Recensione: The Storm

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A distanza di un anno dal debut-album “Sign Of Angels”, torna la melodic-rock diva norvegese Issa, che si offre al pubblico grazie ad un nuovo full-length dal titolo "The Storm", in uscita, come il precedente, per la label italiana Frontiers Records.

“The Storm” è un album che va sostanzialmente a consolidare la posizione della bionda ed affascinante singer, confermando le ottime qualità vocali ed interpretative della stessa, e non arretrando di un centimetro rispetto ad una posizione - quella di rockeuse - che poteva essere compromessa dalla tentazione, vista pure l'avvenenza ed il potenziale appeal verso un pubblico più generalista della nordica fanciulla, di annacquare un repertorio già a forte connotazione melodica in un diluente ancora più pop.
Dato per scongiurato, dunque, il rischio di far diventare Issa una Britney Spears del metal o una Avril Lavigne dell' hard-rock, dobbiamo rilevare che “The Storm” non pigia l'acceleratore neanche su suoni più duri come magari qualcuno auspicava, ma va a contraddistinguere il proprio suono in una chiave - per noi ovviamente del tutto ben accetta - più marcatamente AOR, collocata nel solco di band e front-women quali Heart, Robin Beck e Saraya, dominata spesso da patinate tastiere e punteggiata da lucenti assoli di chitarra.

In tal senso appare significativo, per pedigree AOR, l'apporto del folto e prestigioso panel d’artisti che hanno contribuito a “The Storm”. A partire dai Martin brothers (Vega, House of Lords, Khymera, Sunstorm), i quali hanno offerto il loro apporto compositivo a tracce d’eccellente fattura come “Invincibile”, “We’re on Fire” e “The Storm”, passando per musicisti del calibro di Robert Sall (Work of Art), Randy Goodrum (Steve Lukather, Toto, Steve Perry), Daniel Palmqvist, Johannes Stole (Xorigin), Sören Kronqvist (Crash the System, Sunstorm), Chris Laney, Magnus Karlsson (Place Vendome), per arrivare infine al produttore Daniel Flores.
Svettano quali highlights del CD brani come “Looking For Love”, contrassegnato da riff ottantiani e cromati sia di tastiere che di chitarra, e da un chorus di classica matrice AOR, e poi “What Does It Take”, rocker melodico dalle connotazioni più orientate sul versante ispirativo nordeuropeo, con ancora tastiere e voce sugli scudi, e poi le magnifiche e classicissime power-ballads Invincible, ariosa ed emozionante come si conviene, e “Too Late For Love”, che riecheggia, oltre che le dive del genere sopra citate, anche Lita Ford.

Se “Two Hearts”, “Please Hold On” e “Gonna Stand By You” veleggiano tranquillamente (magari anche troppo, lasciandoci un minimo di dubbio sul fatto che forse ancora qualcosa in più poteva essere fatto per rendere del tutto imperdibile “The Storm”) sui mari poco tempestosi di un rock catchy e moderato ai confini tra pop-rock e “rock adulto” Heart-oriented, “Black Clouds” ci trasporta altresì in meandri un tantino più oscuri e sferzanti e, insieme a “We’re On Fire” (pure caratterizzato da tastiere di nuovo molto anni ottanta) va a richiamare aperture vocali riconducibili allo stile di una Amy Lee (Evanescence).

Con “The Storm”, dunque, Issa va a confermarsi ed a rafforzarsi come una splendida realtà del panorama del melodic-rock, attraverso i cui scenari ci accompagnerà piacevolmente - ci auguriamo - per molti anni a venire.

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Line Up:

Issa  - Voce
David Sivelind - Chitarra
Johnny Trobro - Basso
Daniel Flores - Batteria /  tastiere

Assolo di chitarra: David Sivelind (The Storm), Robert Säll (Looking For Love), Christian Wolff (Too Late For Love / We’re On Fire), Mats Lindfors (Take a Stand), Christopher Vetter (Black Clouds / You’re Are Making Me), Gabriel Forsman (Gonna Stand By You), Daniel Palmquist (Two Hearts).

Tracklist:

01.    Looking For Love;
02.    Please Hold On;
03.    Take A Stand;
04.    Invincible;
05.    Two Hearts;
06.    Black Clouds;
07.    You're Making Me;
08.    Gonna Stand By You;
09.    We’re On Fire;
10.    Too Late For Love;
11.    What Does It Take;
12.    The Storm

 
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