo punto il ritmo dell’album cala gradualmente con ‘Hang’ fino alla calma di ‘Sleep’. ‘Fall’ è un breve intermezzo che sembra uscito da un disco dei Queen, e visto che i Cellar Darling hanno anche pubblicato una cover di ‘The Prophet’s Song’ si potrebbe supporre che questo sia un tributo alla band inglese. L’ultimo pezzo è ‘Death, Pt II’, una ballata triste con un bel pianoforte di sottofondo che conclude in tono tragico il viaggio d’amore della nostra protagonista.

“The Spell” è un album ben strutturato, curato, dalle performance musicali impeccabili e che delinea un’identità definita per la band. Da un punto di vista soggettivo alcuni passaggi potrebbero risultare tediosi e alcuni brani poco incisivi, ma questo non toglie nulla alla qualità oggettiva dell’opera. Possiamo quindi stare certi che i Cellar Darling fanno sul serio e sono qui per restare.

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