Recensione: The Spirit Lives On

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Nel panorama tricolore ci sono molte band che suonano metal classico, ma poche che risultano credibili e convincenti. Gli Heavy Generation con il debutto "The Spirit Lives On" sono tra quel manipolo di gruppi nostrani che, pur non aggiungendo nulla di nuovo alla collaudata ricetta, risultano freschi e soprattutto spendibili a livello internazionale, in virtù di un cantante come Ivan Giannini che ha un timbro a metà strada tra Rob Halford dei Judas Priest ed Eric Adams dei Manowar. Senza nulla togliere al resto della band, che picchia duro quando c’è da menare e invece usa il fioretto quando invece i tempi si rallentano.
 

La sezione ritmica formata da Marchioni e Stefani (basso e batteria) risulta solida e sempre compatta come un maglio di acciaio, il tutto condito dai ricami alla sei corde del mai troppo sopra le righe Fabio Cavestro. Born to Rock e specialmente la seguente Fire Steel Metal (il miglior pezzo del disco) mettono subito in chiaro le cose: qui si forgia heavy metal classico di ottima fattura, qualcosa di simile agli ultimi Manowar e ai Judas Priest più quadrati e possenti. Certo se si vuole trovare il pelo nell’uovo si nota una certa ripetitività di fondo nella struttura dei brani.
 

Nel mid tempo Path Of Denial si sente chiara l’influenza della band di Joey De Maio, in un brano molto epico nelle atmosfere lente e marziali. Certo, durante l’ascolto ci si chiede perche’ mai una band italiana canti di Odino, quando ci sono band nord europee che lo fanno da anni in modo più credibile di un gruppo nato nella lande italiche, ma sono sottigliezze, alla fine quello che conta è l’impatto della musica proposta dagli Heavy Generation e, sebbene ci siano qua e là dei clichè, il risultato è sicuramente molto positivo.
 

Gli Heavy Generation sono una band dalle enormi potenzialità e sono sicuro che il prossimo album sarà un ulteriore passo in avanti al già buon debutto.

Defenders of the Faith!

 

 
75