Recensione: The Story 1985 - '92

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Mario Di Donato è un patrimonio italiano. Questo assioma, difficilmente confutabile, va a cozzare con la mala gestione, sempre più frequente nello Stivale Nostro, legata alla mancata valorizzazione della ricchezza artistica interna, fatta di monumenti, quadri, sculture, figli di secoli di storia ma anche da persone, come appunto l’ex chitarrista degli Unreal Terror.

Inaspettatamente giunge sul mercato il doppio cd Requiem The Story 1985 – ’92, da parte della label Blood Rock Records di Genova, alla quale va sicuramente un plauso per un recupero i cotanta portata. Già, perché i Requiem costituiscono un nero e misterioso passaggio all’interno dell’Italian Wave Of Heavy Metal degli anni Ottanta, tanto imprescindibile quanto di difficile assimilazione al primo ascolto.

Il combo abruzzese, come citato nell’esauriente storia riportata nel booklet - sia in lingua madre che in inglese - a opera dell’eccellente collega di Classix Metal Salvatore Fallucca, emettono il primo, oscuro vagito intorno alla metà degli Eighties in quel di Pescara. Ad affiancare il progetto di Mario Di Donato vi sono Massimo "Ken The Witch Thunder" Dezio (voce),
Amedeo "God Dragon" D'Intino (basso) e Giuseppe "Lord Fist" Miccoli (batteria). L’esigenza è quella di coniugare la paura per l’inevitabile trapasso con la musica. Nasce quindi il Metal Mentis, ovvero il metallo dell’anima, duro nell’approccio seppur rimanendo legato a ispirazioni cristiane, atto a riscoprire, negli intenti, fervori sacri e medievali del tempo che fu.

Le prime due release sono altrettanti demo: “Nunc et semper” (1986) e “Per Aspera” (1987) che permettono al gruppo di farsi conoscere a livello underground. La fama dei Requiem cresce e permette Loro di debuttare su vinile con Ex Voto, un mini Lp stampato dalla Minotauro Records nel 1988. Cambio di singer e uscita dell’album “Via Crucis” (1990) per poi chiudere la carriera con il disco dal vivo “Live”, nel 1992. In quegli anni, infatti, Mario dà vita ai The Black, che nel tempo tendono a prevalere sui Requiem, ponendo quindi di fatto la classica pietra tombale sopra un moniker glorioso.

Il Cd 1 si apre con gli otto pezzi che fecero parte di una musicassetta intitolata Requiem 1985 – 1988, in pratica una raccolta atta a far ulteriormente circolare il nome della band, con alcuni inediti del tempo. Al di là di una resa sonora di certo non miracolosa, il messaggio dei Nostri giunge forte e chiaro, in maniera diretta e originale: accanto a brani catacombali si alternano impennate metalliche veloci dove l’interpretazione vocale al limite del delirio da parte di Ken Thunder mette per davvero i brividi. La timbrica acida del singer – a tratti addirittura sgradevole, tanto suona indemoniata – impernia di malvagità qualsiasi cosa essa “tocchi”. La band di Pescara denota idee notevoli alternate a cadute di tensione, peraltro tipiche di un esordio. Grande la cavalcata HM in Requiem, così come le atmosfere liquide di Destruction on the Dark, preludio a una violenza degna dei compatrioti Bulldozer. Raggelante l’orrifica Rhapsodia mentre Post Mortem Vale rappresenta il goal del lotto. Chiude Dies Irae, anch’essa in preda all’ossesso. Seguono le tracce racchiuse originariamente in Ex Voto: Rhapsodia, Post Mortem Vale, Dies Irae con Requiem in versione live.

Il secondo dischetto ottico, tramite i pezzi di Via Crucis, palesa una band più compatta e focalizzata. Il cambio di cantante, nella persona di Eugenio “Metus” Mucci, non solo migliora la profondità dei singoli brani ma rafforza la vena oscura dei Requiem, a completo servizio dell’ascia e dell’estro di Mr. Di Donato. Scrollate di dosso per la maggior parte le influenze derivate dagli inglesi Venom degli esordi è ora l’ala più italica di marca Death SS/Violet Theatre a dettare legge, anche se non in modo invasivo. In questo senso singolare e ben calibrata le melodia di In Domine Patris. Va dato atto ai Requiem, nonostante gli inevitabili richiami ad altre band, di possedere un proprio trademark, che affonda nelle radici dell’antica storia del Nostro paese, come ben evidenziato nella galoppante Vindication. Ora Pro Tenebris è così ossianica e magnetica che magicamente porta il dito a ripremere il tasto play, da Via Crucis non ci potrebbe aspettare di certo una ballad, infatti si dipana fra riff marziali di emanazione Black Sabbath. Evitare poi di sentire Juvanum nelle notti di luna piena… le prime luci dell’alba vengono richiamate a gran voce dalla carismatica e possente Heart of the Storm, perfetto esempio di Doom dinamico figlio di un grande songwriting. Per chi scrive la canzone migliore di Requiem 1985-’92. Soldiers Of Death fa calare il drappo color porpora su Via Crucis in un crescendo di atmosfera e pathos, fra i colpi di mannaia del buon Di Donato e le sfuriate speed dalla ¾ in poi. Le sette tracce di “Live” in coda al Cd 2 danno un’idea di cosa sapessero sprigionare dal vivo i Nostri, anche se il suono poco più che amatoriale e un bilanciamento approssimativo degli strumenti nei confronti della voce di certo non aiuta un ascolto, tanto per usare un eufemismo, di tipo rilassato. Requiem Live costituisce una doverosa testimonianza e nulla più.

Notevole e da coccolare la confezione prodotta dalla Blood Rock Records, in cartonato apribile in tre facciate, con l’alloggiamento del libretto di dodici pagine su quella centrale, a sfondo dorato. Sempre riguardo il booklet, buone le foto della band alternate ai primi piani di Mario Di Donato. In sequenza, inoltre, le copertine della discografia dei Requiem, per potersi gustare, ove possibile, i particolari.

Questa uscita si pone come irrinunciabile, a livello di valore storico, puramente collezionistico o semplicemente di completamento, per gli amanti dell’universo HM tricolore targato Eighties, che in due Cd possono godersi quanto fuoriuscito dalla cripta Requiem nella storia. Per via della non facile e semplice assimilazione risulta senz’altro più ostica riguardo l’altra fetta degli appassionati, che potrebbero però farla propria anche solo a livello di curiosità ed iniziare così a mettere il primo – nella fattispecie particolarmente impegnativo - tassello alla scoperta di quel viaggio a ritroso fantastico e contraddittorio che fu l’heavy metal italico d’antan.


Stefano “Steven Rich” Ricetti


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Tracklist Cd 1:

1. A Periculo Mortis
2. Angels Night
3. Orationis
4. Requiem
5. Destruction on the Dark
6. Rhapsodia
7. Post Mortem Vale
8. Dies Irae
9. Rhapsodia
10. Post Mortem Vale
11. Dies Irae
12. Requiem (live)

Tracklist Cd 2:

1. In Domine Patris
2. Vindication
3. Ora Pro Tenebris
4. Via Crucis
5. Juvanum
6. Heart of the Storm
7. Soldiers of Death
8. Angel Night (live)
9. Post Mortem Vale (live)
10. Via Crucis (live)
11. The Dark Draws Near (live)
12. Ora Pro Tenebris (live)
13. Juvanum (live)
14. Heart of the Storm (live)

Line-up:
Mario “The Black” Di Donato – guitar, vocals
Amedeo “God Dragon” D'Intino – bass
Giuseppe “Lord Fist” Miccoli - drums
Ken “The Witch” Thunder – vocals (Cd 1)
Eugenio “Metus” Mucci - vocals (Cd 2)







 

 
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