Recensione: The Ten Commandments

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Se volessimo intavolare una discussione sull’influenza e il ruolo rivestito dal thrash metal nella genesi delle sonorità death metal e, a tal proposito, ci mettessimo ad annoverare le band che rappresentano l’anello di congiunzione tra i due generi (sia cronologicamente, sia musicalmente parlando), necessariamente dovremmo citare i Malevolent Creation e ancora più in particolare il loro debut album: “The Ten Commandments”.

Il combo proveniente da Buffalo (New York), in attività sin dal 1987, è arrivato a pubblicare ben undici full-length, considerando “Invidious Dominium” del 2010 e un discreto numero di demo, live album, compilation e quant’altro. Una carriera caratterizzata da alti e bassi (non molti in realtà) e da una lista impressionante di cambi di formazione, con avvicendamenti che hanno coinvolto numerosi gruppi di generi anche differenti. Unica costante nel corso del tempo è la presenza del chitarrista Phil Fasciana, probabilmente il vero leader dell’ensemble, di solito affiancato dalle figure carismatiche del frontman Hoffman e del bassista Blachowicz.

Per queste (e altre) ragioni raccontare la storia dei Malevolent Creation è un po’ come descrivere l’evoluzione del genere stesso. Anche se va detto che i Nostri, pur sfiorandolo in varie occasioni, non hanno mai raggiunto il successo su larga scala che competeva loro e che invece ha investito altre realtà del panorama death.

Dopo essersi spostati (nel 1988) dallo stato di New York alle assolate spiagge della Florida, che rappresentava, in quegli anni, una sorta di Bay Area per il Death Metal, il quintetto riesce a entrare nelle grazie della Roadrunner Records, label in grado di garantire loro la collaborazione con il fenomenale produttore Scott Burns -al quale si rivolgevano sistematicamente quasi tutte le principali band death/grind di allora- e con il talentuoso artista Dan Seagrave (Morbid Angel, Entombed, Gorguts, Pestilence, Suffocation…) per realizzare l’apocalittica copertina dell’album oggetto della presente recensione.

Gli elementi per far sì che “The Ten Commandments” entrasse di diritto tra i migliori dischi di debutto del genere sono tutti presenti e fanno da cornice esemplare alle capacità tecniche e compositive dei musicisti coinvolti nel progetto. Ogni singola canzone è caratterizzata e distinguibile dalle altre, mantenendo sempre un’ottima coerenza sostanziale. Dall’iniziale “Memorial Arrangements” che, con la sua cadenzata atmosfera oscura e decadente (quasi doom) fa da intro alla devastante “Premature Burial”, proseguendo poi con un susseguirsi di tracce memorabili fino alla conclusiva e maestosa “Malevolent Creation”, dove Brett Hoffman urla, sul finire, con tono minaccioso (e nonostante tutto, per ora, profetico) la frase: «No one can destroy this malevolent creation». Si passa per veri e propri manifesti del death metal come “Multiple Stab Wounds”, immancabile anche nelle più recenti set-list del gruppo, l’efferata “Thou Shall Kill” e “Injected Sufferage”, introdotta dallo straripante basso di Blachowicz. L’assalto è continuo e i Nostri non concedono respiro all’ascoltatore con un riffing-work frenetico e soli taglienti che molto devono alla scuola thrash primigenia, portata però dalla coppia di asce Fasciana e Juszkiewicz all’estremo. Il drumming di Mark Simpson è sicuramente efficace e vario, usando in maniera parsimoniosa i blast-beat. La voce al vetriolo di Hoffman si pone a metà strada tra scream e growl, con uno stile piuttosto personale e riconoscibile, assimilabile più a Chuck Schuldiner (Death) e David Vincent (Morbid Angel) che non al cantato gutturale tipico di Suffocation e Cannibal Corpse. Tutte considerazioni che ci riportano a quanto sostenuto in apertura di recensione circa la stretta connessione tra thrash e death metal.

The Ten Commandments” è un must per tutti gli appassionati di musica estrema, divenuto immediatamente termine di paragone per le future generazioni di deathster ed eccellente preludio al seguente masterpiece “Retribution” -che vedrà l’ingresso in formazione dei validi Rob Barrett alla chitarra e Alex Marquez alla batteria.
Fatelo vostro!

Orso "Orso80" Comellini

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Track-list:
1. Memorial Arrangements 2:38
2. Premature Burial 3:17
3. Remnants Of Withered Decay 3:55
4. Multiple Stab Wounds 3:34
5. Impaled Existence 3:25
6. Thou Shall Kill! 4:31
7. Sacrificial Annihilation 3:24
8. Decadence Within 4:21
9. Injected Sufferage 3:41
10. Malevolent Creation 5:31

All tracks 38 min. ca.

Line-up:
Brett Hoffman – Vocals
Phil Fasciana – Guitar
Jeff Juszkiewicz – Guitar
Jason Blachowicz – Bass
Mark Simpson – Drums

 
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