Recensione: The Unseen Empire

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Se con “Dark Matter Dimensions” se ne aveva avuto il sentore, con il nuovo album, “The Unseen Empire”, si può dire di esserne certi: gli Scar Symmetry ci provano. Provano, cioè, a uscire dal Mondo – seppur dorato – del semi-underground per entrare in quello, splendente, del mainstream.

Fatto, questo, che dividerà in due la critica e i fan: da una parte ci saranno gli ‘intransigenti’, fedeli al death e ai suoi stilemi di base; dall'altra i ‘possibilisti’, aperti a tutte le soluzioni. Non ho scritto ‘progressisti’ perché non è per nulla detto che l'evoluzione musicale porti un prodotto a diventare di facile ascolto. Anzi, forse è vero il contrario.
Ed è questo il punto focale di “The Unseen Empire”: se s'interpreta come un esempio di crescita stilistica del gruppo svedese, meglio lasciar stare; se si guarda come tentativo di rompere gli schemi per diventare più accattivanti possibile, allora si può andare avanti. Fermo restando, naturalmente, che sempre di death, anzi di melodic death si tratta.

“The Unseen Empire” è un concept-album incentrato sulle persone che, invisibili, tirano le fila del Mondo traendo da ciò ogni beneficio personale possibile. Questo fatto ha determinato la ricerca di una certa profondità emotiva, tesa a rendere comprensibile quel leggero senso di angoscia che si prova nel sentirsi osservati senza sapere da chi, e che attanaglia le nove tracce del disco. La terribile pesantezza che ha reso tipico il sound degli Scar Symmetry se n'è un po' andata, scivolando fra le pieghe dei numerosi ritornelli a pronta presa. Con essa, si sono ridotti gli immensi muraglioni di suono eretti dalle chitarre di Jonas Kjellgren e Per Nilsson a favore di armonizzazioni meno robuste e più snelle, a volte sconfinanti, addirittura, nell'hard rock. Non fraintendetemi, però: si tratta di un paragone intrinseco al combo di Avesta, poiché – di fronte a tante altre realtà che praticano il melodic death metal – il suono dei Nostri procura pur sempre dei violenti scossoni alla sedia, se si alza il volume degli altoparlanti.
Seppur ridimensionata nei watt, l'azione propulsiva di Kenneth Seil e di Henrik Ohlsson non si discute: la quadratura della sezione ritmica è sempre stata una delle principali peculiarità dei sei scandinavi, e tale rimane. Così come la scelta di avere un cantante per ciascuno dei due stili vocali proposti: per me – da sempre – il miglior modo per raggiungere la massima efficacia sia nelle clean vocals, sia nel growling. Insomma, Karlsson e Co. sono fior di musicisti, tecnicamente preparati per i massimi livelli, dotati di grande esperienza e baciati da una buona dose di talento artistico. Questo non si può discutere, ed è il vero valore posseduto dagli Scar Symmetry, indipendente da cosa mettano, poi, sui righi musicali.

Come non si può discutere del fatto che la classe non sia acqua: i refrain di canzoni da hit quale, per esempio, “Extinction Mantra”, centrano perfettamente il loro obiettivo, entrando nella scatola cranica per non uscirne più. Scrivere melodie che siano ficcanti e facilmente memorizzabili non è per niente facile, ma gli Scar Symmetry ci riescono e più di una volta (“The Anomaly” e, soprattutto, “Illuminoid Dream Sequence”). Poi, che esse incontrino i gusti dell'auditorio è un altro discorso; tuttavia anche in questo caso, e cioè sulla bontà delle armonizzazioni, c'è poco da discutere, oggettivamente. Naturalmente il passato, che è dietro l'angolo, non è ripudiato: ‘facilità d'ascolto’ non è il solo motto a essere scritto in “The Unseen Empire”. Per ricordare questa tesi ci sono delle mazzate in faccia che rispondono al nome di “Seers Of The Schaton” e “Astronomicon”, bordate di energia perfettamente confinate entro i binari dello ‘Scar Symmetry-sound’. Certo, “Domination Agenda”, “Rise Of The Reptilian Regime” e “The Draconian Arrival” sono brani che possono un po' spiazzare per la loro leggerezza e vicinanza al rock da classifica (guitar-solo di “Alpha And Omega”...); tuttavia si tratta sempre di musica assai fine e di alto livello artistico.

All'attuale punto della loro carriera gli Scar Symmetry dovevano pur far qualcosa per non ripetere la formula di “Dark Matter Dimensions” e, quel qualcosa, l'hanno fatto. Che “The Unseen Empire” possa trovare riscontro anche fra gli extra-deathers è tutto da verificare, com'è anche alto il rischio che gli stessi abbandonino la band per una sorta di tradimento dalla retta via. Fermo restando che da qualsiasi punto si osservi, il platter è rappresentato da un insieme di canzoni di buon livello compositivo che si lasciano ascoltare con piacere e soddisfazione; il coraggio va premiato.
Sempre.

Daniele “dani66” D'Adamo
 

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Track-list:
1. The Anomaly 3:50
2. Illuminoid Dream Sequence 5:00
3. Extinction Mantra 5:31
4. Seers Of The Schaton 5:51
5. Domination Agenda 4:00
6. Astronomicon 4:03
7. Rise Of The Reptilian Regime 4:24
8. The Draconian Arrival 5:25
9. Alpha And Omega 5:01    

All tracks 43 min. ca.

Line-up:
Roberth Karlsson – Vocals
Lars Palmqvist – Vocals
Jonas Kjellgren – Guitars
Per Nilsson – Guitars
Kenneth Seil – Bass
Henrik Ohlsson – Drums
 

 
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