Recensione: The Ultra-Violence

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I Death Angel sono stati in assoluto il gruppo più sottovalutato della scena Thrash americana degli anni '80. Forse il loro debutto “The Ultra-Violence” non ha ricevuto la giusta attenzione per il fatto di essere uscito nello stesso anno di immortali capolavori come “Master of Puppets” e “Reign in Blood” (c'è bisogno che vi dica di chi sono?), ma merita comunque di essere riscoperto.
Il gruppo, formato da Andy Galeon alla batteria, Gus Pepa alla chitarra, Mark Osegueda alla voce, Rob Cavestany alla chitarra solista e da Dennis Pepa al basso, nel 1986 è giovanissimo, l'età media dei componenti nn supera i 20 anni (Andy Galeon aveva addirittura 14 anni!), ma il tasso tecnico dei Death Angel è strabiliante.
Il loro lavoro d'esordio è un disco di puro Thrash Metal made in USA, ma i nostri hanno dalla loro un originalità che nessun gruppo del genere è mai riuscito ad eguagliare e ancora oggi, a distanza di 12 anni, “The Ultra –Violence” stupisce per il senso di “attualità” che riesce a comunicare.
Il platter viene aperto da “Thrasher”, che già dal titolo lascia intuire quelle che sono le coordinate sonore del quintetto, una musica violenta e potente. I cambi di tempo sono impressionanti e il lavoro dei musicisti eccellente, soprattutto quello di Cavestany alla solista, sempre preciso, tecnico e, soprattutto, di un buon gusto rimarchevole.
“Evil Priest” assale l'ascoltatore con dei riff violenti ed estremamente tecnici, trasportandolo in una dimensione musicale allo stesso tempo familiare e sconosciuta. I Death Angel stupiscono grazie a delle soluzioni musicali nuove, senza però perdere mai di vista la loro matrice classicamente Thrash. Ottima la voce di Mark Osegueda, che riesce ad essere aggressiva e molto calda, regalando ogni tanto qualche buonissimo acuto.
La seguente “Voracious Souls” è un altro piccolo capolavoro in pieno stile Death Angel, tecnica eccellente ed aggressività sempre presenti. Anche qui il lavoro della chitarra di Cavestany è impressionante!
Arriva poi “Kill as One” che chiude il lato “A” del vinile in modo egregio.
L'apertura del lato “B” è affidata alla title track, spettacolare canzone strumentale di oltre 10 minuti che riassume in pieno le influenze della band, che vanno dagli Iron Maiden ai Metallica fino agli Slayer, il tutto riletto con una personalità ed una maturità artistica impensabile per dei ragazzi così giovani.
Non penso di sbagliare dicendo che “The Ultra-Violence” è tutt'oggi uno dei pezzi Thrash più originali mai scritti. Lo stile della Bay Area viene sviscerato e riscritto in un modo che non si era mai sentito, e che nessuno riuscirà mai ad avvicinare.
Le successive “Mistress of Pain” e “Final Death” ribadiscono ancora una volta gli elevati standard qualitativi del disco. I Death angel riescono nel difficile compito di aggredire l'ascoltatore in maniera “intelligente”, senza mai sfruttare la velocità fine a se stessa, ma con un uso dei riff e delle melodie veramente eccezionale..
La chiusura è affidata ad “I.P.F.S” altro pezzo strumentale (eccezion fatta per la parte parlata finale), questa volta molto corto, dove i nostri spaziano da un inizio di chitarre acustiche a partiture quasi Grind, quasi avoler dimostrare la loro duttilità in fase compositiva.
I suoni del disco sono ottimi, considerato l'anno d'uscita, grazie all'ottima produzione degli stessi Death angel e di Davy Vain, cantante piuttosto famoso all'epoca con il suo gruppo Glam, i Vain appunto.
Io consiglio agli amanti di certe sonorità di ascoltare attentamente questo piccolo capolavoro, in esso troveranno sicuramente tanta potenza ma anche un certo sapore di novità; Kirk Hammett era un grande estimatore del gruppo, e a quei tempi Kirk di Thrash ne capiva parecchio!
 
95